Si può abitare in un luogo e non viverlo, si può guardare una città senza davvero osservarla ed essere semplici passanti. Ma si può invece ascoltare, vedere, raccontare un luogo con l’entusiasmo di un viaggiatore attento, alla ricerca di dettagli, alla scoperta di prospettive e angoli nuovi. Maurizio Loi, classe 1981, ha scelto di farlo con Cagliari tramite il suo account Instagram Thisiscagliari. La sua passione per la comunicazione e verso la progettazione di attività sociali e formative, unite ad uno smisurato amore per la letteratura e la storia e ad un interesse verso i rischi delle nuove tecnologie sono confluiti in questo canale social fondamentale per osservare Cagliari e capirne l’anima.

Le foto che posti sul tuo canale mostrano una città di cui sei profondamente innamorato o sbaglio? C’è un luogo che in particolare senti tuo?
Non sbagli, è un amore che risale a una ventina di anni fa circa, quando mi regalarono delle foto di Cagliari dell’800. Da allora ho iniziato a documentarmi alla vecchia maniera, racconti, archivi e documenti cartacei, poi è arrivato internet ed infine Instagram. Dal mio profilo Thisiscagliari traspare l’amore che provo verso la città e che ha il suo centro proprio nel luogo che preferisco in assoluto, il quartiere di Castello. Quando ho bisogno di rilassarmi, mi basta passeggiare per le sue vie e sto subito meglio. Mantiene, nonostante tutto, il suo fascino e tra i quartieri storici è quello in cui ancora si respira la storia. Possiamo dire che quello che faccio attraverso il mio profilo è un modo per dire grazie. Ripercorrere la storia, permettere a chi è lontano di vedere la città e i suoi cambiamenti, fotografarla e raccontarla, questo è quello che cerco di fare al meglio, ogni giorno.
A volte privilegi aspetti legati ai cambiamenti inevitabili, raccontando come è mutata la città. Bisogna conoscere il passato per visualizzare il futuro?
Credo che la conoscenza del passato sia una tappa obbligata, non solo per visualizzare il futuro, ma anche per vivere il presente. Come si potrebbe apprezzare un cambiamento o immaginare la città tra vent’anni se non si conosce come era prima? La città cambia ma cambiano anche gli usi e costumi. E alle persone piace scoprire come eravamo un tempo. Quando nelle storie di Instagram giro la città con la mia amica Manuela (Manume9 su instagram) e parliamo di Cagliari antica raccontando curiosità e fatti storici, la risposta di pubblico è enorme. Così come quando, una volta alla settimana, racconto attraverso foto che si collegano alla vita di scrittori, cantanti, artisti e li proietto fino ai giorni nostri. Perché per me il passato è anche presente e può essere ancora futuro. Le nuove tecnologie oggi ci aiutano in tal senso, pensiamo ad esempio a quante foto possiamo fare ogni giorno con uno smartphone, creando un enorme patrimonio fotografico per le generazioni future.

