Certe volte, quando una lettera non mi trasmette nessuna parola che mi stimoli a scrivere, chiedo a qualcuno di mia fiducia. Stavolta è turibolo il nutrimento per la mia curiosità. Non un termine di uso comune, piuttosto specifico di certi ambienti, soprattutto ecclesiastici, in quanto si tratta di un oggetto che serve per la diffusione dell’incenso durante le funzioni religiose. Ma, curiosamente, in uso anche presso le logge massoniche e altri riti esoterico-spirituali. Conosciamo meglio questo oggetto col nome di incensiere e l’etimo risale a thus dal greco thyos che indica la gomma odorifera prodotta in Arabia, e dalla radice latina thur, ovvero incenso.
L’uso dell’incenso si perde nella notte dei tempi, o almeno se n’è trovata traccia già nelle dinastie cinesi a partire dal 700 a.C. L’incenso è transculturale e transreligioso, oltre che capace di attraversare il tempo e non risentire di una perdita di interesse da parte dei suoi possibili utilizzatori. È molto usato anche nelle pratiche meditative e, oramai, per profumare case e ambienti di vario tipo.
I maestri della Fratellanza Bianca ci insegnano che l’incenso ha grande importanza nella distruzione e allontanamento di entità negative o di basso livello che si legano a stati emotivi molto turbati o a pensieri fortemente distruttivi. Proprio per la caratteristica di contribuire, attraverso le sue proprietà, alla distruzione o dissipazione di forme, anche non corporee, l’incenso è stato da sempre usato attorno alle salme, nei riti funebri, e per favorire il distacco dei corpi spirituali da quello fisico-denso.
Se potessimo paragonare l’incenso a qualcosa di interno a noi, cosa potrebbe essere? E, parimenti, che parallelo possiamo fare con il turibolo? Io immagino che l’incenso sia il nostro spirito che, in quanto onnipervasivo per via della sua capacità penetrativa, agisce laddove la densità nel corpo non saprebbe come farsi largo o trovare spazio. E il turibolo potrebbe essere il nostro corpo, che infatti, sempre nella mia idea maturata oramai con pervicacia, contiene o trasporta lo spirito.
L’atteggiamento auspicabile, in questo genere di distinzioni, è mettere tutto assieme, e considerare che ciò che non si vede debba essere messo assieme a ciò che si vede per una integrazione di polarità che ci aiutino a trovare un centro, un equilibrio. Come ho già scritto in altri articoli, anche l’elettricità non si vede ma esiste, e noi ne cogliamo gli effetti. Allo stesso modo, lo spirito dentro di noi è la frequenza fondamentale che informa il nostro sistema di azione, il corpo e la personalità, su se stesso e il mondo.
Così come l’incenso ha la funzione di favorire un ambiente fisico, emotivo e mentale ripulito dalle forme ingannevoli e negative, allo stesso modo l’aspetto spirituale in noi ha il compito di riportarci continuamente alla meravigliosa ampiezza e leggerezza della vita, con la sua saggezza e puntuale precisione. E un corpo bello e oscillante come un incensiere, pregiato e in movimento, che si fa attraversare dal male diffondendo il bene nel suo fare, è ciò che possiamo realizzare con un costante e amorevole lavoro su noi stessi, strumento e mezzo per attraversare la vita. Ritengo che non ci sia una via uguale all’altra, un percorso migliore dell’altro e nemmeno più giusto, ma tante verità personali che si possono affiancare e diffondere profumo rilassante e rigenerante. In questo modo si compone l’unità nella diversità, rendendo omaggio alla nostra unicità nella globalità unificata delle espressioni della Vita.









