Oggi è una di quelle giornate in cui fa bene scoprire che finalmente il nuovo album dei Daughter, band londinese attiva da circa tre lustri, è uscito.
Fa bene al cuore ma anche alla mente, fa bene allo spirito, fa bene in senso potremo dire quasi “universale”.
‘Stereo Mind Game’ arriva dopo molti anni, addirittura sette, dall’ultima release ufficiale del 2016 ‘Not To Disappear’ , a meno di non considerare anche – e si dovrebbe – l’album dell’anno successivo ‘Music From Before The Storm’ che all’anagrafe è la colonna sonora del videogioco ‘Life Is Strange: Before the Storm’ ma che a tutti gli effetti rimane un’opera della band.
Ecco, dopo le dovute presentazioni sempre e comunque necessarie per chi non può essere onnisciente ed ha bisogno di una introduzione, bisogna parlare dell’album con l’urgenza del valore: ‘SMG’ è un concentrato di emozioni eteree, sublimi, un oblio in cui perdersi dimenticandosi totalmente dello spazio tempo, in cui la parole d’ordine e “staccare tutto”, darsi alla latitanza, bloccare tutte le notifiche possibili e dimenticarsi del mondo.
Docici tracce, per 44 minuti, in cui il genio compositivo di Elena Tonra, Igor Haefeli e Remi Aguilella crea delle lasche maglie di leggiadro dream pop, soffici cumulonembi primaverili in cui fluttuare assopiti lasciandosi andare.
C’è la complessità leggera dell’eleganza in questa opera, c’è il sublime che si concentra soprattutto in pezzi come ‘Dandelion’ , ‘Be On Your Way’ o il cambio di traiettoria in “Swim Back” ma farei veramente un torto a limitarmi soltanto ad alcune tracce e sembrerei troppo superficiale se invece citassi tutto l’album solo come un monolite di vuoto in cui trovare ristoro.
O forse, in questo caso, essere superficiali può voler dire volare e lambire una superficie senza mai toccarla ed esserne felici.
Si, è questo il caso.
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