Quattro incontri plurilingue per diffondere la scienza in sardo, ma anche in italiano e in inglese, mischiandola con tante altre discipline artistiche. Sono questi i propositi dell’associazione IDeAS – Incontri di Divulgazione e Astrofisica in Sardegna nel promuovere la rassegna “Cuatru Cuartus de Scièntzia – Incontri Plurilingue tra Arte e Scienza“, patrocinata dal Comune di Quartu Sant’Elena, dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Cagliari (INFN), dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e Osservatorio Astronomico di Cagliari (OAC) nonché dal Dipartimento di Fisica dell’Università di Cagliari con il supporto del Gran Sasso Science Institute dell’Aquila.
“Quattro Quarti di Scienza” come i quattro quarti che formano la luna piena. Due di questi si sono tenuti il 24 e il 25 agosto a Quartu, rispettivamente al Nuraghe Diana per la serata “Yoga, stelle e storielle” e al The Old Tipsy di via Eligio Porcu per “Birra e Scienza”. La prima serata dedicata allo yoga, all’ascolto e all’osservazione della volta celeste tanto a occhio nudo quanto al telescopio, e la seconda a una chiacchierata informale su aneddoti scientifici.
I successivi due incontri, calendarizzati per il 14 e il 15 ottobre, si terranno sempre a Quartu Sant’Elena e si struttureranno in un primo evento in cui verranno smontati gli stereotipi sulla scienza e in un secondo appuntamento dove la scienza abbraccerà la musica e il teatro.
A fare gli onori di casa durante i primi ‘due quarti di scienza’ Francesca Loi e Alessandro Loni, ricercatori INAF di Cagliari, Riccardo Murgia, ricercatore del Gran Sasso Science Institute dell’Aquila, Mario Cadelano, ricercatore dell’Università di Bologna e Matteo Tuveri, ricercatore dell’Università di Cagliari e responsabile per l’INFN Cagliari della comunicazione per il progetto Einstein Telescope. Tutti membri di IDeAS per la quale da anni si occupano di promuovere la scienza sul territorio. Recentemente molto attivi anche sui canali social, specialmente su Instagram (li troviamo come @astrollica; @thesardinian_cosmologist; @the.baking.scientist e @ciak_si_fisica) dove pubblicano video ormai divenuti virali contenenti pillole di scienza, in cui mostrano che di scienza si può parlare anche in sardo e che la stessa è davvero alla portata di tutte e tutti.

Ma che cos’è IDeAS? Nata quasi dieci anni fa come associazione culturale senza scopo di lucro e da subito impegnata nella divulgazione scientifica, trae le sue origini dalla voglia di alcuni giovani ricercatori e ricercatrici del Dipartimento di Fisica di Cagliari di tornare tra i banchi del loro vecchio liceo (il G. Brotzu di Quartu Sant’Elena) per sperimentare un modo informale di spiegare la scienza. Col passare del tempo l’associazione ha allargato la sua squadra mantenendo però inalterati i presupposti iniziali.
Oltre che un’organizzazione no profit IDeAS è anche una sorta di esperimento: “un esperimento che coinvolge non solo i tesserati e le tesserate ma un’enorme rete informale di amici e amiche, compagni e compagne sempre pronti a dare una mano con le attività che promuoviamo”, chiarisce uno dei suoi portavoce, Riccardo Murgia.
Attività i cui intenti sono resi palesi nel discorso di benvenuto pronunciato dagli associati durante la prima iniziativa quartese: “Vogliamo mettere le nostre conoscenze al servizio della società in cui viviamo; vogliamo costruire ponti tra discipline e mondi diversi: musica e astrofisica; teatro e filosofia; scienza internazionale e cultura sarda. ‘Cultura sarda’, non folclore. Vogliamo uscire dalla proverbiale torre d’avorio per dialogare con tutte e tutti in italiano, in inglese e siccome siamo in Sardegna, in sardo”.
Sono giovani militanti che restituiscono fiducia sul futuro della Sardegna, guardano alla scienza come volano per la trasformazione della stessa, discutono dell’importanza che l’Einstein Telescope – il rilevatore di onde gravitazionali di terza generazione – sorga in Barbagia, e dell’impatto che avrebbe sul territorio e su tutta la comunità, convertendo l’isola in un importante polo scientifico di rilevanza internazionale. Lo fanno coinvolgendo i cittadini e le cittadine perché hanno capito che per fronteggiare un modello di sviluppo risultato finora inadeguato servono gli sforzi di tutte e tutti.










