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Alfabeto interno. Lettere speciali. X come Xenofobo

Di Valeria Martini
13/03/2021
in alfabeto interno, Rubriche
Tempo di lettura: 3 minuti
Alfabeto interno. Lettere speciali. X come Xenofobo

E subito ci viene da pensare a chi odia gli stranieri, o ai razzisti, agli intolleranti, ai respingenti alle frontiere.

Xenofobo, termine composto da paura (dal greco fobos) e straniero (dal greco xenos), è precisamente il risultato della mancanza di conoscenza che produce conflitto e distanza.

La paura affonda le sue radici nella scarsa conoscenza. E tutto ha origine dentro, nello spazio delle nostre cose invisibili e nella distanza che abbiamo con noi stessi.

Sapete che esiste una persona, almeno una, con la quale vivrete per tutta la vita? Quella persona siete voi, sei tu. E se seguiti a non sapere nulla di te, se non le necessarie informazioni di ordine prosaico, la distanza tra te e te sarà sempre più marcata e con essa il tuo senso di smarrimento, sfiducia, incomprensione, sospetto.

Come fai ad andare in giro con uno che non conosci? Dico, tutto il giorno e tutti i giorni e perfino la notte, ci dormi pure! Ah ecco perché soffri d’insonnia, non hai finito di fare qualcosa, e quel qualcosa è sapere tutto di te. Ecco perché covi rancore, risentimento, sei spaventato, ti mancano informazioni dettagliate.

Il primo passo per rimediare alla paura di ciò che non conosciamo, la paura dello straniero, è quello di iniziare da ciò che ci è più vicino. Siamo noi. 

“Conosci te stesso” recita l’oracolo di Delfi. Mentre nella Tavola Smeraldina di Ermete Trismegisto, a un certo punto si legge: “Separerai la Terra dal Fuoco, il sottile dallo spesso dolcemente e con grande ingegno. Sale dalla Terra al Cielo e nuovamente discende in Terra e riceve la forza delle cose superiori e inferiori. Con questo mezzo avrai la gloria di tutto il mondo e per mezzo di ciò l’oscurità fuggirà da te”. Il fine lavoro di introspezione, separando il sottile dal grossolano, spinge via l’oscurità, la paura e lascia spazio alla gloriosa bellezza del tutto.

Il principale compito di un essere umano è quello di amare se stesso. E per amare se stessi è necessario conoscersi. Non fraintendiamo questa esortazione. Non significa essere egoisticamente rivolti solo e unicamente ai propri interessi, bensì praticare il sentiero della conoscenza, lungo il quale seminare i frutti dello spirito, per fare un buon raccolto, un giorno. Amore, gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, longanimità (o grandezza d’animo), mitezza.

Sembra di sentire un’omelia, un discorso carico di morale e fastidioso come pochi, fatto da una che non si sa divertire e godere appieno della vita. Beh, se c’è una cosa che si inizia a fare quando si percorre il sentiero dell’amore di se stessi è proprio quello di godersi la vita. Succede come una cascata di allegria, entusiasmo, empatia, innocuità in una vita attiva, piena, carica di momenti divertenti, passionali, creativi.

Vuoi vedere che i preti che tanto predicano come San Paolo sono i più “goderecci” del mondo? Da poco ne ho conosciuto uno che ha l’unico dispiacere di non poter aver avuto figli, a causa del suo uffizio, ma per il resto è una delle persone più simpatiche, colte, divertenti, profonde che abbia incontrato negli ultimi anni.

In piena consapevolezza, questa è la condizione cui ti conduce amare e conoscerti, esserti famigliare, sapere tutto di te, e per l’unico tramite che esiste tra te e il mondo, che sei tu, non temere di nessuno, perché quando conosci te stesso, conosci il mondo.

Ebbene sì, siamo unici e irripetibili, ma anche simili e viventi nello stesso spazio vitale. Respiriamo la stessa aria, camminiamo sullo stesso suolo, dormiamo sotto lo stesso cielo. Abbiamo aspirazioni simili, sogni in comune, speranze condivise.

Se lo sai, se lo capisci, la paura smette di bussare alla tua porta.

Che poi la paura è anche salvifica, quella che ti avvisa prima di attraversare la strada mentre sta passando un camion. La paura è un codice di comunicazione, è quella signora che sta venendo a portarti informazioni, su di te, su ciò che non sai. Non devi scacciarla, né sentirti un idiota quando hai paura. Senti cosa ha da dirti, quindi fermati e ascolta. Vedrai che ti deve rendere più erudito, più saggio, più te.

Più sei te e più sei qui, presente e abbracciante i tuoi simili. Non c’è respingimento alla frontiera, ma solo la comprensione di un problema comune che è quello di riuscire a vivere tutti senza odio nel corpo della nostra madre bellissima.

(Foto di Chien Nguyen Minh)

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Commenti 2

  1. Nisebel Svara says:
    5 anni ago

    Bellissimo articolo Valeria!
    La messa a fuoco sul soggetto è nitida, precisa: arriva alla tua mente come un lampo che recide l’ingnoranza e scuote il cuore: un bisturi che incide senza ferire e risana i tuoi pensieri dando un imput energetico che ti pone in ritmo.
    Mi viene da paragonare questi tuoi scritti, ognuno con una lettera dell’alfabeto, alla costruzione di una città di cristalli in quarzo trasparente; la vedo già ed è così leggera che va oltre la terra: che meraviglia!!!
    Grazie Valeria!!!

    Rispondi
  2. Pino Martini says:
    5 anni ago

    Articolo bellissimo e come gli altri utile. Chiaro alla lettura e
    Insieme profondo . Grazie

    Rispondi

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