Non è incredibile quanto questo aspetto della vita sia la nostra croce e delizia?
Qualcuno di noi riesce a godere appieno?
Mi riferisco a tutte le categorie del godimento: fisico, emotivo, mentale.
A partire da ciò che è denso per finire con ciò che è sottile.
Chi riesce in questo?
Dico, totalmente, o almeno in gran parte?
Pochi, pochissimi, forse nessuno.
Eppure il godimento è la misura della capacità di vivere il presente, e vivere il presente significa essere consapevoli. Ovvero sapere con, assieme a ciò che mi accade, sapere cosa mi accade e viverlo il più possibile.
Difficilissimo, ancor di più se nella sfera del piacere.
Chi di noi si concede il piacere?
Tutti, no?
A noi sembra così.
Riflettiamo però su tutte le volte in cui il piacere lo abbiamo interrotto. E cerchiamo di vedere perché lo abbiamo interrotto. Ma soprattutto quando e dove non abbiamo permesso al godimento nemmeno di raggiungerci, gli abbiamo sbarrato la strada, mettendo paletti e delimitando confini stretti e rigidi.
Questi derivano per lo più dalle nostre paure.
Non faccio una certa cosa perché non ho sotto controllo ogni singolo passaggio di un’esperienza: se dovesse piovere, se un orario dovesse modificarsi, se un incontro dovesse saltare. Non faccio una certa esperienza perché ad indossare un tipo indumento o copricapo mi si rovina la piega fatta dalla parrucchiera ed io che ci tengo così tanto a dare una impressione di persona impeccabile, che rasenta la perfezione estetica o nello stile, non posso di certo incrinare questa immagine. Non partecipo a un evento perché una volta un mio amico è morto, in una situazione simile. Le cose che si muovono attorno a me e che non posso controllare, come il vento, il sole, la pioggia, mi costringono a molteplici no.Ma soprattutto non vado lì o là se non è costoso, lussuoso, da persona che può permetterselo, o se ci fosse anche solo il rischio di avere a che fare con quella cosa che mi spaventa, dare una immagine di povertà, di scarsa eleganza.
Un milione di piccole idiosincrasie per attenuare il godimento pieno, per annacquare il contatto, emotivo, mentale, fisico, con l’esperienza della vita.
Non mi adatto perché voglio che tutto si adatti a me, alla mia scarsa capacità di manipolare creativamente le situazioni o, semplicemente, farmi sorprendere dalla vita, anche positivamente. La mia sensazione, mascherata, di inadeguatezza la metto sotto esigenze fittizie che mi servono a mantenere una immagine, che sbiadisce ogni giorno di più perché ogni giorno di più mancherà di quella vibranza che le esperienze conferiscono all’animo umano. Sono piena di abitudini che come delle dighe trattengono il flusso naturale della vita.
Non stiamo parlando dei confini sacrosanti del sé che sono stati costruiti attraverso un consapevole percorso di autoconoscenza, confini tenuti in piedi da una morale salda e da un principio etico di amore, stiamo parlando di un sistema fitto di ostacoli che sorreggono solo e unicamente il terrore che abbiamo del mondo.
Gaudére, dal latino, che ci connette al gaudio, alla gioia, al rallegrarsi. Quale gioia può esserci nella continua alimentazione delle nostre paure?
L’invito è quello di attraversare le paure, spostare i limiti, abbandonarsi alla saggezza della vita, scorrere col fiume, perché il fiume non lo puoi fermare.
Molti mi chiedono come fare. Ognuno ha il suo percorso, non vi è una strada uguale per tutti e non ci sono modalità o soluzioni date una volta e in assoluto. Ma sicuramente il mio consiglio è di iniziare.
Si attribuisce a Platone l’aforisma secondo il quale l’inizio è la parte più importante del lavoro e a Goethe l’audacia nel cominciare qualcosa che contiene in sé genio, potere e magia.
Potrebbero essere sufficienti per sostenerti nel tuo nuovo percorso in cui la vita diventa un pieno godimento, nel corpo, nelle emozioni e nella mente.
(Foto di All go)









