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Alfabeto Interno. L come Limite

Di Valeria Martini
25/06/2021
in alfabeto interno, Rubriche
Tempo di lettura: 3 minuti
Alfabeto Interno. L come Limite

La parola limite è spesso associata a qualcosa di sfavorevole, come possono essere i limiti mentali, o le limitazioni economiche e di tempo, ed anche il limitare se stessi, deprezzando il proprio valore.

Ma il limite è quanto di più prezioso si possa avere e laddove si configuri come un ostacolo, vi è tuttavia in esso compresente la risorsa perché è sulla superficie del limite o confine che avviene il contatto col mondo.

L’etimo del termine ci porta nel sacro, quando i romani consacravano alla divinità detta Limite o Termine le pietre che segnavano i confini. Di fatto limite ha come radice latina limes, propriamente licmes, ovvero via traversa che segna un confine. Tracciare il limite, stabilire il confine è un atto sacro. Stabilire una via traversa lo è altrettanto.

Sembra proprio di mettersi di traverso quando riusciamo a realizzare l’operazione interna di tracciamento dei confini personali, non solo fisici, ma soprattutto psichici. Ci si mette di traverso al mondo, alla sua invadenza e arroganza, ogni volta che si traccia un pezzetto in più del proprio confine che è sacro anche per un altro motivo che vi racconterò tra poco.

Perché ci si mette di traverso al mondo? Perché essere contenuti in se stessi, avere chiaro ciò che di sé e con sé si possa fare, può dare fastidio a tutti coloro che amano invadere, prendere possesso, comandare, controllare, disporre dell’altrui energia e valore.

I nostri confini fisici sono tutti ricompresi nella pelle che contiene, difende, e ci parla, attraverso le sue cicatrici e segni, delle battaglie che ha dovuto sostenere. In queste battaglie c’è il puro incidente domestico o l’esito di una caduta, magari durante un allenamento, ma ci sono anche le difficoltà nell’affermare i sacri confini della propria psiche che include pensieri ed emozioni, quella vita trasparente eppure così concreta. 

Il confine di sé è sacro anche perché costituisce la nostra sicura superficie di contatto col mondo. Il confine delimita un perimetro i cui punti hanno una certa distanza dal centro, la nostra essenza. Per questo motivo saper costruire dei confini solidi ma flessibili e giustamente distanti dal centro, rappresenta uno dei più grandi lavori di consapevolezza in cui un essere umano possa imbarcarsi.

È al confine che avviene il contatto e se i confini sono ben strutturati, sapranno dinamicamente adattarsi senza spezzarsi e riempirsi di brecce, difendendo la propria verità ma entrando in relazione. La relazione è la massima espressione di vita degli individui. Nasciamo essenzialmente incompleti e cerchiamo per tutta la vita, che lo si sappia o no, quella metà con cui fare un intero. Andiamo continuamente incontro alle situazioni in cui mettere in gioco noi stessi affinché le esperienze che facciamo ci completino nello spirito.

Il limite è la tua risorsa, è salvezza di sé, è la superficie con cui scegli di entrare in contatto. Al confine puoi appendere dei doni, o dei cartelli di avviso, è lì che incontri i confini degli altri e se hai la sensazione di dover chiedere il permesso per entrare, ringrazia per aver incontrato qualcuno capace di stare in sé. Non si deve pensare che le persone dai confini netti e chiari siano arroganti, piene di sé, superbe. A volte la superbia è uno stratagemma protettivo proprio per chi i suoi confini li sente labili e per questo è spaventato. Tuttavia è facile scambiare persone realmente superbe a causa della paura da chi è semplicemente sereno a casa sua.

La vita è tutta una scoperta e questa inizia partendo da casa e tornando alla propria dimora. Dal confine dei nostri possedimenti, apriamo con consapevolezza cancelli e porte per uscire, fare ritorno, per accogliere e per scegliere.

La via traversa, quella su cui camminiamo lungo il nostro percorso di vita, segna di per sé il confine tra noi e gli altri. È dinamica, può ammettere compagni, amici, amori, ed è nostra ed esclusivamente percorribile con i nostri mezzi. Quando tu sai dove vuoi camminare, hai già fatto la maggior parte del lavoro.

È la magia della vita, condotta con consapevolezza e contatto.

(Foto di Lee Vue)

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