
Uscito dalle sale cinematografiche da poco più di un mese, ‘Black phone’, l’ultimo thriller horror a tinte forti del regista Scott Derrickson (‘Sinister’, ‘Doctor Strange’) ha fatto parlare di sé ben prima della sua programmazione.
‘L’esorcismo di Emily Rose’ (2005), ‘Sinister’ (2012), ‘Liberaci dal male’ (2014) dimostrano le abilità di Derrickson nel raccontare l’horror in tutte le sue forme; il marchio Blumhouse troneggia sulla produzione di un’opera che, tratta dal racconto breve dall’omonimo titolo di Joe Hill, pseudonimo di Joseph Hillstrom King (secondogenito del Re dell’horror Stephen King) e con la presenza nel cast di attori del calibro di Ethan Hawke, ha tutti i requisiti per garantirci oltre cento minuti di tenebroso piacere.
La trama
Il film, ambientato alla fine degli anni ‘70 nella città di Denver (Stati Uniti d’America), racconta le avversità che una famiglia di periferia affronta giorno dopo giorno. Finney (Mason Thames – ‘For all mankind’, serie del 2019) e Gwen Blake (Madeleine McGraw – ‘Ant Man’, film del 2018), orfani di madre, possono contare solo su sé stessi per la gestione del padre alcolizzato (Jeremy Davies – ‘The Million dollar hotel del 2000) che non ha mai superato la perdita di sua moglie.

Le strade che attraversano i sobborghi della città sono scenari di una vita difficile, testimoni di delinquenza e povertà; aggravate ulteriormente dalla presenza di un predatore umano chiamato Rapace (Ethan Hawke) che rapisce ragazzini senza lasciare traccia. In poco tempo le strade si popolano di volantini di persone scomparse.
La produzione
L’idea di portare su pellicola il racconto di Hill risale all’ottobre del 2020. Con il mondo in piena pandemia le prime audizioni vengono fatte tramite la nota piattaforma di videochiamate Zoom.
Nel febbraio 2021 iniziano le riprese che interessano principalmente la zona della Carolina del nord. Il confezionamento finale del prodotto, con le musiche composte da Mark Korven (‘Cube’ e ‘The Witch’), avviene nel dicembre del medesimo anno.
Gli Interpreti

Per la prima volta sullo schermo assistiamo ad un Ethan Hawke che interpreta la parte del cattivo. Inizialmente titubante, come lui stesso ha dichiarato, non voleva essere ricordato per questo ruolo. Il ruolo del villain (dal latino villanus, cattivo) soprattutto nei film horror, è difficile da dimenticare. In genere si attacca all’attore nonostante la successiva interpretazione di altri ruoli. Si pensi ad Antony Hopkins in Hannibal Lecter o più semplicemente a David Strathairn che interpreta Joe St. George, marito violento e alcolizzato nel film ‘L’ultima eclissi’ (1995).
“I cattivi saranno il futuro” sostiene successivamente Hawke dopo aver accettato la parte, consapevole di aver raggiunto la soglia dei cinquant’anni.
Nel ruolo di Rapace, Hawke è più che convincente. Brutalmente si insinua nella tua mente, senza l’ausilio di alcun potere metafisico o senza scomodare alcun demone, impersona un male disturbato, senza scrupoli, scaltro e calcolatore.

I piccoli interpreti, principali protagonisti della pellicola, forti della loro esperienza pregressa (chi al cinema come Madeleine McGraw, chi soprattutto al teatro, come Mason Thames) conducono la scena senza tentennamenti, trasmettendo con fluidità allo spettatore le sensazioni programmate, mai forzate né esasperate.
Critica e considerazioni

Con l’83 percento di recensioni professionali positive (Rotten tomatoes) su 238 totali, ben il 67 percento ne raccomandano la visione.
Costato quasi 18 milioni di dollari, ne ha già incassato oltre 130.
Il villain del film si discosta dal racconto da cui è tratto che lo vede travestito da clown. Sia per le analogie al cattivo del film ‘It’ (dall’omonimo romanzo di Stephen King) sia per quelle legate al personaggio di John Wayne Gacy (serial killer americano travestito da clown e conosciuto per questo come il Killer Clown che dal ’72 al ’78 ha torturato e ucciso 33 adolescenti). Da qui l’idea del regista di creare una maschera suddivisa in tre parti intercambiali; in questo modo non si è mai preparati alla sua improvvisa apparizione. Si dice che la mela non cada mai troppo lontano dall’albero, e così il talento di King è percettibile nella stesura dell’intero copione. Joe Hill ha creato per noi una storia con dei personaggi familiari a tutti, fondendo paure ed emozioni facilmente trasmissibili e riconducibili alla nostra storia.










