Guido Catalano è l’amico che chiunque di noi vorrebbe avere quando, in una calda sera d’estate, con un amore tormentato che toglie il sonno, c’è bisogno di una spalla su cui piangere o qualcuno a cui chiedere un consiglio. Catalano è l’amico perfetto, quello che sa cosa dire, capace di elargire il suggerimento giusto, inquadrare la situazione come si deve e mostrarti la via, con una poesia o con la sua prosa fatta di concetti profondi raccontati con leggerezza.
Nel corso della prima serata del Festival Fino a leggermi matto – di cui abbiamo scritto alcuni giorni fa – incalzato dalle domande di Sara Blasina come in una chiacchierata tra vecchi amici, Guido Catalano ha parlato del suo ultimo libro ‘Amare male’ (Rizzoli 2022), uscito dopo essere stato, con lo stesso titolo, un fortunato podcast per Chora Media nel quale dispensare consigli per storie estive di amori difficili.
Da poeta a memoirista vivente, come si è auto definito durante la serata, prossimo a tornare alla poesia dopo l’ultimo libro pubblicato alcuni anni fa. Ma per ora, con questa raccolta di pensieri e consigli amorosi dalla copertina rossa, parlando in prima persona Catalano mostra se stesso attraverso due dei temi più impegnativi che si possano affrontare: l’amore e la morte. E lo fa con il suo solito stile, lo stesso dei suoi versi incapaci di prendersi troppo sul serio ma capaci di arrivare a fondo.
Lo abbiamo incontrato per fargli alcune domande.
Vado subito al sodo, cosa bisogna fare per non amare male? Bisogna fare diverse cose per non amare male. Innanzi tutto bisogna essere sinceri con il partner: la sincerità è una cosa che alla lunga funziona. Sinceri non vuol dire che non devi rispettare la privacy dell’altro o dell’altra, vuol dire che tenersi dentro le cose ad un certo punto ti fa esplodere. Poi non bisogna essere gelosi: la gelosia è una delle malattie più pericolose nei rapporti amorosi, chi l’ha subita lo sa, o anche chi l’ha provata, la gelosia ad alti livelli è una sorta di patologia, il possesso, cose del genere. La terza cosa per non amare male, per amare bene quindi, è riuscire a ridere molto. Ridere è una delle cose più belle, per quanto mi riguarda, è una cosa molto soggettiva, se incontro una persona che mi fa ridere so che è il primo passo per poter amare bene, essere amati bene e comunque avere un rapporto che magari durerà un po’. Ci sarebbero anche tantissime altre cose ma queste tre sono le più importanti.
Nel tuo libro si parla molto di amore ma anche di morte, fanno entrambi paura. Si, la morte soprattutto. L’amore mi faceva molta paura da giovane, infatti le cose non funzionavano proprio perché mi faceva paura. In questo libro parlo molto del fatto di aver iniziato le mie esperienze in ritardo rispetto alla media europea, ero terrorizzato per qualche motivo che non mi è del tutto chiaro, non mi sentivo adatto ad avere un rapporto – anche sessuale intendo – con una donna. Oggi però l’amore non mi fa più paura perché ho 50 anni, ho capito delle cose, sono successe delle cose, ho superato delle difficoltà e ce la sto facendo abbastanza bene. La morte invece mi fa ancora molta paura, non l’ho ancora superata la paura della morte e credo sia un errore del sistema il fatto che si debba morire. Secondo me qualcuno ha sbagliato. E’ anche vero che se non morissimo saremmo in troppi, nel mondo e non so cosa potrebbe succedere. Dovremmo andare sugli altri pianeti ma non c’è ancora la tecnologia giusta per farlo. Nel libro si parla molto di morte perché in un lasso di tempo molto breve i miei genitori sono morti, prima mia madre poi mio padre, a distanza di un anno e questa cosa, per quanto naturale, in effetti mi ha colpito come è giusto che sia. Ne parlo, parlo di questa cosa qua, ne parlo in maniera leggera ma seria.
L’ironia per parlare dell’amore, si può, si deve? Si deve, eccome, ce lo insegnano alcuni grandi, come Woody Allen che mi ha insegnato che si può ironizzare su qualsiasi cosa: su Dio, sulla morte, sull’amore, sulla malattia. A prescindere da questo l’ironia e l’auto ironia per me sono un salvagente, la salvezza. Tra l’altro l’ironia, come il senso dell’umorismo sono doti abbastanza innate, difficilmente le impari, non è che puoi diventare un comico studiando le tecniche ma se non hai senso dell’umorismo difficilmente potrai essere un ottimo comico. L’ironia è una cosa ancora più fine, chi ce l’ha è fortunato insomma, chi non ce l’ha mi dispiace per lui o lei. Però si, l’ironia è molto utile ma non bisogna abusarne perché poi diventa un’arma o uno scudo, l’autoironia all’eccesso, come anche il sarcasmo o il cinismo, si devono utilizzare con parsimonia.
Tu hai fatto un podcast per dare consigli d’amore per le storie d’amore estive: ma d’estate si ama di più che d’inverno? Non lo so se si ami di più d’estate che d’inverno, ma durante l’estate si creano delle situazioni, forse ci apriamo di più essendo noi animali, ci apriamo e succedono più cose.
E’ più facile dare consigli agli altri che a se stessi? Molto, molto di più. E’ un classico, lo diceva anche Cesare Pavese che è molto facile dare un consiglio ad amici e parenti, ci si crede dei grandi saggi dell’amore, poi quando uno si deve dare degli auto consigli spesso non ce la fa perché non si è lucidi, soprattutto in ambito amoroso, soprattutto quando vivi la passione in maniera intensa è molto difficile essere lucidi, è quasi un momento di pazzia l’innamoramento o anche quando le cose vanno male, in amore. È difficilissimo. Invece è molto facile dare consigli agli altri.

Passando a tutt’altro: ma poi il noir per Rizzoli lo scriverai? Per Rizzoli tornerò a scrivere poesie (ha raccontato di averne già scritto trenta negli ultimi mesi n.d.a.) ma potrei farlo con un nickname, perché no.
Nel frattempo Catalano è impegnato per tutta l’estate con il tour dello spettacolo “Cose che Non Avremmo Sperato di Potervi Dire”, insieme all’attore e scrittore Roberto Mercadini, nel quale i loro spiriti geniali e creativi tirano fuori tutto il loro magma interiore fatto di storie, confessioni, racconti, risate e, neanche a dirlo, amori.
Guido Catalano è un amico generoso, che al termine del libro ti lascia con quel tipo di consigli che pensi di conoscere bene, di quelli che sanno dare solo coloro che l’amore lo hanno sofferto e vissuto attraverso la propria e le storie di altri, forse capendolo ma chissà. E quindi, come in una raccomandazione in vista di un lungo viaggio, ci ricorda di abbracciare, di baciare, di non dare per scontate le cose belle, quelle che ci succedono mentre siamo impegnati a pensare ad altro.










