Davanti a lui personaggi come Mark Zuckerberg, Tim Cook, Bill Gates e perfino l’uomo più ricco della Terra, Jeff Bezos, vengono subito ridimensionati. Anche perché tutti coloro che hanno a che fare col digitale gli devono molto, quasi tutto. Quando si parla di Tim Berners-Lee si parla di un gigante, di un uomo che passerà alla storia come demiurgo di una nuova era: perché si sta parlando dell’uomo che, assieme a Robert Cailliau, ha inventato l’Internet. Suo il nome World Wide Web, che dà il nome al primo client, suo il primo server, httpd, sua la prima versione del linguaggio HTML, suo il primo sito del mondo, al CERN di Ginevra. Ma la grandezza di Tim Berners-Lee sta nel fatto di aver donato al mondo tutto questo gratis, rinunciando a milioni, forse miliardi di dollari. Ed è proprio per questo motivo che la decisione di lucrare per la prima volta su una sua invenzione, a distanza di trent’anni, fa notizia.
Perché Tim Berners-Lee metterà all’asta sotto forma di NFT, Token Non Fungibile, certificati digitali di proprietà unica, il codice sorgente del primo internet, da lui firmato nel 1990.
Internet all’asta

A occuparsi dell’asta sarà la famosa casa Sotheby’s, che dal 23 al 30 giugno venderà al miglior offerente le stringhe di codice scritte da Berners-Lee. Base di partenza 1.000 euro ma ovviamente si toccheranno cifre astronomiche. Anche perché il “pacchetto”, pubblicizzato dalla casa d’asta come “l’unica copia firmata del primo browser web esistente”, contiene in totale quattro articoli: i file originali con data e ora del codice sorgente scritto per il progetto, una video animato di circa 30 minuti di Tim Berners-Lee che scrive il codice, una sua lettera sul processo creativo e un poster digitale del codice. Diecimila stringhe che hanno cambiato il mondo che verranno portati a casa dal miglior offerente con una cifra che si annuncia stratosferica.
Lo scopo

Denaro che servirà a Berners-Lee e a sua moglie, Rosmary Leith, per finanziare opere benefiche. Nonostante questo scopo, la scelta dell’informatico britannico ha spiazzato tutti, perché fino ad ora non aveva mai voluto lucrare sulla sua scoperta. Di recente però ha parlato del sistema NFT al Financial Times definendolo “il modo ideale per confezionare le origini del web”.
E non è un caso che Berners-Lee apprezzi questa tecnologia, che si basa sulla blockchain, una rete decentralizzata e orizzontale, libera. Per l’inventore del WWW internet doveva essere “una forma di emancipazione individuale”, un mare aperto di democrazia da surfare liberamente (come aveva profetizzato Michelangelo Pira nel 1970 in uno scritto uscito postumo con il titolo Il Villaggio Elettronico, ma questa è un’altra storia), ben diversa da questa palude melmosa e spesso maleodorante recintata da colossi che “ostacolano automaticamente l’innovazione”, come ha sottolineato l’inventore dell’HTML.
Gli NFT
Berners-Lee non è il primo, e probabilmente non sarà l’ultimo grande nome di internet a usare gli NFT e le aste. Tramite questo sistema è stato battuto il primo tweet della storia, del fondatore di Twitter Jack Dorsey, venduto per 2,9 milioni di dollari, alcuni famosi meme e gif, come il gatto arcobaleno, il Nyan Cat, acquistato con un esborso di 500 mila dollari. Stessa cifra per la foto del meme Disaster Girl.
Gli NFT e le aste stanno aiutando tanti artisti a piazzare le loro opere. Anche il mondo del giornalismo utilizza le aste e gli NFT: il New York Times ha piazzato un suo articolo a 563 mila dollari. Chissà, magari anche Nemesis può pensare a questa forma di finanziamento (nel frattempo però si può sempre contribuire visitando la nostra pagina dei sostenitori).










