In sardo la parola ‘Mannoi’ è una delle tante che abbiamo per indicare la figura del nonno (‘su nonnu’ è invece il padrino). Nell’omonimo documentario di Riccardo Santorsola e Irene Coni rappresenta un ponte affettivo e simbolico tra memoria e sapere, tra passato e futuro; nello specifico, la tradizione campanara irgolese tramandata ai nipoti e per questo ancora viva. Nei trenta minuti e poco più di metraggio vediamo infatti la volontà di una comunità di mantenere oliati gli ingranaggi di un suono che non è soltanto segnale orario ma molto di più. La cella campanaria parrocchiale di Santu Nicola, dalla quale si può ammirare parte del territorio della bassa Baronia, è sede delle prime riprese video.
È qui che il giovane Luca Lai (sua l’idea del progetto) racconta in sardo la sua prima esperienza da bambino, con il fratello e proprio con il nonno, tziu Batore Piu: “M’ammento – racconta il ragazzo nel film sottotitolato – chi nos ‘achiat provare chin sa càmpana manna, a bellu a bellu, e poi chin sa mesulana e sa minore prus che àteru, ca ‘in prus lèpias”. La pellicola raccoglie anche altre storie.
C’è quella di Zosepe Golonai oggi settantottenne ma anche lui iniziato da bambino grazie a tziu Ninnu Lai, quando i chierichetti si dividevano tra chi serviva il parroco nella funzione religiosa e chi invece raggiungeva le campane. Tziu Ninnu, allora ottantenne, non gli consegnò soltanto le tecniche esecutive ma anche l’idea stessa del ritmo che coinvolge tutto il corpo del suonatore, sconfinando nel ballo.
C’è anche la storia di tziu Jorji Froris, colui che “achicat deretu”, che attacca subito con tutta forza, quasi ‘obbligato’ a suonare le campane fin da piccolo in quanto ‘jacaneddu’ (diacono): “Prima s’Ave Maria a manzanile, poi sa missa a manzanu, poi a mesudie e a sero su Purgatòriu chin s’ùrtimu tocu”. Citate anche le tecniche per i suoni riservati ai funerali, ai battesimi, alle processioni. E poi c’è tziu Batore Piu, che imparò a suonare con un amico, figlio di un carrettiere, riproducendo le tecniche manuali e ritmiche con le funi, i ferri e i legni del carro lasciato in cortile. “Jocande”, senza riprodurre i suoni quindi, ma preparandosi al meglio per una lunga carriera in campanile fino alla domenica di Pasqua del 2023, quando smise, sicuro di aver tramandato tutto.
L’opera, che per la sua realizzazione ha avuto il patrocinio dal Comune di Irgoli, è stata proiettata per la prima volta venerdì 4 luglio proprio nel paese baroniese. Ma ha già ricevuto anche importanti riconoscimenti a livello internazionale: ‘Mannoi’ è stato infatti selezionato tra gli Special Invited Films del 4th China Musics Ethnographic Film Festival (CMEFF) di Shanghai, dove è stato proiettato il 18 luglio.
“La co-autrice del film Irene Coni – racconta il regista Riccardo Santorsola – fa il dottorato in Etnomusicologia ed era a conoscenza del convegno biennale dell’Ictmd (International council for Traditions of Music and Dance), quest’anno dedicato ai documentari etnomusicologici. Abbiamo quindi inviato la domanda di partecipazione e siamo stati accolti per intervenire al simposio. Che però coincideva con il festival di Shanghai. Pur non avendo chiesto di partecipare a tale concorso, gli organizzatori hanno deciso di proiettare ‘Mannoi’ anche in questa sede. Curiosamente abbiamo quindi saltato le fasi di selezione del contest. Eravamo un po’ gli special guests dell’evento insieme a tante produzioni cinesi. È stata un’esperienza soddisfacente sotto tutti gli aspetti perché abbiamo potuto presentare il nostro documentario a un audit internazionale composto da professionisti del settore, altri documentaristi che hanno portato temi lontani dal nostro. Tutto questo ci ha permesso sia di avere feedback che di prendere spunto dai lavori degli altri in una città, Shanghai, molto accogliente e dove si è potuta respirare un’atmosfera molto positiva”.
Non è mancata un’ottima reazione da parte del pubblico: “Abbiamo ricevuto, sia al convegno che al festival, tante domande relative al contesto sociale delle campane all’interno della comunità irgolese e, in generale, in Sardegna. Abbiamo spiegato che, oltre ad avere una funzione religiosa, venivano utilizzate principalmente per scandire il tempo durante la giornata. Non venivano suonate solo in occasione delle festività come invece avviene oggi. In Asia hanno un’altra funzione, quindi c’era molta curiosità in merito”.
Oltre che dai suoni delle campane, il film è accompagnato dalle musiche realizzate ad hoc da Stefano Colombelli (contrabbasso), Carlo Pusceddu (percussioni) e Francesco Morittu (chitarra).










