Mancano circa due settimane al 14 aprile, data confermata di uscita di ‘Elvis’, il nuovo album della band toscana ma in pianta stabile a Milano.
E se mancano ancora due settimane, potreste legittimamente chiedervi, di cosa si scrive e si legge? Inaugurato ormai questo nuovo corso di recensioni itineranti che seguono lo sviluppo di un’ opera attraverso l’uscita dei principali singoli, dopo aver raccontato su Nemesis Magazine di ‘Contro Il Mondo’ – qui – ora è il momento di ‘Milano è La metafora dell’amore’, ritratto innamorato e neorealista di quella trappola che è ormai considerata questa città, spesso contemporaneamente inaccessibile, inclusiva, difficile, immediata, veloce, soffocante, utile.
Un ritratto di chi a Milano è arrivato successivamente, non ci è nato, che porta a ricercare numerose e differenti esperienze possibili in vari luoghi, tra il centro e la periferia, con l’illusione di potersi concentrare solo tra quegli anelli stradali, quelle vie cosmopolite, ignorando forse il resto del mondo, rendendola una gabbia d’oro, o forse un elenco di luoghi comuni da condividere su un social.
Molto interessante per chi vive qua sarà rileggere questo testo tra qualche anno, confrontandosi e confrontando questa città con quella che riuscirà mai ad essere e quella in cui noi riusciremo mai ad essere, per le altre persone, sarà solo rumore di fondo, ignorabile o incomprensibile.
Nel frattempo, quasi come il solito gioco di opposti, ecco un andante Beatlesiano, un “o piccolo” di Yellow Submarine che non esalta, giusto un po’ piace, fa intuire riguardo un cambio di sonorità più ariose rispetto alle precedenti parti 1 e 2 de ‘L’Amore e La Violenza’ e ci accompagna per le prossime due settimane.
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