Sardo e tecnologia. Un binomio imprescindibile per chiunque si avvicini ora allo studio e alla pratica di una lingua che nel web, nei social network e nelle applicazioni riesce a ritagliarsi la sua zona e la sua fetta di utenti. Ne abbiamo parlato con Gianfranco Fronteddu: operatore culturale di Oliena, laureatosi a Cagliari in Traduzione Specialistica dei Testi e candidato al Phd in Tecnologie applicate alla traduzione presso l’Università Autonoma di Barcellona, è tra i vincitori del premio Ondras 2023 dedicato agli attivisti delle lingue minoritarie in Europa. Con lui abbiamo discusso delle prospettive de sa limba e delle iniziative che lo hanno coinvolto in prima linea.
Gianfranco, iniziamo dall’esperienza Sardware.
Sardware è un gruppo di volontari che si adopera per far sì che il sardo sia sempre più presente nel mondo della tecnologia, soprattutto quella libera. La mia esperienza nel team inizia nel momento della sua fondazione, nell’estate del 2016, quando partecipai al primo grande progetto, la localizzazione di Telegram. Fu la prima di una lunga serie di iniziative che poi hanno coinvolto navigatori satellitari, piattaforme per videoconferenze, browser etc.
E Apertium, invece? Come nasce la possibilità di tradurre dall’italiano al sardo e come si potenzia ora con l’opzione opposta?
Apertium è una piattaforma libera di traduzione automatica, creata nei primi del Duemila nei Paesi Valenzani. Il progetto per l’inserimento della coppia italiano-sardo, nato nel 2016 in collaborazione con l’Università autonoma di Barcellona e finanziato dalla Google, si ispirava all’idea di creare un supporto utile per una lingua considerata dall’Unesco come “in pericolo” e, all’epoca, povera di risorse digitali. Tutto ciò con i vantaggi del software libero e dando un contributo al processo di standardizzazione ortografica grazie all’adozione della Limba sarda comuna. L’anno successivo, sempre grazie al finanziamento Google, è uscito il traduttore catalano-sardo. Ultimamente abbiamo più volte aggiornato il programma e dall’ottobre del 2023 è operativo anche nella direzione sardo-italiano. Questa opzione avrà effetti positivi in termini di ricezione, anziché solo di produzione, favorendo la comprensione della Lsc e invogliando alla lettura di testi scritti a norma.
Come procede l’interesse per la lingua sarda a livello accademico?
Negli ultimi anni sono stati adottati approcci più innovativi nello studio del sardo, riguardanti non soltanto questioni morfologiche, fonetiche o etimologiche, ma rivolti soprattutto a esigenze pratiche legate al particolare contesto socio-linguistico, come la creazione di risorse e percorsi didattici per l’insegnamento, lo sviluppo di nuove tecnologie per la traduzione e lo studio delle letterature comparate e delle tematiche di genere. La necessità di avere nuove figure professionali con nuove competenze si sposa con la volontà da parte delle istituzioni isolane di collaborare con gli atenei sardi per creare e rilasciare certificazioni che attestino la reale competenza nell’uso della lingua in conformità con gli standard europei. Purtroppo le linee sono ancora divergenti parlando di standardizzazione.
Sei anche un operatore di sportello linguistico: a tuo avviso quali sono le potenzialità di queste strutture nelle comunità, anche grazie all’ausilio della tecnologia?
Gli sportelli linguistici sono di importanza fondamentale: da un lato ri-immettono il sardo in contesti amministrativi, restituendogli, con la traduzione degli atti, un po’ di quella ufficialità che ormai aveva perso. Dall’altro rendono il sardo uno strumento di coesione sociale: si possono coinvolgere gli anziani, i bambini, magari in collaborazione con le scuole, le cooperative e le associazioni culturali. La tecnologia e i social network sono un mezzo efficace per la creazione e la divulgazione di contenuti ma anche di richiamo verso le varie iniziative.
Parlavi di standardizzazione: come vedi i processi portati avanti nelle altre nazioni senza stato, e quanto sono stati d’aiuto le applicazioni e i software?
Credo che le realtà iberiche siano ormai di riferimento e parlo soprattutto di quella basca e catalana, con le quali ho avuto modo di confrontarmi grazie al mio percorso accademico e di attivista. La traduzione automatica industriale ha permesso a grandi imprese, istituzioni e testate giornalistiche di diventare multilingue, colmando in poco tempo il gap terminologico con la lingua di stato. Di notevole rilevanza sono state anche la traduzione audiovisiva e la localizzazione di software. Banche dati come Termcat ci danno una dimostrazione di quanti progressi siano stati fatti riguardo alla terminologia. In Sardegna, la digitalizzazione ha riguardato soprattutto il sardo con una notevole spinta data dall’uso strategico e convenzionale della Lsc. Purtroppo, la mancanza di risorse normative (corpus e dizionario) e di un organismo che indirizzi le scelte traduttive impedisce l’affermarsi di una terminologia di riferimento univoca che accresca seriamente il potere espressivo della lingua e che agevoli il compimento della standardizzazione, non solo ortografica, ma soprattutto linguistica.










