La seconda delle lettere speciali mi porta questa parola che potremmo anche scrivere come “cherosene”, ma siccome le lettere speciali ci fanno affacciare a termini non originari della nostra lingua, mi pare coerente scriverla con la k.
Rafforzo il mio sguardo al differente da me e ne sono felice.
Cosa mai vorrà questa parola da me? Che posto crede di poter occupare nell’Alfabeto Interno?
È presto detto: il kerosene è un prodotto derivato dal petrolio, è stato uno dei primi combustibili, e per aver rimpiazzato l’olio di balena nelle lampade, ha assunto anche l’affascinante nome di olio lampante.
Lampante! È una parola che adoro, mi connette all’ovvio, alla luce, al lampo di genio.
Il combustibile in questione mi fa pensare alle emozioni, ché sono l’elemento propulsore della vita.
Cosa saremmo senza emozioni?
Come una macchina senza benzina.
Quindi con tutti i nostri buoni e cattivi propositi, ma senza il carburante per far muovere tutti gli ingranaggi e spostare il veicolo da un posto ad un altro. La spinta all’azione, che troviamo dentro interessi, motivazioni, attitudini, è sostenuta da quel torrente di energia che si chiama emozione.
Il termine emozione ci connette al senso del movimento dal momento che nasce dall’unione di ex (fuori) e movere (muovere), quindi far uscire, spostare da dentro a fuori, smuovere. Ma emo-zione potrebbe anche farci pensare al sangue, nella radice emo, il movimento del sangue, il ciclo della vita nel nostro organismo.
Mettiamo ordine: senza emozioni non saremmo che un sacco di patate abbandonato da qualche parte, le emozioni sostengono l’azione nel raggiungimento dei nostri obiettivi, scorrono in noi come fa il sangue, colorando talvolta a tinte forti, talaltra con spennellate pastello, la nostra esperienza e facendoci sentire vivi oltre la forma-pensiero, che è il progetto latente in noi.
L’emozione è il lampo che illumina, perché è il nostro linguaggio interno che ci informa su tanti aspetti di noi, uno su tutti è come stiamo. Quale grado di disagio proviamo, quanto ci sentiamo felici, oppressi, eccitati, deprezzati. Dipende, cioè pende da due parti, e l’emozione è una oscillazione tra la polarità del ben-essere e quella del mal-essere, una dinamica di equilibri, ecco perché è così legata al movimento, anche piccolo e forse solo di assestamento, a volte.
Sta di fatto che dovremmo ascoltare le nostre emozioni, capire come influenzano il pensiero e come questo a sua volta suscita emozioni. Ma soprattutto, nel contatto con ciò che proviamo, possiamo fare i distillatori, i raffinatori.
Dal momento che il kerosene è un prodotto chimico ottenuto dalla lavorazione del petrolio, possiamo averlo più o meno raffinato, con residui evidenti e maggiormente inquinanti.
Perché sapete, anche le emozioni possono inquinare, e precisamente intossicare il nostro ambiente interno. Noi però possiamo raffinare, fino a rimanere solo con l’aspetto lampante dell’emozione, quella luce che ci guida.
In quel momento diventiamo macchine che non hanno più bisogno di essere alimentate con la benzina, col kerosene, ma che possono andare avanti con le fonti rinnovabili di energia. La più bella è quella del sole, calore e luce che sostengono il nostro fare, le direzioni della vita, che non ammorbano né noi né il prossimo e tantomeno l’ambiente.
Le emozioni costituiscono l’aura emotiva entro cui agiamo.Immaginate allora un’aura luminosa, dorata, tiepida e avvolgente, come un raggio di sole primaverile. All’inizio si parte a kerosene ma possiamo, piano piano, convertire il sistema fino a portarci ad essere in piena armonia con la vita, con tutta la vita, senza scorie.
(foto di Balazs Busznyak)









