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Danzare per reimmaginare, Fuorimargine torna a Cagliari dal 27 settembre

Di Francesca Cinus
27/09/2025
in Arte, Cultura
Tempo di lettura: 3 minuti
Danzare per reimmaginare, Fuorimargine torna a Cagliari dal 27 settembre

Prime nazionali, artisti di fama e nuovi talenti per celebrare la vitalità della danza contemporanea e riflettere su relazioni, marginalità e fragilità del nostro presente; è il Fuorimargine Festival, progetto del Centro di Produzione di danza e arti performative della Sardegna che torna a Sa Manifattura di Cagliari dal 27 settembre al 22 novembre.

Star internazionali e attese prime nazionali

Il cartellone si apre il 27 settembre con la prima italiana di “Cry Why” di Moritz Ostruschnjak, uno dei coreografi emergenti più acclamati della scena europea, con un duetto che smonta e ricompone immagini familiari, mettendo in discussione i ruoli di genere. Tra gli appuntamenti imperdibili, il 7 e 8 novembre l’iconico lavoro del famoso coreografo belga Jan Martens, Sweat baby sweat del 2011, per la prima volta in Sardegna con un uomo e una donna che, intrecciati in un abbraccio prolungato, ci mostrano la fatica delle relazioni umane e, il 28 settembre, l’attesa prima nazionale del nuovo lavoro di Cristina Kristal Rizzo, SentimentalStudio 1, prodotto dallo stesso Fuorimargine e liberamente ispirato da “Il Giardino di Derek Jarman” (1986/1994) e “Il Matrimonio del cielo e dell’inferno” di William Blake (1790/93).

Sweat baby sweat di Jan Martens, crediti foto di Klaartje-Lambrechts

Collaborare per sostenere e produrre arte

Fuorimargine torna, come dichiarano le direttrici artistiche Momi Falchi e Giulia Muroni, con “un maggiore investimento nelle alleanze di senso e reti fertili di collaborazione” per dare forma e specificità a un progetto capace di mettere in crisi stereotipi tra i più radicati del nostro tempo. L’impegno del Centro si riflette soprattutto nelle opere nate e sviluppate in residenza, come il racconto autobiografico e in divenire sulla neurodivergenza de “Il Margine” di Kelly Ardens (la prima nazionale è prevista per il 7 ottobre) e il lavoro in fase di studio di Roberta Racis, “Nulla dies sine linea – studio”, in scena l’8 e 9 novembre, che trasforma lʼuso di uno strumento di sottomissione – la frusta acrobatica – in un atto di libertà e resistenza contro ogni forma di imposizione, con la femminilità che si fa forza primordiale.

In scena temi manifesto del contemporaneo

Tra i temi manifesto, identità non conformi o emarginate e relazioni di potere come negli spettacoli di Diana Anselmo, artista tra le più interessanti della sua generazione, che torna a collaborare con Fuorimargine nella coproduzione “Pas Moi” (25 e 26 ottobre), Gianmaria Borzillo che presenta “Femenine”, spettacolo ispirato alla vita di Julius Eastman, compositore che ha dato vita alla “musica organica” e che, rivendicando fieramente la sua identità queer, per tutta la sua carriera ha evidenziato le difficoltà di accettazione e integrazione nella New York degli anni ’70 e ’80 (10 e 11 ottobre) e Lucia Di Pietro con il suo nuovo lavoro, “KaraOCHE”, performance teatrale che mette in scena un improbabile karaoke animato da un’oca, un’aragosta, una tacchina arrosto e una custode di cigni; voci “non autorizzate” in uno spazio fantastico, sospeso tra realtà e finzione (20 novembre).

E poi, ancora, crisi e relazione, come in “Se domani” di Elisa Sbaragli, progetto che riflette sul perché l’umanità abbia sempre bisogno di un’emergenza per passare all’azione (31 ottobre e 1 novembre), “CRY VIOLET”, nuova creazione di Panzetti / Ticconi, con la composizione sonora originale di Teho Teardo, che ragiona su come il dolore e la responsabilità possano diventare materia seduttiva e persino pubblicitaria (1 e 2 novembre) e “Healing together” di Daniele Ninarello, pensato partendo da azioni coreografiche create durante il lockdown e dedicate al concetto di “corpo della protesta” collettivo.

“CRY VIOLET” di Panzetti / Ticconi, crediti foto di Valerio Figuccio

Molto più di una rassegna, questo vivido atto di resistenza culturale, per otto settimane trasformerà Sa Manifattura in un laboratorio di reimmaginazione radicale, rendendo la danza contemporanea un linguaggio vitale per comprendere il mondo con nuove prospettive.

Nella copertina il lavoro di Lucia Di Pietro, “KaraOCHE”

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