“Ho scritto una commedia perché credo nel potere della leggerezza come forma di resistenza, come modo di vivere, come strumento per salvarci”. Così Nicola Muscas, giornalista e scrittore, nato a Cagliari nel 1983, parla del suo romanzo d’esordio ‘Isla bonita’, sottotitolo ‘Amori, bugie e colpi di tacco’, nuova uscita per i tipi di 66THAND2ND.
Il romanzo è sì una commedia, ma l’autore passa con naturalezza da un registro all’altro, nel filone narrativo principale a Cagliari, nelle puntate iperboliche in Uruguay con “un pizzico di locura, di intrigo sudamericano”, o nei passaggi densi di un non so che, tra malinconia, nostalgia e disperazione, dedicati alla città di Torino: una prosa limpida (sembra vedere passare le scene su uno schermo), che innesca la risata, come la commozione per i risvolti tragici di alcuni personaggi (certi cattivi ti fanno persino tenerezza), o la sorpresa, con vari colpi di scena disseminati lungo strada.
Il mondo del calcio, del giornalismo sportivo e la città di Cagliari sono lo scenario di una commedia corale, con al centro la figura del Gordo, Santiago Ramiro Rodríguez, un calciatore uruguaiano sul viale del tramonto che vive felicemente immerso nei suoi eccessi: l’alcol, le donne, il gioco d’azzardo. Ha guadagnato milioni col suo genio, e con la sua sregolatezza li ha sperperati tutti. Era una stella, ora campa alle spalle della suocera e di una giovane moglie. E, come se non bastasse, un biscazziere psicopatico che si fa chiamare El Carnicero (il macellaio) lo sta cercando per fargli pagare in natura i debiti di gioco. Ma al Gordo il destino concede un’ultima possibilità: un ingaggio a sorpresa, lì dove tutto era cominciato quando a vent’anni aveva esordito tra i professionisti. A Cagliari, sfavillante capitale della Sardegna, la sua isla bonita. Attorno a lui, ruotano Firicano, un mefistofelico direttore sportivo; Morelli, un medico con un talento speciale per rimettere in sesto i campioni e per gli amori complicati; Aresu, un addetto stampa romantico e ingenuo; Laura, una giovane giornalista.

Sulla scelta dello scenario Nicola Muscas ricorda “il vecchio adagio di Hemingway: scrivi con amore di ciò che conosci. Nel mio piccolo ci ho messo l’amore per il Cagliari e la conoscenza del mondo del giornalismo, che non saranno le corride a Pamplona o la Parigi degli anni 30, ma era tutto quel che avevo”.
Approfondiamo con l’autore i vari temi del romanzo.
Come e’ nata l’Idea di Isla bonita?
È nata un po’ per caso. Io nasco come autore di racconti e partecipo a un contest della mia futura casa editrice sulla narrativa a tema sportivo. Quasi alla scadenza del bando, mando quello che poi è l’incipit del romanzo. Il racconto vince il contest e viene inserito in un’antologia che si chiama “Per rabbia o per amore”. Dopodiché un editor della casa editrice, Alessandro Gazoia, che poi è diventato il mio editor, mi chiede se dal racconto si potesse tirare fuori un romanzo. Ho proposto una scaletta, così abbiamo cominciato e a febbraio dello scorso anno mi sono messo a scrivere.
Nel romanzo i personaggi sono tutti legati da rapporti complementari. La storia di ciascuno di loro ha un epilogo importante. Qual è il personaggio chiave che ha dato il via al romanzo?
Come autore di racconti ho cercato di dare dignità letteraria a cose molto piccole, a dinamiche famigliari, alle fasi della vita, infanzia, adolescenza. Le atmosfere che costruisci per un buon racconto sulla lunga distanza non funzionano, e quindi ho costruito un personaggio “larger than life”, più grande della vita stessa. Per me il Gordo è stato questo: è il protagonista del romanzo, ma soprattutto lui è l’innesco narrativo. Nel suo io delirante, costringe tutti gli altri personaggi ad affrontare il tema del cambiamento, che è il tema del romanzo. Il Gordo non ha freni e costringe gli altri a domandarsi se non sia meglio, qualche volta, toglierlo un freno. Lui è fondamentale per lo snodo narrativo di tutti. Infatti il romanzo è una commedia corale, in cui tutti i personaggi cambiano e il Gordo ha un ruolo preciso in questo processo.
Isla Bonita parla d’amore: è ripetuta quattro volte una frase di Freud. E’ un romanzo freudiano, dunque?
Dovrei conoscere Freud un po’ meglio di quanto lo conosca, per poter affermarlo. Possiamo dire che ‘Isla bonita’ è anche un romanzo d’amore, perché c’è una riflessione sulla potenza, ma anche sulla fragilità delle relazioni. Quindi non so se è un romanzo freudiano. Se lo è, lo è inconsciamente.
Il calcio: cos’è? Gioco, guerra, teatro con un goal che è l’abbattimento della quarta parete? O altro?
Il calcio nasce come un gioco, probabilmente non è una guerra. In occidente, dove le guerre per fortuna non le vediamo da tanto tempo, è la cosa che epicamente più le assomiglia. Ecco il perché è una forma di racconto così potente. Il calcio ha tanto di epico e di romanzesco dentro di sé: nel corso di una partita tante sono le emozioni, i capovolgimenti di fronte.
Parliamo di un altro tema del romanzo: il giornalismo, le bugie, quelle dette tramite comunicati, quelle sugli organi di stampa che qualificano un pettegolezzo come notizia.
Il tema del giornalismo e delle bugie nel romanzo è un po’ lo specchio dei tempi. Si parla dell’era della post verità. In questo romanzo non si fa altro che tentare di manipolare la verità. Lo fanno i cattivi per attaccare, lo fanno i buoni per tutelare. Alla base, però, c’è il fatto che si raccontano delle bugie, col tentativo di farle passare per vere. Un po’ ciò che succede tutti i giorni: nella politica, nel calcio, ad esempio. Pensiamo alle elezioni americane vinte da Trump cinque anni fa, influenzate da ingerenze russe – ormai è certificato – che hanno investito sui social network per deformare la realtà. Governare il racconto della realtà è in grado di cambiare le cose. Nel romanzo è così: il racconto che si fa delle cose è più importante delle cose stesse.
Davvero Cagliari è la isla bonita donde es sempre primavera?
No, ovviamente. Non mi ricordo dove ho letto o sentito questa massima: casa è il posto dove sei stato felice per la prima volta. Questo succede al Gordo. Dopodiché c’è la Cagliari provinciale, borghese, superficiale. Quindi ci sono i pregi e i difetti della città. Se hai certe ambizioni per forza sei infelice – Cagliari è un posto meraviglioso dove la qualità della vita è buona ed è primavera tutto l’anno, ma anche un posto che può diventare una prigione.










