Un’apparizione maestosa, viva, sacrale, si apre all’orizzonte nella salita verso il Castello di San Michele a Cagliari: sono le guglie in ferro, le “colonne infinite” di Pinuccio Sciola, realizzate in omaggio a Antoni Gaudì. Con questa installazione si apre la mostra “Madre Pietra, la natura, la scultura, la città”, allestita nel centro d’arte comunale a cinque anni dalla scomparsa dello scultore, avvenuta il 13 maggio 2016.
L’esposizione – aperta al pubblico da martedì 18 maggio fino al 3 ottobre – nasce per iniziativa del Consorzio Camù in partenariato con la Fondazione Sciola, nell’ambito della programmazione dell’assessorato alla Cultura del Comune di Cagliari.
All’interno del Castello di San Michele è stato ideato un progetto espositivo per “raccontare Sciola in tutta la sua complessità nel tempo – spiega Simona Campus, che con Tiziana Ciocca ha curato la mostra, allestita da Salvatore Campus – attraverso una molteplicità di declinazioni del rapporto tra arte e natura, non solo con le pietre sonore, coniugando il rigore scientifico con un percorso emotivo che per il visitatore ha un valore aggiunto”. E come non emozionarsi alla visione della seconda installazione: un rettangolo di terra, arato, con adagiati i semi in basalto dello scultore e una dedica a Grazia Deledda e alle sue “Canne al vento”.
“La mostra è il primo, grande omaggio della città di Cagliari dalla scomparsa di Pinuccio Sciola – sottolinea la figlia dello sculture, Maria Sciola – ed è una testimonianza di quanto sia universale la sua arte, un’eredità per tutti noi. Ed è come ritrovare la nostra identità”.
Dalle Pietre nude, che l’artista ha lasciato pressoché intatte rispetto alla loro conformazione originaria – con un atteggiamento di assoluta essenzialità che richiama Constantin Brancusi – si giunge progressivamente alle Pietre sonore, in basalto o calcare, espressione più nota dell’arte di Sciola, nate dall’intuizione di rendere eloquente e viva quella che per tradizione viene indicata come “pietra muta”.
Chiude il percorso, al piano terra, la pietra suonata dallo scultore – appena qualche settimana prima della sua scomparsa – in San Pietro Vincoli, a Roma, davanti al Mosè di Michelangelo.
(Foto di Consorzio Camù)
Al piano superiore del Castello la mostra assume un andamento nuovo, funzionale ad approfondire il modo in cui le opere di Sciola interpretano e abitano il paesaggio, non solo naturale ma anche urbano.
In particolare, si segnala un ricco corpus di oltre cento disegni, fotografie e scritti relativi alla progettazione di installazioni scultoree negli spazi pubblici della città di Cagliari, materiali molti dei quali vengono presentati qui per la prima volta. La loro esposizione costituisce l’anteprima di un più ampio progetto itinerante che vedrà presto la luce, denominato “I luoghi di Sciola”, ideato e coordinato da Maria Sciola. In una serrata e affascinante unità di pensiero, la natura, la scultura e la città appaiono dunque strettamente connesse tra loro: a partire dal legame privilegiato durato tutta una vita con il suo paese natale, San Sperate, Sciola estende a differenti contesti una concezione etica ed estetica del fare artistico, in cui i valori ambientali e ambientalisti si saldano alle istanze sociali. Accade, così, che la natura diventi comunità.
Per tutte le giornate sono previste visite della durata di un’ora con accesso massimo, per singolo turno, di quindici persone.
Orari maggio e settembre: ore 9-13 e 14-20.
Orari giugno – agosto: ore 15-21.
Dal lunedì al venerdì si può entrare con modalità di fruizione contingentata nel rispetto delle misure anti-Covid; il sabato, la domenica e gli altri giorni festivi il servizio è assicurato a condizione che l’ingresso sia stato prenotato on line o telefonicamente con almeno un giorno di anticipo, sempre con modalità di fruizione contingentata nel rispetto delle misure anti-Covid.
Biglietti: intero 6 euro, ridotto 4 euro.
A questo LINK tutte le informazioni per prenotare le visite.
(Nell’immagine in primo piano Pinuccio Sciola – foto ©Attila Kleb)










