Come si può fare teatro senza il pubblico intorno? Come si può recitare senza le sensazioni, gli umori, le risate o al contrario la commozione degli spettatori? In questo incredibile 2020, segnato da una pandemia mondiale che ci ha trasformato in fruitori a distanza, il teatro in streaming è una sfida enorme. Lo è ancora di più per Maurizio Giordo, portotorrese di quarant’anni, attore, regista e fondatore della compagnia sassarese Gurdulù, che sull’interazione con il pubblico ha ideato, scritto e realizzato i suoi spettacoli. Compresa la sua produzione più fortunata e longeva, “Com’è nato il Giullare?”, che va in scena dal 2007 con ottime recensioni nei festival e teatri di tutta Italia.
Lo spettacolo verrà presentato per la prima volta a distanza: andrà in streaming sabato 19 dicembre alle 18.30 per l’evento Natale dei popoli, cartellone dedicato a grandi e piccoli organizzato a Cagliari da Il Crogiuolo – Fucina Teatro. Lo spettacolo sarà preceduto da altre due produzioni: alle 17 “La principessa delle nuvole per la regia di Romano Foddai, produzione S’Arza Teatro; alle 19.30 “Il gatto con gli stivali” del Teatro del Sottosuolo, alle 21 il debutto di “Nella scia di una cometa” con Manuela Ragusa e Romano Pierno; tutti gli appuntamenti saranno visibili sulla pagina Facebook della compagnia Il Crogiuolo; la rassegna ha preso il via venerdì e si concluderà domenica 20 dicembre con gli spettacoli di Origamnudi e Gasper Peressinotti.

“Com’è nato il Giullare?” è liberamente ispirato a “Nascita del giullare-Mistero Buffo” di Dario Fo, ed è recitato in portotorrese. Per chi avesse dubbi sulla comprensione, il regista ricorda che è andato in scena in diverse regioni d’Italia. “Sono i gesti, la mimica con cui si coglie il significato del testo”. E infatti chi assiste viene di solito coinvolto dall’inizio alla fine e diventa parte attiva della messa in scena: il pubblico segue con attenzione perché sente che l’attore non perdonerà distrazioni o squilli di cellulari dimenticati.
La storia è questa: Mauriziello da Turris, giullare, irrompe sulla scena e attira la gente con grida, salti, musica e giochi. Racconta che prima di diventare giullare era un contadino, aveva della terra ma un padrone voleva portargliela via. Avrà un lieto fine, ma l’attore accompagna lo spettatore con un racconto solo in apparenza comico, in realtà denso di pathos ed emozionante. Una storia giullaresca che dietro toni leggeri racconta i grandi sentimenti umani come l’amicizia, la solidarietà, l’esigenza di condividere e comunicare.
Maurizio Giordo, che dal 2000 ha studiato materie varie dal teatro classico alla musica, dalla commedia dell’arte alle percussioni, ha recitato in lavori diversissimi (gli ultimi, “Macbettu” diretto da Alessandro Serra a teatro, e il film “Dall’interno per la regia di Leonardo Di Costanzo con Toni Servillo e Silvio Orlando); ha lavorato negli anni con tante compagnie tra cui La Botte e il Cilindro, il Teatro Stabile della Sardegna, la Compagnia Theatre en Vol.

Quello del giullare è un ruolo a lui caro: lo abbiamo visto in “La discesa dei giullari”, una grande parata- spettacolo con giocolieri, danzatori e acrobati, e veste i panni del clown in “Lulù e le sue valigie magiche”, per citare alcune delle sue produzioni recenti. Il giullare e il clown, al di là dell’aspetto giocoso, non sono mai solo figure comiche: “L’artista non dovrebbe mai dimenticare il ruolo civile all’interno della società – ci ha detto Giordo – e deve sempre guardarsi attorno. Io, ad esempio, vengo da un territorio, quello sassarese, ai primi posti in Italia per numero di suicidi, e all’interno di Sassari c’è anche un luogo, il Ponte Rosello, tristemente noto per questo. Ho notato che nel momento che stiamo vivendo siamo sempre più isolati e siamo sempre meno capaci di ascoltare, dire ti voglio bene, chiedere scusa, di fidarci del prossimo. Ho scelto anche con il mio lavoro di non restare insensibile a quanto accade attorno a me, e spero che questo spettacolo possa portare una riflessione sulla necessità di parlare, stare con gli altri, condividere desideri, paure e difficoltà”.
Difficile comunicare oggi nel periodo del distanziamento sociale, e difficile portare in streaming uno spettacolo che sull’empatia e l’interazione ha i suoi punti di forza. “Inizialmente ero perplesso sull’idea del teatro in streaming. Poi mi sono rimesso ancora una volta in discussione: è importante saper affrontare e cogliere nuove sfide, nella vita di ogni giorno come a teatro”.
(Foto di anteprima di Marco Sanna)










