L’album solista di Perry Frank ‘Atlas’ prende ispirazione dalla mitologia greca per il suo nome, più precisamente è il nome di uno dei Titani che regnavano prima dell’affermarsi delle divinità dell’Olimpo. A lui, in particolare, spettava il compito di reggere tutto il peso del mondo. Quella terra remota, attraversata dagli elementi, diventa luogo simbolo da raccontare, traducendo in musica emozioni tanto divine quanto umane in un misto di fascinazione per un non tempo perduto e un futuro ancora da disegnare.
Il musicista di Iglesias, classe 1979, affonda la sua ricerca partendo dagli stilemi dell’ambient nelle sue varianti più raffinate e meditative per spingersi verso personalizzazioni che lo rendono riconoscibile e peculiare. ‘Atlas’ è un lavoro corale, meditativo, aperto alla contaminazione degli elementi della natura senza mai scadere nel didascalico. Composto in modo elegante, sobrio, evocativo e cristallino, l’album racconta in dieci tracce un viaggio nello spettro delle emozioni. L’immaginario costruito dalla sua musica è quello dei grandi spazi, non solo terreni ma anche siderali o acquatici, dove ogni elemento è parte di un insieme che rilassa e atterrisce con la medesima forza. Il tempo appare sospeso, forse in attesa di giudizio, forse di un cambiamento anelato ma difficile da ottenere, forse della fine stessa.
Il suono incede solenne, fluisce in modo naturale amplificandosi e insinuandosi in ogni anfratto. C’è la sacralità di Arvo Part, il dinamismo eclettico di Ryūichi Sakamoto, l’introspezione dei Dead Can Dance e l’amore per la sperimentazione di Philip Glass. Nella componente elettronica si inseriscono anche sonorità acustiche, col risultato di restituire all’insieme maggiore profondità e un tocco di umana improvvisazione, come nei Pink Floyd più misterici e psichedelici. Il sapiente lavoro di orchestrazione di ogni suono rende il risultato fresco, etereo, quasi sfuggente.
“Volevo creare un album che fosse al contempo un rifugio e una sfida, che trasportasse l’ascoltatore in un’altra dimensione, dove le emozioni siano in grado di fluire liberamente, senza confini – ci ha raccontato Frank Perry – l’idea di base di questo nuovo lavoro è stata ispirata dalla gravissima situazione ambientale che il nostro pianeta Terra e tutte le sue creature (umane e non) stanno subendo, a causa di inquinamento, guerra, cambiamenti climatici, deforestazione e povertà”.
La capacità di leggere la realtà del nostro disastroso impatto sul pianeta e allo stesso tempo di astrarsi creando paesaggi emotivi e sonori in grado di trasportarci in altre dimensioni, evidenzia la sensibilità artistica di questo musicista che potrebbe appartenere a qualsiasi luogo. La sua musica è infatti un linguaggio aperto, universale, comunicazione pura lanciata a chi saprà ascoltare e coglierne l’essenza.
L’album è disponibile su tutte le piattaforme digitali e, in edizione limitata su CD pubblicato dalla label argentina Cyclical Dreams.
Contributo fotografico di Laura Serra










