Con la J entriamo nel simpatico mondo delle lettere speciali, quelle che per noi italiani sono importate (importare= dare importanza) da altre lingue, e già solo per questo motivo fioriscono nella mia mente connessioni e considerazioni.
Ne farò, però, solo una: le lettere speciali sono speciali perché ci consentono di essere più ricchi nel lessico e di “usare” parole che in italiano non avrebbero un corrispettivo soddisfacente. È solo per dire che la differenza, la diversità o meglio ancora l’alterità, mi risultano sempre e solo positive, se non le combatto ma le assimilo con consapevolezza.
Jolly è un personaggio delle carte da gioco, Jolly è l’essere giulivo che, oltre ogni circostanza e condizione, reca leggerezza e simpatia. Jolly è colui che sta bene ovunque e che sa fare tutto, la risorsa multi-talento e plusdotata.
Ma Jolly è anche quel qualcuno che, proprio per la sua trasversalità, è difficile da collocare, da codificare e comprendere. È quasi impossibile da comandare, da irretire e regolare con orari e giorni.
Nel mondo esistono tanti Jolly, che per il loro essersi interessati a molteplici argomenti, per aver avuto una passione sfrenata per la vita e aver studiato e applicato se stessi in vari settori, hanno sviluppato numerose abilità e, talvolta, anche a ottimi livelli.
Jolly è quella persona che sembrano due, a volte anche tre.
Jolly è per lo più solo o invidiato, non soltanto perché la sua capacità di ricombinare gli elementi che ha acquisito lo rende libero e fluido, ma anche perché spesso ci si chiede come sia possibile che una sola persona sia riuscita ad aver messo in fila così tante esperienze.
“Jolly è dispersivo, sembra non sappia cosa fare della sua vita”. Sì, in effetti il rischio c’è, che Jolly si perda nei suoi molti interessi, che non concretizzi mai nulla, che temporeggi in eterno una sua definizione.
È proprio il definirsi il problema principale di Jolly, perché non vuole essere che se stesso, il che significa essere tutto ciò che egli si rappresenta al suo interno.
Ma se ci pensate Jolly è il prototipo del genio che, difatti, fa sempre fatica a essere compreso e collocato, riconosciuto e assimilato.
Sembra inconcepibile che un uomo possa, ad esempio, essere laureato in fisica con il massimo dei voti e insegnare la sua materia, suonare il violino con maestria, aver studiato aramaico e saper tradurre dall’ebraico all’italiano all’impronta, avere chiara la situazione politica mondiale mentre fa il padre amorevole, l’amico presente, il volontario nelle ambulanze.
Nell’antico sistema di classificazione dei tipi caratteriali noto come Enneagramma, che ci giunge ad opera di Ouspensky e Gurdjieff, i quali lo hanno importato dalla tradizione sufica, il Jolly sarebbe un enneatipo 7, un carattere di pensiero, del tutto disorganizzato e indefinito, con il vizio capitale della gola, in quella forma di ingordigia che è tipica di chi vuole provare tutto e non scegliere nulla.
È vero, ci sono caratteri di questo tipo. Nebulose di simpatica canagliaggine. Ma non tutto è perduto, e poi vedremo perché.
Qualcuno si è impegnato ad abbinare le maschere della Commedia dell’Arte a ogni enneatipo, e indovinate qual è capitata al 7, il nostro Jolly? Arlecchino, morto di fame, servile, sempre attivo, pronto a raschiare qualsiasi cosa dalla vita e con un abito fatto di molti colori, possibilmente tutti. Perché rinunciare anche solo a uno?
Cosa separa il Jolly canaglia-cialtrone dal Jolly geniale-servitore dell’umanità?
La consapevolezza.
Il primo si aggira come il diavolo della Tasmania dei Looney Toones, un vortice che passa e rosicchia tutto, devasta e inghiotte, famelico e spesso pure laido.
Il secondo si è accorto della sua grandezza e l’ha messa nel contenitore giusto, sempre comunque ingombrante, intendiamoci, ma è riuscito a dare dei confini e dei fini, obiettivi e mete, direzioni multi-color e sorprendenti visioni della vita.
La vita di Jolly è bellissima, ricca di connessioni, di mondi che si intrecciano e per lui è normale, ma per il resto del mondo non lo è.
Jolly farà fatica a integrarsi, ma ci riuscirà se saprà lavorare in silenzio, offrire i suoi doni, difendere la sua enorme vita interiore dagli attacchi della mediocrità.
(Foto di Rachel)









