• Accedi
  • Aiuto
Sito nemesismagazine.it
  • Home
  • Articoli
  • Rubriche
  • Editoriali
  • Interviste
  • Podcast
    • Creattiva
    • L’isola sconosciuta
    • Vamp
  • Chi siamo
  • Sostienici
  • Newsletter
Nessun risultato trovato
Vedi tutti i risultati
Sito nemesismagazine.it
  • Home
  • Articoli
  • Rubriche
  • Editoriali
  • Interviste
  • Podcast
    • Creattiva
    • L’isola sconosciuta
    • Vamp
  • Chi siamo
  • Sostienici
  • Newsletter
Nessun risultato trovato
Vedi tutti i risultati
Sito nemesismagazine.it
Nessun risultato trovato
Vedi tutti i risultati

Alfabeto interno. V come Valvola

Di Valeria Martini
18/10/2025
in Comunicazione e società
Tempo di lettura: 5 minuti
Alfabeto interno. V come Valvola

La valvola di sfogo, direte voi.

E credo che abbiate ragione.

Mai come in questo periodo della storia umana si avverte il bisogno di avere spazi e momenti per scaricare la tensione e lo stress che accumuliamo nelle nostre attività quotidiane.

Sembra che noi si lavori di più rispetto ai nostri nonni. No, forse lavoriamo addirittura per meno ore al giorno. Ma loro non erano così stressati, non avevano la sensazione di essere così tanto sotto pressione. Almeno, dalle nostre parti va così, mentre ci sono oramai nazioni in cui si pratica la settimana corta e in Finlandia stanno pensando di accorciarla ancora, di lavorare per 4 giorni. In altri paesi, oltre a lavorare di meno, si è data la possibilità, laddove concesso dal tipo di mansione, di farlo negli orari che risultino più comodi, purché si porti a casa il risultato. Noi no. Dico, qui in Italia.

Ma cosa ci rende così appesantiti? La complessità. Non proprio. La complessità è frutto di attenzione ai dettagli. Io credo che si tratti della oramai radicata capacità disadattiva di rendere complicato e confuso ciò che è complesso ma tutto sommato lineare, user-friendly, fluido. Noi inciampiamo in una finta dematerializzazione delle procedure burocratiche, in server che crashano nei momenti meno opportuni, nella lentezza di risposta alle nostre domande e quelle stesse risposte spesso sono poco chiare, talvolta indefinite, perfino.

Viviamo con la paura di non farcela, non riuscire a pagare il mutuo trentennale. Assurdo. Il mutuo dei nostri genitori se arrivava a quindici anni era già uno scandalo. Davanti a 30 lunghi anni di debito, consistente per giunta, chi si sentirebbe sereno? Se a questo aggiungiamo tutti quei contratti di lavoro a tempo indeterminato che… ops! Non lo sono più. Perché l’azienda non ha più bisogno di quell’asset, perché è interesse che i capitali siano convogliati in altri investimenti e così, con una email, dalla sera alla mattina del giorno dopo, ci si ritrova disoccupati. Non importa. Mi ricolloco, ho esperienza. Beh, in Italia della tua esperienza importa poco. Anzi, se hai superato i 50 anni, sebbene super blasonato dal punto di vista professionale, resti a terra, molto probabilmente.

Vi sta assalendo uno strano senso di angoscia? Se ciò non fosse già accaduto, parliamo della difficoltà ad accedere alle cure primarie, a esami diagnostici o a interventi preventivi, o magari curativi, prima che la malattia cammini a tal punto da non poter più fare nulla. Liste d’attesa lunghissime, ma se procedi intramoenia il posto è libero già domattina alle 11:45 e mi raccomando… il campione delle urine.

Noi viviamo in una società sempre più spietata.

I nostri nonni andavano dal medico condotto che gli auscultava il cuore e i polmoni, così come buona prassi, e prendeva la pressione arteriosa, ascoltava davvero e veniva a casa per la visita domiciliare perché se hai la febbre alta è giusto così. Ora ci sentiamo dire dal medico di famiglia che tu, con la febbre alta, devi andare da lui per la visita. Il medico dal quale devi prenotare per avere una impegnativa. Solo se sei fortunato te la manda via email o su whatsapp anche se non ti ha nemmeno guardato in faccia.

Viviamo nel terrore di star sbagliando qualche procedura che ci costerà una multa salata, e nel tempo dei manager premiati per aver fatto fallire un’azienda e oltre a ciò liquidati con buonuscite con le quali ci si farebbe vivere due generazioni.

