Contact Zone – Arte e comunicazione secondo Federico Clapis giunge al termine. La mostra, ospitata al centro d’arte e cultura Exmà di Cagliari potrà essere visitata fino a venerdì 12 marzo con orario continuato dalle 10 alle 18.
Perché è una mostra da non perdere? Perché l’artista, nato a Milano ha tanto da raccontare sul rapporto tra arte e comunicazione. Autore di video virali e progettista di lavori concepiti per la fruizione digitale realizza opere in grado di coniugare arte e scienza, contaminando i linguaggi e rendendoli indistinguibili. Osservatore acuto della realtà e delle sue paure, mancanze e idiosincrasie, Clapis sa intercettare i messaggi chiari e quelli sotto traccia e restituirli in forme plastiche e affascinanti che dialogano con lo spazio.

La sala Volte dell’Exmà diventa una piazza metafisica, con un allestimento godibile e straniante al tempo stesso creato da Salvatore Campus per il Consorzio Camù. Qui l’arte diventa il terreno d’indagine, di dialogo serrato tra l’urgenza di una dimensione privata e quella pubblica e virtuale sempre più invasiva.
C’è spazio per una riflessione sull’indissolubile legame tra natura e tecnologia in ‘Babydrone’ così come per un elegante j’accuse in ‘Tank fish’ che pone l’accento sull’inquinamento degli oceani causati da plastiche e microplastiche. Una visione contemporanea che sa essere immediata e allo stesso tempo misurata nel raccontarsi, in splendido equilibrio tra virtuosismo e concetto.

foto di Giacomo Pisano 
foto di Giacomo Pisano
La direttrice artistica Simona Campus scrive: “Quale ruolo ha dunque l’arte in una società che, come preconizzato da Walter Benjamin, avverte il pericolo del definitivo abisso ma continua a volgere lo sguardo verso l’ineluttabilità del futuro? Federico Clapis non assume posizioni moralistiche e non fornisce predeterminate chiavi di lettura, ci chiama in causa, ci interroga, ci costringe ad osservare i cambiamenti che riguardano il nostro modo di percepire il mondo e vivere il nostro rapporto con gli altri. A pensare e ripensare, insomma, quale sia, e che forma abbia, la nostra contact zone, la nostra zona di contatto”.

foto di Francesco Pruneddu/Consorzio Camù 
foto di Francesco Pruneddu/Conzorzio Camù 
foto di Francesco Pruneddu/Consorzio Camù










