Quando ci siamo innamorati dell’ispettrice Petra Delicado lo abbiamo fatto quasi come un atto di fede. La più celebre scrittrice spagnola è stata in grado di conquistare lettori e lettrici di tutto il mondo dando vita ad una figura così perfettamente raccontata da sembrare reale, tanto da desiderare di andare a prenderci una cerveza insieme. Petra è a modo suo: intuitiva, divertente, simpatica ma ti congela con uno sguardo, colta, femminista, anticonformista in modo intelligente e soprattutto piena di quei difetti umanissimi che non possono che farcela amare. Odia la cafonaggine, la supponenza, la ricchezza esibita e non fa nulla per nasconderlo.
Eroina empatica, ha il coraggio della vita di tutti i giorni non quella finta di tanto cinema che trasforma i poliziotti in entità sovrannaturali. Lei è di carne e sangue, a volte è pigra, a volte scontrosa ma sempre umana e con i piedi ben piantati in terra. Quando ci siamo innamorati di lei, appunto, lo abbiamo fatto attraverso la sagacia dei dialoghi pungenti tra lei e il suo vice Firmin Garzon, altro nobilissimo antieroe. Ci siamo entusiasmati per le trame che raccontano tanta storia e arte della Spagna senza scadere nel didascalico e senza mai far scemare la suspense.
Ma ora?
Ora abbiamo esattamente 444 pagine per esserne totalmente e definitivamente conquistati. L’ultima fatica letteraria della Giménez è proprio la vita di Petra, da quando era bambina alla sua scelta professionale di entrare nel corpo della polizia. La famiglia, gli amori, gli studi, le battute d’arresto, i dubbi, la vitalità, a volte cinica a volte riflessiva, che l’autrice racconta con la solita maestria a cui ci ha abituato, restituiscono una donna che tutti vorremmo conoscere.
Una di quelle per la cui stima e amicizia vale la pena lottare.