È la società, in senso più esteso di quella italiana, dell’amore liquido. Non mi vai più, ti ghosto, ti blocco, sparisco. E l’altro resta attonito, a chiedersi “cosa ho sbagliato?”. Nulla amico, credi a me, ormai va così, fattene una ragione.

In tutto questo ci sono un numero enorme di persone oneste, etiche, volenterose, che stanno sviluppando disturbi nervosi che i nostri nonni non saprebbero nemmeno nominare. Loro avevano mal di schiena, artrite, le presbiopia alla giusta età e qualche dente cariato. Nonna ancora piangeva il fratello disperso in Eritrea e zia, che voleva tanto fare la postina, ha dovuto accontentarsi di studiare canto al conservatorio.

Poi si tornava a casa, la sera, si preparava la cena, un buon piatto di minestra calda e tutto andava bene. Oggi vedo ragazzini nemmeno maggiorenni fare aperitivo così spesso che sta pure diventando una noia.

Siamo rimasti intrappolati in desideri di cui, se vai a ben vedere, non te ne importa granché. Ma tutta l’esposizione delle vite altrui, sbattute in faccia dalle vetrine personalizzate degli account social, certo che un po’ ti fanno chiedere: ma io allora sono un pirla? Io mica li preparo tutti quei piatti, e non li bevo tutti quei vini e non faccio nemmeno tutti quei week end. Per non parlare dei ritocchi estetici, delle sessioni col personal trainer. Cioè forse il PT non ce l’aveva nemmeno Mennea, campione assoluto che si faceva bastare le scarpe da corsa per mesi.

Insomma, non è che l’abbondanza non vada bene, ma è il falso desiderio alimentato dall’effluvio di stimoli che ci raggiungono a determinare una sensazione di angoscia e a mettere sotto pressione la nostra psiche. Nessuno ne è esente, chi più, chi meno.

Perché se senti tanto spesso un buon profumino, o se vedi frequentemente delle belle pietanze passarti davanti, beh l’appetito si fa sentire, ma magari non hai fame per davvero. Però mangi. E facendo così, lentamente riempi, riempi, riempi. E poi arrivi quasi a esplodere.

Avevamo iniziato con la valvola?

Sì e ci torniamo proprio ora.

La valvola che ci consente di far uscire tutta la pressone è un sistema di contatto. Raffinato, meravigliosamente perfetto e poco utilizzato: il contatto con se stessi. Sentire davvero cosa ci serve. Cosa ci serve per stare bene. Davvero.

È in quello spazio intimo che la furia esteriore si placa. Quella furia non ha accesso a quello spazio sacro. È nell’intimo del tuo respiro, della tua reale necessità che trovi le tue migliori risorse, ci sei tu e la calma.

Fermati, respira, guarda dentro. La vita non è e non può essere solo orizzontalità, andare verso tutto ciò che è fuori. La vita è anche verticalità, andare dentro, nel profondo. È una verticale che ti tiene dritto. È una verticale che incrociando l’orizzontale trova il punto centrale in cui possono passare infinite possibilità, ma tu concedi il passaggio solo a ciò che per te è buono e reale.

(Foto di Igal Ness)

CondividiTweetInviaCondividiCondividi

Post correlati

Perché quando la cultura perde spazi sparisce anche la sua voce
Cultura

Perché quando la cultura perde spazi sparisce anche la sua voce

18/10/2025
Arrivederci Nemesis Magazine, una palestra di sogni, parole e responsabilità
Cultura

Arrivederci Nemesis Magazine, una palestra di sogni, parole e responsabilità

18/10/2025
Post successivo
Cicitu Masala e ”Il parroco di Arasolè”, un monologo interiore che mostra le fragilità dell’animo umano e la bellezza degli sconfitti

Cicitu Masala e ''Il parroco di Arasolè'', un monologo interiore che mostra le fragilità dell'animo umano e la bellezza degli sconfitti

LA VITA VA COSÌ V. Raffaele, G.I.Loi @Claudio Iannone

"La vita va così", nel nuovo film di Riccardo Milani la storia del pastore del Sulcis che non volle vendere la sua terra agli speculatori edilizi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sono d'accordo con la Privacy Policy.




