Migliore giocatrice del Mondiale di volley 2025, reduce, con la nazionale italiana guidata dal leggendario Julio Velasco, dal podio più alto delle Olimpiadi di Parigi. Oggi Alessia Orro è sulla bocca di tutti, simbolo, forse anche un po’ inconsapevole della sardità nel mondo. C’è chi la chiama sarditudine, quel sentimento misto tra nostalgia per la terra lontana, radici indissolubili, senso di identità.
Alle spalle di questi traguardi una vita di sacrificio per lei e per la famiglia, perché mica è sempre facile fare sport e figuriamoci a quei livelli. Quel podio è costruito su anni di trasferte con sole e pioggia, con una famiglia che ti sostiene e fa ogni sforzo per spingerti a ottenere ciò che desideri, e chissà se Alessia era consapevole, già da ragazzina, di tutta questa enorme macchina che si era mossa per lei. Non è un percorso facile se nasci in una terra bellissima ma in mezzo al mare e lontana da tutto, in un paese di neanche 1700 anime. Non è un percorso facile anche se hai un carattere determinato capace di superare avversità e fronteggiare, giovanissima, uno stalker poi consegnato alla giustizia.
A giudicare dalle sue parole nelle interviste è sempre piena di gratitudine, attenta alla famiglia, e anche alla sua terra dove dice che vuole tornare per concludere la sua carriera giocando per una società sarda. Immaginiamo ci saranno lunghe code per averla in formazione.
Non è altissima (appena 1.80 mt), e il volley oggi è in mano a colossi di ambo i sessi che superano i 2 metri, ma ha saputo imporsi con intelligenza e ricavarsi un posto di primo piano con altre armi. La prossima stagione la giocherà in Turchia, in una delle squadre più forti al mondo: Fenerbahçe. Al suo fianco altre atlete straordinarie che lei, col ruolo di regista, sarà chiamata a guidare verso nuove imprese.
Oggi tutti sanno chi è Alessia Orro, sanno che esiste il volley, sport meraviglioso così bistrattato, poco sovvenzionato e trascurato dalla stampa non settoriale. Oggi tutti parlano di orgoglio sardo, di eccellenza, e non a torto, sia chiaro. Ma se vogliamo che i sacrifici di Alessia Orro e della sua famiglia diventino un vero esempio per le generazioni a venire dobbiamo pensare di investire ancora di più nella cultura dello sport, nelle strutture sportive e nelle infrastrutture, nella selezione e nella cura del personale addetto alla formazione, ricordandoci che per scalare la vetta ci vuole una squadra non solo composta da giocatori o giocatrici, ma da professionisti in grado di sostenere, proteggere, indirizzare il talento naturale e trasformarlo in metodo e competenza.
Festeggiamo Alessio Orro, e festeggiamo questo rinnovato sentimento isolano, spesso abusato o soggetto a storture, felici che incarni un volto sano, propositivo e di cui veramente, e finalmente, si può essere orgogliosi.










