Ci sono artisti il cui contributo non si limita a raccontare l’epoca in cui operano, ma sono in grado di regalare al mondo opere capaci d trascendere il tempo. È questo il caso di Robert Kapa, che nonostante sia morto nel 1954, ha consegnato fotografie dal significato ancora più che attuale. Cagliari gli rende omaggio con una mostra a Palazzo di Città, in programma dal 31 maggio al 6 ottobre 2024, con la curatela di Marco Minuz.
“Le fotografie 1932 – 1954” non è solo un percorso nella produzione artistica del grande fotografo di Budapest, ma un viaggio nella costellazione di simboli che le immagini conservano. Grazie alla collaborazione dell’agenzia Magnum Photos di Parigi il percorso, che comprende centodieci immagini, è in grado di fornire un quadro completo della figura di Robert Capa, includendo anche i suoi anni parigini.
“Robert Capa continua ad essere una figura centrale nell’ambito del foto giornalismo – ci ha detto Marco Minuz – Il suo lavoro è una costante ricerca verso la verità, uno sforzo nel riportare, in maniera più diretta possibile, eventi dove l’essere umano diventa vittima o testimone. Il suo lavoro ha sempre cercato di raccontare gli effetti di guerre e tragedie negli esseri umani, senza retorica ma cogliendo il senso di quell’istante, la necessità di condividere quel dolore. Questa lezione è pertanto di estrema attualità nel difficile contesto geopolitico del presente . Inoltre questa mostra cade in concomitanza di un’importante avvenimento storico: lo sbarco in Normandia da parte delle forze alleate il 6 giugno del 1944. Avvenimento testimoniato dalle celebri foto che capa realizza durante il primo sbarco. Per questo la mostra prende avvio proprio con tre foto di quello sbarco per diventare esercizio di memoria e omaggio di tutti coloro che hanno perso la vita per la nostra libertà”.

Saranno quindi esposti gli scatti più celebri che sono divenuti iconici del conflitto e della sensibilità di Capa, affiancati da quelli che immortalano altri eventi fondamentali della storia moderna: a Guerra civile spagnola, l’esperienza bellica fra Cina e Giappone, la Seconda guerra mondiale con la liberazione dell’Italia fino a Montecassino, l’avanzata alleata fino a Berlino, la Russia del secondo dopoguerra, la nascita dello stato di Israele e, infine, il conflitto in Indocina.
Pubblicò per Life e per tutte le più grandi riviste del suo tempo riuscendo a conquistare la tribuna d’onore tra i fotogiornalisti, distinguendosi per stile e sensibilità, immergendosi senza timore nelle realtà più crude, liberandosi dagli stereotipi della visione suprematista per dedicarsi al vero storico, senza tralasciare mai la componente umana. Fu lui stesso a dichiarare che “Se non hai fatto una bella foto vuol dire che non ti sei avvicinato abbastanza alla realtà”.
Ma Robert Capa non è stato solo un reporter di guerra, in lui il conflitto non ha spento l’anelito vitale che lo ha portato anche a ritrarre il modo intellettuale e artistico del bel mondo: Pablo Picasso, Ernest Hemingway, Truman Capote e Henry Matisse, sono solo alcune delle celebrità che ha fotografato, rivelando il loro lato umano e la profondità delle loro vite. La mostra ha anche una sezione dedicata ai suoi reportage sui film d’epoca. Fu l’attrice Ingrid Bergman a invitare Capa sul set del film Arco di Trionfo del 1948 di Lewis Milestone come fotografo di scena.
Una vita complessa, in prima linea sia in tempo di pace che in tempo di guerra, con l’unico scopo di cogliere l’attimo, la vita, l’essere umano.