Enter Captcha Here :

Sostieni Nemesis Magazine

I contenuti di Nemesis Magazine sono gratuiti e accessibili a tutti e tutte. Potete sostenere il nostro lavoro con un una donazione. Grazie!
Fai una donazione

This Station Is Non-Operational
as heard on radio nemesis

This Station Is Non-Operational

Di GianLuca
18/10/2025
0

The Last One

Leggi l'articolo
Perché quando la cultura perde spazi sparisce anche la sua voce

Perché quando la cultura perde spazi sparisce anche la sua voce

18/10/2025
Quei posti, dove abbandonarsi ancora ai sogni di sempre

Quei posti, dove abbandonarsi ancora ai sogni di sempre

18/10/2025
Arrivederci Nemesis Magazine, una palestra di sogni, parole e responsabilità

Arrivederci Nemesis Magazine, una palestra di sogni, parole e responsabilità

18/10/2025
Casa Famiglia Killia, apre a Selargius la struttura per bambini disabili orfani o di famiglie in povertà socio economica

Casa Famiglia Killia, apre a Selargius la struttura per bambini disabili orfani o di famiglie in povertà socio economica

18/10/2025
LA VITA VA COSÌ V. Raffaele, G.I.Loi @Claudio Iannone

“La vita va così”, nel nuovo film di Riccardo Milani la storia del pastore del Sulcis che non volle vendere la sua terra agli speculatori edilizi

18/10/2025

Articoli recenti

  • This Station Is Non-Operational
  • Perché quando la cultura perde spazi sparisce anche la sua voce
  • Quei posti, dove abbandonarsi ancora ai sogni di sempre
  • Arrivederci Nemesis Magazine, una palestra di sogni, parole e responsabilità
  • Casa Famiglia Killia, apre a Selargius la struttura per bambini disabili orfani o di famiglie in povertà socio economica

Commenti recenti

  • Anonimo su Sindaco si muore. Il sangue degli amministratori locali nella Sardegna dell’Ottocento
  • Anna Licia Melis su Cagliari perde uno degli ultimi intellettuali. Si è spento Gianluca Floris
  • Marianna Peddio su Giornata della Memoria. Dalla Barbagia a Mauthausen e Auschwitz, la marcia della morte di Antonio Moi
  • .. su Le luci sul porto (Dietrich Steimetz)
  • Anonimo su Porto Canale in bianco e nero (Dietrich Steinmetz)

Sostieni Nemesis Magazine

I contenuti di Nemesis Magazine sono gratuiti e accessibili a tutti e tutte. Potete sostenere il nostro lavoro con un una donazione. Grazie!
Fai una donazione

Info

Direttrice: Francesca Mulas
Nemesis Magazine è registrato al pubblico registro della stampa con decreto del Tribunale di Cagliari n. 14/2020
Editrice: Associazione culturale Terra Atra
Sede legale: Via del Sestante 5, 09126 Cagliari

Email: info@nemesismagazine.it

Hosting

Hosting: Tophost srl
Piazza della Libertà 10, Roma
P.Iva 08163681003
Rea 1077898
Iscrizione alla camera di Roma del 01/10/2004

La testata usufruisce del contributo della Regione Sardegna, Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport. Legge regionale 13 aprile 2017 n. 5, art. 8 comma 13

Newsletter

    • Arte
    • Cinema
    • Comunicazione e società
    • Cultura
    • Fotografia
    • Interviste
    • Libri
    • Moda
    • Musica e spettacolo
    • Privacy Policy

    Benvenuto!

    Accedi al tuo account!

    Ho dimenticato la password

    Recupera la tua password

    Inserisci il tuo nome utente o la tua email per recuperare la password!

    Accedi
    • Accedi
    Nessun risultato trovato
    Vedi tutti i risultati
    • Home
    • Articoli
    • Rubriche
    • Editoriali
    • Interviste
    • Podcast
      • Creattiva
      • L’isola sconosciuta
      • Vamp
    • Chi siamo
    • Sostienici
    • Newsletter
    • Aiuto


    Direttrice: Francesca Mulas
    Nemesis Magazine è registrato al pubblico registro della stampa con decreto del Tribunale di Cagliari n. 14/2020
    Editrice: Associazione culturale Terra Atra
    Sede legale: Via del Sestante 5, 09126 Cagliari

    Email: info@nemesismagazine.it

    Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, al fine di migliorare i servizi offerti e l'esperienza di navigazione dei lettori. Se prosegui nella navigazione o se chiudi questo banner acconsenti all’uso dei cookie. Privacy e Cookie.