Svastiche, fasci littori, saluto romano, bandiere, gadget e immagini con le facce di Hitler e Mussolini, e ancora discorsi che inneggiano al Ventennio o al Reich, in spazi privati ma soprattutto in pubblico. Sono sempre più evidenti le tracce di un ritorno di idee di stampo fascista e nazista, che trovano spazio sui social network ma anche sulla stampa, sui media, nelle piazze.
Per arginare questa pericolosa tendenza è stato preparato il disegno di legge “Norme contro la propaganda e diffusione di messaggi inneggianti a fascismo e nazismo e la vendita e produzione di oggetti con simboli fascisti e nazisti“. A scriverlo, un Comitato promotore presieduto dal sindaco di Stazzema (provincia di Lucca) Maurizio Verona.
Il testo, depositato alla Corte di Cassazione il 19 ottobre scorso, prevede modifiche alle norme già esistenti sulla propaganda razzista, fascista e nazista, cioè il Codice penale del 1930, la Legge Scelba del 1952 e la Legge Mancino del 1993, con l’obiettivo di disciplinare ancora meglio pene e sanzioni su chi mette in atto propaganda fascista e nazista con ogni mezzo, in particolare tramite social network e con la vendita di gadget.

Nel dettaglio, si propone di introdurre l’art. 293bis del Codice penale: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque propaganda i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero dei relativi metodi sovversivi eversivi del sistema democratico, anche attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne fa comunque propaganda richiamandone pubblicamente la simbologia o la gestualità è punito con la reclusione da sei mesi a due anni. La pena di cui al primo comma è aumentata di un terzo se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici”. C’è poi una richiesta di aumento delle pene per “Chiunque con parole, gesti o in qualunque altro modo compie pubblicamente manifestazioni usuali al disciolto partito fascista” (art. 5 della Legge Scelba) e per chi espone emblemi o simboli riconducibili al partito fascista o al partito nazionalsocialista tedesco in pubbliche riunioni (art. 2 della Legge Mancino).
“Il ‘Rapporto Italia 2020’ dell’Eurispes ci dice che dal 2004 ad oggi è aumentato il numero di chi pensa che la Shoah non sia mai avvenuta – si legge nella relazione che accompagna il testo – e sono in aumento anche coloro che ridimensionano la portata della Shoah. Inoltre, secondo l’indagine, riscuote nel campione un ‘discreto consenso’ l’affermazione secondo cui ‘Mussolini sia stato un grande leader che ha solo commesso qualche sbaglio’. Secondo la maggioranza degli italiani, recenti episodi di antisemitismo sono casi isolati, che non sono indice di un reale problema di antisemitismo nel nostro Paese”.
Oltre a non conoscere, e spesso negare, la storia del fascismo, del nazismo e dell’Olocausto assistiamo quotidianamente alla riproposizione di simboli e immaginario che richiamano palesemente quelle ideologie. Una deriva preoccupante che potrebbe trovare terreno fertile in un momento di crisi economica e sociale come quello attuale esattamente come accaduto un secolo fa, quando Benito Mussolini in Italia e Adolf Hitler in Germania facendo leva su sentimenti di insoddisfazione e rabbia diedero inizio al momento più nero del Novecento.

Un incubo che sembrava finito: la Costituzione italiana entrata in vigore il 1 gennaio 1948 tra le norme transitorie vietava “la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”. Leggi e norme evidentemente non sufficienti: nel 2016 era stato approvato dalla Camera il disegno di legge “Fiano” contro la propaganda di immagini e contenuti di fascismo e nazismo, fermato a causa della fine della legislatura, così come si è fermato il progetto di legge “Pastorino” sul controllo e scioglimento delle organizzazioni fasciste.
Per arrivare in Parlamento e affrontare l’iter che trasformerà il disegno in legge è necessario raggiungere 50 mila firme entro il 31 marzo 2021. Si può sottoscrivere il documento in tutti i comuni italiani, oppure tramite i cittadini promotori che si occupano di raccogliere le firme e farle poi vidimare dalla cancelleria della Corte d’Appello o del Tribunale o dalla Segreteria comunale. Per ulteriori informazioni c’è il sito anagrafeantifascista.it, che ha anche ideato la campagna per la creazione di una anagrafe virtuale antifascista già firmata finora da 58 mila persone.











Ed ecco, con un inquietante tempismo, che i timori divengono realtà: proprio ieri il Consiglio comunale di Genova ha approvato un ordine del giorno, presentato da Mario Mascia, capogruppo di Forza Italia, che impegna sì sindaco e giunta ad aderire all’anagrafe antifascista istituita dal Comune di Stazzema, salvo poi “promuovere una proposta di legge di iniziativa popolare contro la propaganda delle ideologie fasciste, naziste, comuniste, eversive e antidemocratiche”: l’equiparazione è compiuta!
Un caro saluto a tutti e grazie per lo spazio che mi avete concesso.
luca
Certamente arginare il fascismo – anzi, forse, dagli anni Settanta, sarebbe storicamente e politicamente più preciso parlare di “fascismi” – è sempre opportuno, però il timore che siffatti provvedimenti possano venire in seguito strumentalizzati per condannare anche altre ideologie, con il pretesto, vero o presunto, che si siano macchiate di nefandezze rimane vivo.
Un abbraccio a te, Fra, e un caro saluto all’intera redazione.
luca
Grazie Luca!
Si, ricordo bene quel discorso. Però erano altri tempi e il fascismo non si era ancora espresso in tutte le sue atrocità. Se mancano strumenti perché si riesca davvero ad arginare questa deriva, perché non metterli in atto? Un abbraccio, Fra
Iniziativa certamente meritoria; purtuttavia sorge il timore che, in futuro, in nome di un’equiparazione fra totalitarismi, possa subire analogo provvedimento anche il comunismo, viepiù se strumentalmente associato allo stalinismo. A tal proposito, forse non è inopportuno rammentare che Gramsci, in un discorso tenuto alla Camera il 16/5/1925, si dichiarò contrario alla promulgazione di leggi contro le associazioni segrete (“Disegno di legge Mussolini-Rocco”), poiché, nonostante il fascismo asserisse di voler colpire la massoneria, nel provvedimento egli ravvide la possibilità che esso venisse esteso alle organizzazioni antifasciste e di opposizione.
Un caro saluto.
luca