Il Consiglio Nazionale delle Ricerche compirà cent’anni il 18 novembre. Un bel traguardo per il principale ente pubblico italiano di ricerca. Di questa storia proiettata al futuro ne abbiamo parlato con Nicola Culeddu, ricercatore CNR sassarese nato quarant’anni dopo l’ente per il quale lavora. Chimico ed esperto di Risonanze Magnetiche applicate a sistemi biologici e alla qualità ed origine degli alimenti, è autore di oltre 50 pubblicazioni tematiche su riviste scientifiche “peer review”. Relatore in numerosi convegni scientifici internazionali, ha fatto parte di gruppi di lavoro dell’Unione europea come delegato per l’Italia. Attualmente si occupa di Metabolomica delle malattie oncologiche e degenerative. Tra esperienze di laboratorio, eventi di disseminazione scientifica e alternanza istruzione-lavoro collabora con le scuole. In tema di centenario è stato membro del comitato per le sue celebrazioni presso l’istituto di Chimica biomolecolare del CNR di Sassari.
Dottor Culeddu, il CNR invecchia bene. Ma come inizia questa storia centenaria?
Il CNR è stato istituito il 18 novembre 1923, inizialmente con un ruolo di rappresentanza della comunità scientifica italiana presso l’International Research Council. Grande impulso lo diede Guglielmo Marconi, che aveva intuito l’importanza della ricerca statale. Lo statuto approvato l’anno seguente attribuì all’ente queste finalità: coordinare e stimolare l’attività nazionale nei differenti settori della ricerca; fungere da consulente dell’apparato statale per le questioni scientifiche e tecnologiche. Nel 1945 è stato trasformato in organo dello Stato svolgendo sino ad oggi prevalentemente attività di formazione, di promozione e di coordinamento.
Parlando di divulgazione, quanto è fondamentale saper raccontare la scienza spesso percepita come qualcosa di elitario?
Nella percezione comune, la ricerca è vista come un’attività chiusa nei laboratori, con strani personaggi pagati per “inventare”. In realtà si fonda sull’interazione tra ricercatori e sull’accesso alle pubblicazioni di altri gruppi. È perciò fondamentale divulgarne le metodologie partendo dalle competenze e dalla credibilità del ricercatore nel suo campo specifico. Purtroppo nei media si tende a privilegiare la notorietà; perciò scienziati di fama su un certo argomento vengono interpellati su temi che esulano dal loro campo creando così fraintendimenti. Questo è successo con la pandemia: la necessità di garantire una pluralità di informazioni ha indotto fette intere della società a credere ciecamente ad alcune fonti senza verifica. Oggi la scienza è progressione continua con balzi in avanti in continuità con le ricerche precedenti. Purtroppo in questo momento fa più scalpore il “novello Galileo emarginato” e si gioca al “Cherry picking”, ossia si scelgono alcune pubblicazioni e si scartano quelle antitetiche. Ma un buon ricercatore/divulgatore deve fare chiarezza sulle fonti e sui riscontri.
Risonanze, Metabolomica e altre ricerche: può parlarci della sua attività?
La mia attività parte dalla Risonanza magnetica, che è stata inventata dai chimici e poi applicata dai medici. In breve applico tecniche statistiche al fine di far evolvere le informazioni analitiche da generiche a specifiche per identificare fattori complessi che vengono coinvolti nell’insorgenza di malattie oncologiche e degenerative. La stessa tecnica la utilizzo per definire l’origine e la qualità degli alimenti.
Come si muove il Cnr all’interno del contesto sardo?
Siamo presenti con 15 strutture di ricerca distribuite tra Sassari, Cagliari ed Oristano e con 300 ricercatori all’attivo. Il CNR è abbastanza conosciuto e integrato nel tessuto imprenditoriale della Sardegna, ma auspico un riconoscimento maggiore da parte della Regione.
Formazione e lavoro: parliamo un po’ dei giovani ricercatori sardi
Esperienze di ricerca fuori dall’isola hanno fatto crescere una generazione di giovani scienziati che tanto lustro danno ora alla Sardegna. Penso ad alcuni programmi di formazione come il Master and Back che diedero grandi possibilità di crescita e confronto. Ridimensionare questi programmi di alta formazione è stato deleterio per i giovani. La Regione deve porre in essere delle politiche più estese; l’esperienza estera, dall’Università fino al Post-Doc, è essenziale.
E in tema di gender equality?
Noi lo perseguiamo esplicitamente. Abbiamo percentuali vicine al 50 per cento in tutti i ruoli con punte del 100 per cento di donne nei ruoli di dirigente amministrativo. Non dimentichiamoci la presidente professoressa Carrozza e diverse colleghe nei ruoli di direttrice di dipartimento.
Ci conferma che il CNR invecchia bene. Può far progredire la nostra società?
La ricerca è fondamentale per lo sviluppo delle società moderne. Il contributo al benessere comune è evidente e le ricadute della ricerca arrivano rapidamente al pubblico: ogni volta che una ricerca la si applica in maniera diffusa è una vittoria del pensiero scientifico ed uno stimolo a fare di più.










