Il personaggio della strega è da secoli universalmente riconosciuto e presente in tutte le culture. Associato principalmente al male e alla magia nera, ha spaventato bambini e adulti attraverso racconti, libri, fumetti, film, serie tv e persino videogiochi.
Come nel mito sardo de ‘La strega nel pozzo’ (qui l’articolo) la figura dell’oscura vecchietta non ha il solo scopo di incutere paura, ma spesso ha quello di insegnare una lezione o, attraverso determinate azioni, infondere una morale. Anche il suo aspetto, seppur genericamente riconducibile a un determinato modello, cambia a seconda del periodo e del contesto storico e socio culturale.
E’ per puro caso che oggi ho scelto di portarvi nell’antica Russia. A catturare la mia attenzione non è stato il film horror erotico del 1973 (‘Baba Yaga” di Corrado Farina) né il famoso fumetto Dylan Dog (‘Baba Yaga’ edizione color fest numero 17) bensì un titolo recente (febbraio 2020) del giovane e talentuoso regista russo Svyatoslav Podgayevskiy, ‘Baba Yaga.Terror of the Dark Forest’.


Mostro, strega, divinità pagana, Baba Yaga viene soprattutto identificata come un essere soprannaturale dalle sembianze di una vecchia dai lineamenti deformi, un naso di ferro e denti di pietra, dotata di poteri magici e padrona di oggetti ultraterreni capaci di fare incantesimi. Vista principalmente come essere malvagio secondo la mitologia slava, risale al Dodicesimo secolo a.C. anche se troviamo le prime tracce scritte solo nel 1588 nel trattato ‘Of the Russe Commonwealth’ di Giles Fletcher il Vecchio.
Sempre secondo il mito, la strega vive (indovinate un pò?) nella foresta. È praticamente impossibile trovare la sua dimora perché ogni volta che l’essere si sposta cancella poi le tracce con una scopa magica fatta di capelli umani e legno di betulla. Baba Yaga vive in una capanna costruita interamente da ossa umane che poggia su due enormi zampe di gallina. La porta è invisibile e compare solo dopo aver pronunciato delle parole incantate; ma state attenti perché la serratura non è altro che una bocca piena di denti taglienti.
Nella trasposizione di Svyatoslav (‘The Bride’, 2017 e ‘The Mermaid’, 2018) Baba Yaga si nasconde dietro i panni di un’affasciante tata (Svetlana Ustinova), assunta per badare all’ultima arrivata della famiglia del protagonista. Al suo arrivo in casa, Egor, il figlio maggiore, inizia ad avere incubi terrificanti e visioni molto realistiche. I sospetti, ovviamente, ricadono su di lei. Un giorno, al rientro da scuola si accorge della scomparsa della sorella e, cosa ancora più strana, nessuno dei genitori la ricorda più, come se non fosse mai esistita. Intraprende così un viaggio verso la foresta che si trova vicino al centro abitato dove è sicuro di trovare la casa del mostro che l’ha rapita.
L’opera ha un enorme potenziale che tuttavia rimane in buona parte inespresso. Nonostante sia ricca di ottimi effetti speciali e di diversi jump scare ben posizionati è l’interpretazione di alcuni ruoli chiave (padre e madre di Egor) che fanno stonare l’insieme.
Interessante la scelta delle ambientazioni che ci mostrano come possono facilmente adattarsi miti e leggende di un’altra epoca ai giorni nostri. Curiosa la riproduzione in versione sovietica del quartiere di ‘Wisteria lane’ (‘Desperate Housewives’) circondata da un bosco quasi dimenticato con all’interno scheletri di un passato periodo industriale.
Guardandolo mi sono venuti in mente altri titoli a cui sicuramente il regista si è ispirato. ‘Shining’ per la fase di follia omicida che investe il padre del protagonista, ‘It’ sia per la rappresentazione metafisica del male sia per il gran finale.
Costato poco più di un milione di dollari non è riuscito a coprire con gli incassi del box office tutte le spese. Svyatoslav dimostra ancora una volta di saper spaventare.









