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‘Army of the dead’. Termina l’attesa per l’horror movie di Zack Snyder

Di Manuel Usai
18/06/2021
in Cinema, manuhell
Tempo di lettura: 5 minuti
‘Army of the dead’. Termina l’attesa per l’horror movie di Zack Snyder

Sono trascorsi quattordici anni da quando il talentuoso regista, produttore e scrittore Zack Snyder, già famoso per opere come ‘300’ e diversi action movie della DC Comics (‘Watchmen’, ‘Man of Steel’) scrisse la prima bozza di ‘Army of the Dead’.

(locandina di ‘Dawn of the Dead’)

Dopo aver girato nel 2004 il remake del film cult del grande Romero, ‘Dawn of the Dead’ (1978) iniziò ad attingere idee da diversi film di John Carpenter (‘Fuga da New York’, ‘Fantasmi da Marte’) per confezionare una storia completamente nuova, del genere action-horror ma sempre a tema zombie, ambientata a Las Vegas. All’epoca venne scritturato il regista Matthijs van Heijningen Jr, famoso per ‘La Cosa’ del 2011, prequel del film omonimo diretto da Carpenter. La produzione si arenò quasi subito a causa degli ingenti costi necessari per girare un intero film nella città del peccato.

(Zack Snyder)

Il progetto è comunque valido e per questo non viene dimenticato. Viene acquistato un decennio dopo da Netflix che ingaggia subito il suo creatore. A seguito di alcuni aggiustamenti, e grazie agli enormi progressi tecnologici compiuti nel campo cinematografico, è stato possibile ricostruire un modello 3D della città attraverso l’uso di droni e piattaforme, oltre che un set cinematografico di 5500 metri, riproduzione del ‘ Bly’s Hotel Las Vegas’.

(Scene del film)

Un convoglio militare proveniente dalla mitica AREA 51 subisce un incidente nel bel mezzo del deserto e il pericoloso “carico” riesce a fuggire dopo aver dilaniato il personale militare. Si scopre che il soggetto in fuga è portatore di un virus che riporta in vita i morti, trasformandoli in zombie feroci.

La città di Las Vegas viene in poco tempo trasformata in un’orda di morti viventi e per questo isolata dall’esercito americano che la confina con delle mura di fatte di container.

Poco prima che il governo decida di atomizzarla un ricco magnate ingaggia una squadra di ex forze speciali per addentrarsi nella città e, in barba ad oltre duecento mila zombi assassini, svuotare la cassaforte di un hotel Casinò.

La trama presenta elementi tipici degli action movie, in particolare degli heist movie (film in tema rapina) intessuti ad elementi splatter che però ci allontanano anni luce dal filone post-apocalittico horror a cui ci ha abituati Romero.

A partire dalla fotografia (anch’essa di Snyder) e dai set cinematografici utilizzati, le scene risultano molto curate nei dettagli. Per l’occasione il regista ha acquistato negli anni, su Ebay, tutti gli obiettivi della Canon modello del 1960 noto come ‘Dream’ a cui poi ha adattato una rispettiva telecamera. Il tutto per fare in modo che le scene avessero una particolare e armonica luce soffusa, pur ritraendo un paesaggio arido e desolato. La scena iniziale del convoglio è stata girata in cinque settimane perché essendo ambientata durante l’alba era necessario avere la stessa luce. Per completare l’opera è stato necessario acquistare e installare oltre cinquecento slot machines e 2500 scheletri, rivestiti poi dagli scenografi.

Tra gli attori noti spicca il protagonista, ex wrestler Dave Bautista (‘Guardiani della Galassia’ e ‘Avengers: Infinity War’) nel ruolo di Scott Ward. Il cast viene preparato per una settimana a maneggiare le armi, muoversi correttamente come una squadra utilizzando la terminologia militare.

Insomma, fin qui pare tutto perfetto, ma purtroppo non è così.

La costruzione dei personaggi è troppo superficiale, c’è un forte abuso di stereotipi che rende la storia quasi una parodia di sé stessa. I dialoghi, troppo schematici lasciano indifferente; la stessa sceneggiatura che parte con un ritmo incalzante ad un certo punto rallenta e procede piatta senza trasmettere alcuna emozione.

Dopo un’attesa di ben quattordici anni forse avrebbero dovuto dare più spessore ai personaggi, renderli più umani e meno “macho”; ma è anche vero che alla fine si tratta di un genere che punta più sui muscoli, pallottole ed esplosioni.

Forse non c’era spazio per altre emozioni.

Le curiosità

Marianne Peters (Tig Notaro), bizzarra pilota di elicotteri, girò tutte le scene da sola, attraverso l’uso del green screen, ben un anno dopo dalla conclusione delle riprese. Il personaggio originario, interpretato da Chris D’Elia (‘Band Aid’), venne tagliato a causa di accuse di cattiva condotta sessuale.

(la tigre zombie in CGI)

La tigre zombie, creata con effetti speciali (CGI – computer generated imagery), è stata creata ispirandosi ad una vera tigre con l’aiuto del team ‘Big Cat Rescue’ di Tampa (Florida).

Il regista appare in due scene all’inizio del film senza però avere una battuta.

Nella scena iniziale in cui il convoglio si allontana dall’Area 51, la squadra degli effetti visivi fa apparire nel cielo alcune sfere luminose.

Attualmente sono in produzione un prequel (‘Army of Thieves’) ed un fumetto ispirato al film originale.

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