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Alfabeto interno. Q come Quaderno

Di Valeria Martini
07/09/2024
in alfabeto interno, Rubriche
Tempo di lettura: 3 minuti
Alfabeto interno. Q come Quaderno

Il mese di settembre è oramai quello in cui la scuola, per i giovani italiani, riapre i battenti alle lezioni in aula e a molte altre attività.

La scuola è cambiata nei secoli e anche negli ultimi anni, ma una cosa è rimasta pressoché invariata: il quaderno. O, almeno, la necessità di averne uno.

Dalle tavolette di argilla sulle quali imprimere le lettere con dei cunei nelle scuole fenicie, ai fogli di papiro nelle popolazioni nilotiche e fino a quelli di carta, ovunque nel mondo, nei quali scrivere con penna e calamaio, per arrivare a oggi, anche con i supporti tecnologici. Non facciamo che prendere nota, appuntando concetti, pensieri, ragionamenti.

E poi il quaderno è compagno di quasi ogni scrittore che si rispetti e di disegnatori, artisti di varia estrazione, musicisti e chiunque ancora ami il contatto con la carta e il fatto che nel quaderno ci puoi attaccare un ricordo: il biglietto del concerto con la tua migliore amica, una foglia che non avevi mai visto, l’etichetta del the di raffinata qualità che hai bevuto a Londra, un ricciolo di matita temperata. E così il tuo quaderno diventa ciccione, si riempie di emozioni, colori e anche di fotografie che sembra stiano tornando di moda, stampate su apposita carta, per averle concrete da qualche parte che non sia il telefonino o una delle molte cartelle sul desktop del computer.

Il quaderno può essere la traccia di molti percorsi, la testimonianza di periodi o di alcuni momenti.

I quaderni possono essere a tema, o estemporanei e senza un obiettivo, dedicati a una materia, contenenti un progetto annuale scandito tappa per tappa, pieni di cifre delle nostre incombenze finanziarie, vuoti, possono anche essere vuoti. Può darsi che li abbiamo acquistati per via della copertina, ci avevano attratto e irresistibilmente li abbiamo portati a casa e poi abbandonati da una parte, dimenticandocene.

Hanno righe, quadretti, puntini, nulla, pagina bianca, o nera, sulla quale scrivere con inchiostro bianco o colorato o fluo. Ci sono i quaderni con carta di diversi spessori, quella per acquerello e la carta pentagrammata da riempire di note musicali. E i quaderni di carta millimetrata? Oh sì, i più amati da progettisti o pignoli e fanatici della simmetria.

E a un tratto mi sembra di parlare di persone.

Vediamo se funziona facendo delle sostituzioni.

Le persone esistono da sempre, anche da prima dei quaderni, solo che a un certo punto hanno iniziato a prendere appunti e ad essere depositarie di una memoria non più orale ma permanente, almeno quando ha superato inondazioni o incendi, eventi totalmente distruttivi. A settembre tornano in auge, con la ripresa di una serie infinita di attività. Dalla scuola al lavoro e allo sport.

Le persone possono essere compagne di vita oppure avere semplicemente una bella copertina che attrae. Possono avere progetti o vivere alla rinfusa, essere la testimonianza di un percorso o di cose fatte a caso. Possono essere concrete o una serie di momenti volatili che hanno vissuto con noi e che poi abbiamo archiviato. C’è quella che vuoi sempre con te, quella alla quale confidi in tuoi pensieri più segreti, quella con cui fai i conti e capisci cosa ti puoi permettere. Ci sono persone a righe, quelle che amano narrare ma che sanno anche ascoltare. E quelle a quadretti, che calcolano ogni azione e conoscono anche il funzionamento dei motori delle navicelle spaziali. Persone a puntini, piene o vuote, bianche, nere e di altri tanti colori. Spesse, sottili, ampie o tascabili. Persone piene di cose da raccontare e persone che devono ancora vivere e un giorno, magari farci sfogliare le pagine dei loro pensieri, delle avventure che hanno vissuto.

I quaderni e le persone sono tra le cose più belle del creato. Senza persone non ci sarebbero quaderni e senza quaderni perderemmo traccia di molte persone e delle loro bellezze.

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