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Antonio Padellaro al festival Liquida, tra passato e presente del giornalismo italiano con uno sguardo al futuro

Di Francesca Arcadu
29/07/2024
in Comunicazione e società
Tempo di lettura: 3 minuti
Antonio Padellaro Foto: Salvatore Madau

Antonio Padellaro Foto: Salvatore Madau

In un’atmosfera di vivace dibattito e riflessione, il festival di letteratura giornalistica Liquida ha accolto lo scorso sabato 27 luglio una tavola rotonda dedicata al tema “Cosa è rimasto del giornalismo?”, promossa dall’Associazione Stampa Sarda. L’evento coordinato da Simonetta Selloni e Giuseppe Meloni, rispettivamente presidente e vicepresidente di Assostampa, ha visto la partecipazione del giornalista Antonio Padellaro che nel suo ultimo libro “Solo la verità lo giuro” (Edizioni Piemme) ripercorre cinquant’anni di pregi e difetti di una generazione di giornalisti che sembra appartenere al passato, raccontati in modo leggero e ironico senza risparmiare critiche, neppure a sé stesso.

Il festival dedicato a temi legati all’informazione e alla comunicazione, giunto alla sua sesta edizione, si è svolto dal 25 al 28 luglio a Codrongianos, nello spazio antistante la Basilica di Saccargia.

Classe 1946, Padellaro, ex direttore de l’Unità e de Il Fatto Quotidiano, attualmente editorialista dello stesso giornale e autore di numerosi saggi, è tra le voci più autorevoli nel panorama giornalistico italiano. Durante l’incontro, incalzato dai colleghi Selloni e Meloni tra aneddoti, ricordi autobiografici e riferimenti a momenti importanti della sua lunga carriera, il giornalista romano ha tratteggiato uno spaccato della storia d’Italia raccontato da una posizione di privilegio, come lui stesso l’ha definita.

E dunque qual è il presente del giornalismo italiano? Secondo Padellaro quello di una professione in cui il racconto della verità dei fatti e l’imparzialità, doveri di ogni cronista che faccia correttamente il suo lavoro, oggi risultano schiacciati da veline preconfezionate e guru mediatici che fanno dire ai politici ciò che la gente vuole sentire, con buona pace di codici deontologici, curiosità e passione per la ricerca delle notizie.

Alla base di questo momento difficile, ha spiegato, soprattutto il rapporto tra politica e informazione, da sempre strettamente connesse. “La forza della politica e quella dei giornali un tempo si equivalevano e le tribune elettorali erano i programmi più seguiti grazie a editori che investivano nella qualità giornalistica, puntando sui migliori talenti”, ha raccontato dal palco davanti a un pubblico numeroso e attento. Rapporto che oggi si è trasformato in una “ripetizione stucchevole di cose già dette”, in cui i cronisti si accodano ai politici facendo loro da cassa di risonanza, “allineati e coperti, coi giornalisti filo governativi e anti governativi che si contrappongono”.

Una crisi di credibilità, dunque, che il mondo dell’informazione sconta anche a causa della concorrenza coi social, che triturano ogni fatto senza lasciare spazio alla notizia, in una ricerca spasmodica di numeri e visualizzazioni.

Padellaro ha raccontato anche i retroscena di una professione fatta di errori e momenti difficili, sottolineando l’importanza del dovere di rettifica che si accompagna a quello del racconto della verità dei fatti, ma anche la responsabilità di trattare con delicatezza le vite altrui, sottolineando i rischi di entrare troppo profondamente nella sfera privata delle persone.

Tra gli episodi citati il giornalista ha ricordato la scelta di pubblicare o meno sul Fatto Quotidiano la copertina di Charlie Hebdo all’indomani dell’attentato alla redazione del giornale satirico francese. Ma anche il giorno della caduta del governo Berlusconi, coi colleghi che brindavano in redazione mentre Padellaro, furioso, ricordava loro che il mondo del giornalismo aveva costruito la sua fortuna anche grazie alle vicende del politico di Arcore.

Concludendo Padellaro ha esortato i giovani giornalisti ad andare oltre le comunicazioni ufficiali, invitandoli a “cercare le pagliuzze d’oro nel fiume della notizia” per ottenere lo scoop esclusivo, pur rimanendo sotto l’occhio vigile dell’opinione pubblica. E’ possibile farlo, ha aggiunto, divertendosi ma soprattutto evitando il peccato mortale di annoiare il lettore. “Cerchiamo di non far scappare i lettori dalla finestra”, ha concluso, evidenziando la necessità di un giornalismo che informi e intrattenga con rigore ed equilibrio.

Tutte le foto presenti nell’articolo sono di Salvatore Madau

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