“Le opzioni per ridurre le emissioni di gas serra e adattarsi ai cambiamenti climatici causati dall’uomo sono molteplici, fattibili ed efficaci, e sono disponibili ora”. Lo affermano gli scienziati nell’ultimo rapporto del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC), pubblicato lo scorso 20 marzo. Quello diffuso nei giorni scorsi dall’organismo di esperti sotto l’egida dell’Oniu è un rapporto di sintesi che integra i risultati dei tre gruppi di lavoro che si sono avvicendati dal 2018 al 2022 e sarà la premessa fondamentale sul tavolo di discussione alla prossima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Cop 28), a Dubai dal 30 novembre al 12 dicembre.

Il terzo volume del rapporto – sulla mitigazione dei cambiamenti climatici – è chiaro: non c’è più tempo per discutere, occorre agire subito con la massima collaborazione di tutti gli attori della comunità internazionale.
I messaggi chiave del rapporto
Non siamo sulla buona strada per limitare il riscaldamento a 1,5°C (oltre i livelli pre-industriali, secondo quanto stabilito alla Cop21 nel 2015 dall’accordo di Parigi). Più di un secolo di utilizzo di combustibili fossili e di uso iniquo e non sostenibile dell’energia e del suolo ha portato a un riscaldamento globale di più 1,1°C; le emissioni medie annue di gas serra nel periodo 2010-19 sono state le più alte della storia dell’umanità; senza un rafforzamento delle politiche adottate entro la fine del 2020, si prevede che le emissioni di gas serra continuino ad aumentare anche dopo il 2025, portando a un riscaldamento globale medio che raggiungerebbe 3,2°C entro il 2100; in tutti i settori sono disponibili opzioni che possono almeno dimezzare le emissioni entro il 2030; i prossimi anni saranno cruciali, ma abbiamo molti modi per migliorare le nostre possibilità di successo; senza riduzioni immediate e consistenti di emissioni di gas serra in tutti i settori, l’obiettivo 1,5°C è fuori portata; Accelerare l’azione climatica è fondamentale per lo sviluppo sostenibile.
La giustizia climatica

“La giustizia climatica è fondamentale perché coloro che hanno contribuito meno al cambiamento climatico sono colpiti in modo sproporzionato – ha dichiarato Aditi Mukherji, uno dei 93 autori del apporto di sintesi – Quasi la metà della popolazione mondiale vive in regioni altamente vulnerabili ai cambiamenti climatici. Nell’ultimo decennio, i decessi per inondazioni, siccità e tempeste sono stati 15 volte superiori nelle regioni altamente vulnerabili”.
Su questa linea lo scorso anno alla Cop27 è stato previsto un fondo loss & damage, dedicato ai paesi più poveri e vulnerabili che risarcirà le perdite di vite umane e i danni all’ambiente. Il progetto per farlo funzionare sarà presentato quest’anno alla Cop28.
Che fare da qui al 2030?
Le emissioni dovrebbero già diminuire e dovranno essere ridotte di quasi la metà entro il 2030, se si vuole limitare il riscaldamento a 1,5°C. Il capitale globale è sufficiente per ridurre rapidamente le emissioni di gas serra se si riducono le barriere esistenti. I governi, attraverso finanziamenti pubblici e segnali chiari agli investitori, sono fondamentali per ridurre queste barriere. Una conservazione efficace ed equa di circa il 30-50% del suolo terrestre, delle acque dolci e dell’oceano Terra contribuirà a garantire un pianeta sano.
Un salita alla linea di arrivo sempre più ripida. Ora occorre il massimo sforzo.
L’immagine di copertina tratta dal rapporto dell’IPCC










