L’influenza della natura nel mondo dell’arte è infinito. Il contributo che fiori e piante hanno dato nell’ispirare quadri, sculture, musiche e abiti si perde nella notte dei tempi. La Saatchi Gallery di Londra ha voluto raccontarne l’impatto con la mostra “Flowers, flora in contemporary art and culture”, visitabile fino al 5 maggio, che riunisce 145 artisti da tutto il mondo e di diverse epoche.
Le eleganti figure femminili di Alphonse Mucha, le straordinarie fantasie floreali di William Morris, i visionari vestiti di Vivienne Westwood e la competenza grafica degli abiti di Elsa Schiapparelli, la pulizia dei gioielli Buccellati, la delicata proposta di Pedro Almodovar, la provocazione formale di Damien Hirst, l’essenziale lavoro di Christo, i colori di Andy Warhol e ancora avveniristiche creazioni AI, installazioni scultoree meccaniche, video immersivi, trasposizioni minimali sono solo alcune delle straordinarie opere esposte.
L’arte trae nutrimento costante dalla natura, costruendo nuove realtà che alternativamente imitano, traducono e interpretano il rapporto di meraviglia, e talvolta di bieco sfruttamento e devastazione che l’uomo ha con l’ambiente. Non si tratta solo di stupirsi e di stupire con la poesia insita nel fiore ma anche di proporne il valore simbolico, la capacità narrativa e descrittiva. Stupisce in tal senso l’assenza dei pre-Raffaelliti, grandi maestri nell’uso dei fiori e delle loro valenze simboliche.
La cultura contemporanea, comprese l’industria del cinema, della letteratura, della moda e quella musicale, ben rappresentate in alcune delle sale, avvertono forte il fascino floreale e lo declinano per veicolare un’infinità di messaggi. La mostra, suddivisa in due piani e divisa in nove sezioni: Radici, In Fiore, Fiori e Moda, Scienza: Vita e Morte, a Nuovi Germogli.
Alle opere d’arte si affiancano dunque le tavole scientifiche sui poteri nascosti, noti e meno noti, delle piante, sulle loro proprietà letali o di guarigione. Commuove vedere le fotografie che raccontano la mobilitazione di tanti attivisti per la pace che infilano fiori nei fucili dei soldati schierati in posizione minacciosa. Anni e anni di storia, di speranze, di lotte, di delusioni attraversano lo spettatore come un prisma a con la luce, riflettendo e moltiplicando le suggestioni e i sentimenti.
Alcune sezioni della mostra prevedono collaborazioni con istituzioni e designer come Marimekko. Partner del progetto per la presentazione delle opere fotografiche di Flora Imaginaria, curata da Danaé Panchaud e William Ewing, è la Foundation for the Exhibition of Photography (FEP).
Curiosi i video di Daniel The Gardener, artista che ha mutato la sua passione per il disegno botanico specializzandosi in uno stile di tatuaggi fortemente legato all’idea di nascita, rinascita e appartenenza. Una sala è interamente dedicata a un’installazione realizzata su misura da Rebecca Louise Law, composta da oltre 100.000 fiori secchi, che avvolge completamente lo spettatore catapultandolo all’interno di un’opera fortemente evocativa. Miguel Chevalier ha lavorato sullo stesso concetto di immersione totale utilizzando un ambiente di proiezione digitale con opere interattive che reagiscono al movimento di chi passa. In entrambi gli spazi ci si sente totalmente invasi, ammaliati dal potere che emanano i fiori, e forse, anche piacevolmente persi.