Nelle storie fai spesso anche riferimenti alla letteratura e al senso delle parole, quanto è importante oggi farsi comprendere?
Sono schiavo delle associazioni mentali. Amo la letteratura così come le parole, il loro significato, la loro origine. Annoio chi mi frequenta con aneddoti (amo dire che conosco un sacco di cose inutili) e quando creo una storia su Instagram mi viene automatico fare un collegamento con quello di cui sto parlando ed un quadro, una canzone, una curiosità storica. Per citare il filosofo e sociologo Jurgen Habermas, la comunicazione permette alle persone di raggiungere un’intesa, di entrare appunto in comunicazione e comprendersi meglio. Ma non bisogna mai eccedere, la ricerca della visibilità a tutti i costi non porta a nulla. Bisogna sempre cercare un equilibrio e io l’ho trovato tra i tempi ristretti delle storie di Instagram e gli argomenti ‘pesanti’ che spesso tratto. Se non avessi questa sorta di timer che mi obbliga ad essere rapido e spesso ‘scanzonato’, non avrei lo stesso riscontro e le mie storie non piacerebbero, perché risulterebbero noiose. Poi ci sono perone molto più brave di me ad occuparsi di storia, archeologia, cultura. Il mio obiettivo è un altro, ed è quello di stimolare la curiosità in chi mi segue e magari spingerlo a documentarsi o ad appassionarsi ad un argomento. Questa per me è la più grande soddisfazione, perché significa che quello che faccio ha un senso ed è stato compreso.
UNA DELLE STORIE PIU’ RECENTI SU THISISCAGLIARI
Nel tuo canale dialoghi con le persone, parli delle attività interessanti, svolgi una effettiva promozione del territorio. La comunicazione intelligente ci salverà dai luoghi comuni?
Si, parlavo proprio di invogliare le persone a documentarsi, ad apprezzare il luogo in cui sono nate o a conoscere posti che magari sono dietro l’angolo ma per pigrizia o per scarsa conoscenza venivano ignorati fino a poco tempo fa. Oppure far scoprire alle nuove generazioni che uno scrittore nato cento anni fa non è poi così lontano da noi ‘moderni’ ma anche lui viveva la sua vita, i suoi amori e le sue emozioni proprio come noi. Tutto questo può salvarci dai luoghi comuni, tra cui quello di pensare che sui social si perda soltanto tempo. Sui social si possono fare tantissime cose, ad esempio fare promozione del territorio in maniera intelligente che in questo difficile momento storico può e deve passare per forza attraverso i social. Ma ripeto, la comunicazione però deve essere intelligente, mai estrema o volta alla ricerca del fare colpo a tutti i costi. Si rischia di creare contenuti di cattivo gusto. Io ho la fortuna di poter fare, sulla mia pagina, quello che mi piace, ovvero parlare con le persone, confrontarmi, raccontare storie e soprattutto ascoltare. Perché è importante anche quello, saper ascoltare e molti oggi non lo fanno.
La scuola ha subito profonde trasformazioni, spesso l’educazione civica, al rispetto del bene comune e al bello, passano attraverso coraggiosi insegnanti e media diversi. Cosa ne pensi?
La scuola è in continua evoluzione, ormai anche il modo di trasmettere passione e di insegnare deve essere accattivante, deve saper coinvolgere gli alunni. Ai tempi dei nostri genitori era diversa da quella che abbiamo frequentato noi e le generazioni attuali vivono una scuola, fatta di insegnanti e metodi di insegnamento, diversi da quelli che abbiamo vissuto noi. L’esempio lampante è l’utilizzo della didattica a distanza in questo difficile momento. Inoltre, ora più che mai è necessario abituare fin dall’infanzia le nuove generazioni al rispetto del bene comune, del prossimo, delle diversità, alla parità di genere. E la scuola non sempre è in grado di farlo, vuoi per scarsi mezzi, vuoi per una scarsa attenzione a queste tematiche. Ho la fortuna di fare il formatore in progetti di educazione civica e di prevenzione dei rischi legati all’uso delle nuove tecnologie, quindi conosco bene l’argomento. Alcuni insegnanti sono molto sensibili verso e ricettivi, sono appunto coraggiosi, perché capiscono che devono parlare coi ragazzi di questi argomenti e non ignorarli. Fondamentale è poi insegnare ai più giovani, a informarsi da più fonti, andare oltre al titolo di una notizia o al post virale sui social e farsi una propria idea su un argomento. Ad ogni modo, un aiuto fondamentale deve venire dalle famiglie, la sola scuola non basta. Sono i genitori che devono coadiuvare il lavoro degli insegnanti e questo spesso questo non succede, anzi spesso gli esempi negativi partono proprio da lì.
Animare i social con contenuti positivi e colti ci aiuterà ad essere migliori anche nella vita reale?
Assolutamente si. Parliamo ad esempio della cultura, trasmettere un’immagine della cultura, giovane e ‘svecchiata’, può fare del bene ed avere una ricaduta positiva sulla vita reale. I social, se usati in maniera positiva, hanno un potenziale enorme in termini di visibilità (che può andare ben oltre i famosi quindici minuti di fama ipotizzati con grande intuizione da Andy Warhol) e anche un post culturale può girare in rete ed essere visualizzato da migliaia di persone. Allo stesso modo, avere per i giovani degli esempi positivi da seguire, che trasmettono modelli basati sulla gentilezza, la tolleranza, l’apertura verso l’altro e la caduta dei pregiudizi, è fondamentale per avere una nuova generazione migliore della nostra e delle precedenti. Io su Instagram ho avuto la fortuna di avere un gruppo di amicizie ‘virtuali’ che son diventate anche reali, che sui social hanno saputo comunicare in maniera intelligente e mettere su, dal nulla, grandi progetti e questo è fondamentale. Purtroppo anche sui Social non tutti gli esempi sono positivi ed è necessario individuare quali siano i modelli giusti da seguire e questo per un adolescente (e a volte anche per gli adulti) non è sempre facile. A noi non resta che fare del nostro meglio, fare la nostra parte in questo enorme mondo virtuale. Essere un esempio positivo sui social e trasmetterlo può servire anche nella vita reale, perché il cambiamento passa anche da qui.



















Mi sono trasferita a Cagliari tre mesi fa e sono alla ricerca dello spirito della città. Mi sento fortunata per aver trovato una persona interessante e colta da seguire, come Maurizio.
Ti ringrazio tantissimo, questo è un bellissimo complimento e da un senso a quello che faccio. Grazie