Avrebbe compiuto 102 anni il prossimo 24 marzo Lawrence Monsanto Ferlinghetti, poeta e artista totale della controcultura americana spentosi lunedì nella sua San Francisco. Padre putativo della beat generation, anche se preferiva definirsi come l’ultimo dei bohemien, ha diviso la sua lunga vita fra poesia, attivismo politico e un infinito peregrinare on the road per il mondo.
Nato a Yonkers da padre bresciano e madre di origine francese, crebbe con la zia materna fra New York e Strasburgo. Il D-Day, Nagasaki, la Sorbona e San Francisco furono le tappe fondamentali della sua gioventù, dove maturano in lui le idee libertarie, pacifiste e ambientaliste che caratterizzarono la rivoluzione culturale della Frisco beat dei primi anni 50. La libreria e casa editrice City Life fondata nel 1953 fu il fulcro di quel corso letterario traboccante facondia attorno al quale nacquero le opere di Jack Kerouac, Allen Ginsberg, Gregory Corso, Neal Cassady e dei tanti altri protagonisti di quella frattura artistica e concettuale col passato, che anticipava di fatto la stagione movimentista degli anni Sessanta.
Fino a qualche anno fa lo si poteva ancora incontrare nei luoghi simbolo di quei tempi propizi. Seduto ai tavolini del Cafe Vesuvio sulla Columbus Avenue, proprio davanti alla sua libreria, dove Bob Dylan era di casa o al Cafe Trieste di Northen Beach,dove Francis Ford Coppola lavorò alla sceneggiatura de “Il Padrino”, mentre conversa con Jack Hirschman sotto il murale raffigurante una scena di pesca in Sardegna.

Nella sua poesia, nei suoi quadri, nei suoi reading musicali hanno trovato posto l’inquietudine e la meraviglia del mondo di un ex little boy di marina perennemente contro e poco avvezzo alle logiche del potere e alle politiche dei vari Nixon, Bush e Reagan fino ad arrivare a Obama e Trump.
Ma c’è stata anche tanta Italia, che visitò a più riprese, dalle traduzioni di Pasolini alla profonda amicizia che lo legava alla sua traduttrice Fernanda Pivano o ad Omar Pedrini con il quale collaborò con i Timoria e al Brescia Music Art.
Nel luglio del1999 venne a Cagliari, ospite del festival Poiesis organizzato dalla City Lights Italia e dal teatro Alkestis, dove volle visitare la città e i suoi dintorni, lasciandone testimonianza in alcuni versi di ‘Blind Poet’ del 2003.
Lunedì il suo cuore anarchico e ribelle ha smesso di battere.
Oggi “L’universo trattiene il suo respiro
C’è silenzio nell’aria
La vita pulsa ovunque
La cosa chiamata morte non esiste”
Buon viaggio Mr. Ferlinghetti.











