Nato a Lucca nel 1993, inizia prestissimo a giocare e viene quasi subito notato per le sue capacità. Tra i traguardi personali la medaglia d’oro al campionato europeo del 2012 con la nazionale under 20, quella di bronzo con l’under 21 nel 2013, scudetto al campionato italiano 2014-2015, bronzo al campionato mondiale under 23, oro al campionato mondiale per Club nel 2018 e la conquista della coppa CEV nel 2018-2019. Una moglie, il cane Pongo e 208 centimetri di bravura al servizio della nazionale italiana. Attualmente gioca nel campionato russo con il Belogor’e a Belgorod.
Il volley è uno sport altamente formativo, oltre alla sua completezza dal punto di vista della preparazione fisica, è anche un training psicologico e sociale incredibile. In campo infatti tutti abbandonano le divergenze personali per l’obbiettivo comune della vittoria e tutti imparano a convivere con acciacchi, dolori e infortuni sopportandoli in vista di traguardi più lontani. Il volley è uno sport corale, dove la figura del campione è sempre relativa, ed è pulito, mai infatti i suoi praticanti sono saliti agli onori della cronaca a causa di scandali legati al doping o altre nefande pratiche purtroppo note in altre discipline sportive. In Italia abbiamo talenti che fin da giovanissimi hanno raggiunto mete notevoli con prestazioni eccezionali. Dispiace riflettere su come questo sport così generoso di emozioni e davvero formativo della persona sia spesso ignorato dai media generalisti più interessati al mondo del calcio e a ciò che gli ruota intorno.
Noi andiamo controcorrente e oggi scambiamo due parole con uno dei talenti più giovani e capaci della nazionale italiana: Gabriele Nelli.
Hai sempre sentito che il volley sarebbe stato il tuo lavoro?
Sinceramente no, ho iniziato a giocare con un amico per divertimento. Mi sono appassionato fin da subito a questo sport. Dopo alcuni anni sono arrivate le chiamate da alcuni club italiani molto importanti come Sisley Treviso, Modena e Trento. Ho deciso di prendere il treno direzione Trento. Sono cresciuto lì sportivamente parlando e da allora sto vivendo questo fantastico sogno che si è trasformato da divertimento in lavoro. Ma rimane ugualmente un divertimento perché mi piace.
Dicci la verità: sei cresciuto anche tu con Mimi Ayuara e Mila e Shiro provando colpi impossibili nel cortile di casa?
Ti svelo un segreto. Forse sono uno dei pochi che non guardava Mila e Shiro, non perché non mi piacesse ma perché amavo stare all’aria aperta con gli amici o con i miei genitori a giocare. Infatti ancora oggi il mio tempo libero mi piace passarlo all’aria aperta facendo passeggiate con mia moglie e il nostro cane Pongo o andando a pescare, la mia più grande passione dopo la pallavolo.
Che emozione è stata la convocazione in nazionale?
Un’emozione indescrivibile da quanto è grande e bella. Uno dei sogni che tengo nel cassetto. Rappresentare la propria Nazione credo che sia il sogno di ogni sportivo.
Sei attivissimo sui social. Specie durante il lockdown hai cercato di proporti in modo molto positivo nonostante il brutto momento per il paese. Come è il tuo rapporto coi fan sui social?
Vado a periodi, mi piace condividere con le persone le mie giornate, soprattutto nel momento di difficoltà che abbiamo passato in lockdown. In quel periodo mi mancava tutto della pallavolo, anche le chiacchierate a fine partita con gli amici e i fan, alcuni dei quali diventati amici. Quindi ho deciso di condividere le mie giornate o momenti tramite i social per interagire con loro e farci un po’ di compagnia in quel periodo surreale.
Attualmente sei in Russia per giocare nel campionato col Belogor’e. Come sembra questa esperienza così lontano? Hai nostalgia della tua famiglia e del tuo ruolo di cuoco di casa?
Per me è la prima volta che faccio questa esperienza e sono molto contento di poterla vivere, la nostalgia della famiglia c’è ma al mondo di oggi con internet sembra di essere vicini ugualmente. Mi manca molto cucinare e condividere con le persone i miei esperimenti.
Sei d’accordo con me nel dire che il volley è uno sport che educa sotto tanti aspetti e che è capace di appianare le divergenze?
Si!
Il tuo ricordo più bello e quello più brutto sul campo di gioco?
Il momento più bello fino ad oggi è la conquista della coppa CEV con Trento e la qualificazione alle Olimpiadi. Quello più brutto è stata la sconfitta in Champions League in finale contro lo Zenit Kazan, io ero in tribuna infortunato mentre invece sarei voluto essere in campo a giocare.
Cosa consiglieresti a un bambino che si avvicina a questo sport?
Di andare in palestra sempre con il sorriso e divertirsi con gli altri compagni di squadra.
Di provarci sempre e di inseguire i propri sogni. In qualsiasi sport o nella vita di tutti i giorni.
















