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Fact-checking addio? Sette cose da fare per difendersi dalla disinformazione

Di Francesca Cinus
22/02/2025
in Comunicazione e società
Tempo di lettura: 6 minuti
Fact-checking addio? Sette cose da fare per difendersi dalla disinformazione

A inizio 2025, Meta ha annunciato la fine del suo programma di fact-checking su Facebook, Instagram e Threads, eliminando la segnalazione automatica di contenuti ritenuti falsi, fuorvianti o pericolosi. Ma cosa significa davvero? Questo cambiamento riguarda anche l’Italia? E, in uno scenario sempre più caotico, come possiamo difenderci dalla cattiva informazione?

Il nuovo modello di Meta

Fino al 2024, la piattaforma ha collaborato con organizzazioni indipendenti come Reuters Fact Check, PolitiFact e AFP Fact Check, che analizzavano i contenuti segnalati dagli utenti per verificarne la veridicità: se un post veniva giudicato fuorviante, Meta ne riduceva la visibilità, aggiungeva un avviso e forniva un link a fonti attendibili per approfondire.

Ora, al posto di questo sistema, negli Stati Uniti Meta ha introdotto “Community Notes”, un modello che affida ai suoi utenti il compito di evidenziare errori o aggiungere contesto ai post, con un funzionamento simile a quello del precursore X (ex Twitter). Il sistema si basa su note di correzione che, per venire pubblicate, devono ottenere l’approvazione di più utenti, inclusi quelli con prospettive differenti; l’obiettivo dichiarato della piattaforma è rendere il processo più decentralizzato e partecipativo ma il sistema, che funziona bene per smascherare truffe o spam, presenta seri limiti quando si tratta di preservare il discorso pubblico e politico: gruppi organizzati potrebbero manipolare le informazioni e, su temi complessi, la verifica collettiva potrebbe non offrire la stessa affidabilità di un fact-checking professionale.

Al contrario di quanto lasciavano intendere i titoli allarmisti di inizio anno, in Italia esistono ancora maggiori tutele rispetto agli USA, ma presto questo cambiamento potrebbe riguardare anche noi. A proteggerci, per ora, è il Digital Services Act, il regolamento dell’Unione Europea sui servizi digitali, fortemente osteggiato non solo da Meta e X ma anche da Google; per questo, diventa sempre più importante valutare le notizie con spirito critico e abituarsi a verificare le informazioni in autonomia.

Sette azioni contro la disinformazione

Qui sotto trovi sette azioni pratiche per proteggerti dalle fake news e migliorare la qualità delle informazioni che consumi e condividi; per stilare la lista ci siamo basati su studi e ricerche di realtà come il Poynter Institute con il progetto MediaWise, il Reuters Institute, lo Stanford History Education Group, il Civic Online Reasoning e il Washington Post Fact Checker che negli ultimi anni hanno analizzato i meccanismi della disinformazione, evidenziando strategie efficaci per contrastarla.

1. Ascolta il tuo istinto ma verifica sempre

Le fake news funzionano perché suscitano emozioni forti: più un contenuto genera indignazione, paura o entusiasmo, più è probabile che venga condiviso subito, senza averci ragionato prima. Molte notizie false sono costruite appositamente per innescare reazioni impulsive.

  • Fermati un momento prima di condividere.
  • Chiediti: “Chi trae vantaggio dalla diffusione di questa informazione?”

2. Controlla le fonti

Sui social, le informazioni più visibili non sono necessariamente le più affidabili; molte persone giudicano la credibilità di una fonte basandosi solo – o quasi – sull’aspetto grafico, senza verificarne l’origine.

  • Verifica chi ha scritto la notizia: ha competenze reali sul tema?
  • Confronta con fonti riconosciute e affidabili, in Italia ad esempio operano: Facta.news, dedicata a contrastare la disinformazione e la diffusione di notizie false; Bufale.net, portale italiano di fact-checking che da anni combatte le bufale e l’allarmismo online; Open – Fact-checking, sezione del giornale online “Open”, impegnata nella verifica dei fatti; Lavoce.info – Fact-checking: rubrica dedicata al fact-checking in politica economica.
  • Evita notizie anonime o senza riferimenti chiari.

3. Attenzione a immagini e video

Un’immagine può essere reale ma usata in un contesto falso; lo stesso vale per i video. Capita spesso che immagini di eventi accaduti anni prima siano riproposte come se fossero attuali, generando confusione e paura o che foto e clip di paesi lontani dai nostri vengano usati, fuori contesto, per riferirsi a luoghi più vicini a noi:

  • Usa strumenti di verifica delle immagini come Google Lens, per cercare immagini simili sul web e TinEye, per risalire all’origine di un’immagine, con una “ricerca al contrario”.
  • Se un video su temi importanti è virale, chiediti: da dove arriva? È stato modificato?

4. Non fidarti solo degli algoritmi

I social media ci mostrano contenuti selezionati in base alle nostre interazioni passate, creando bolle informative che limitano la nostra esposizione a punti di vista diversi; questo meccanismo può portare a una percezione distorta della realtà:

  • Segui fonti diverse, anche con opinioni contrastanti.
  • Regola le impostazioni delle piattaforme: disattiva le “notizie consigliate” e segui manualmente fonti autorevoli.

5. Non fermarti al primo risultato

I primi risultati nei motori di ricerca non sono necessariamente i più affidabili; spesso sono semplicemente quelli più ottimizzati per la SEO:

  • Scorri oltre il primo risultato e verifica la credibilità delle fonti.
  • Controlla se la notizia è riportata da testate giornalistiche accreditate.

6. Non condividere senza verificare

Ogni volta che inoltriamo una notizia non verificata, possiamo amplificare la disinformazione; prima di condividere un contenuto potresti applicare la “regola delle tre domande”:

  1. Questa informazione è riportata da più fonti affidabili?
  2. L’autore è riconoscibile e ha credibilità?
  3. La mia condivisione aggiunge valore o contribuisce al caos informativo?

Se la risposta a una di queste domande è “no”, meglio evitare di diffondere la notizia.

7. Impara a riconoscere i bias cognitivi

Tutti abbiamo pregiudizi che influenzano il modo in cui interpretiamo le informazioni; lo Stanford History Education Group ha identificato tre “bias” comuni che influenzano la nostra percezione della verità:

  • Effetto conferma: tendiamo a credere solo a ciò che rafforza le nostre opinioni.
  • Bias di disponibilità: valutiamo come più probabili eventi che ricordiamo meglio, anche se sono rari.
  • Bias di autorità: siamo portati a fidarci delle informazioni fornite da una figura autorevole, anche senza verificarle.

Essere consapevoli di questi meccanismi ci aiuta a filtrare meglio ciò che leggiamo e ascoltiamo.

Quando a prevalere sono i fatti, la democrazia ne esce rafforzata

Ogni volta che fai scrolling sul tuo smartphone, prova a ricordare che l’informazione non è solo un diritto ma un dovere; scegli consapevolmente, condividi responsabilmente e costruisci informazione.

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