Tra le voci che hanno animato il live di _resetOFF, lo spin-off del _resetfestival dedicato alla musica inedita e ai nuovi talenti musicali a livello nazionale, la sera del 24 marzo a Torino c’è quella di Viò, pseudonimo di Elena Viola. Viò è una giovane cantautrice sarda originaria di Capoterra che inizia a dedicarsi alla musica fin da bambina, partecipando inizialmente a diversi concorsi e festival canori e poi proseguendo il suo percorso a Milano. Dal 2017 inizia a collaborare e a suonare live in diverse formazioni e l’anno successivo si diploma al Cpm Music Institute di Milano. Nel 2022 debutta con i due brani inediti, ‘Tiramisù’ e ‘Faccio fuori l’estate’ che precedono l’uscita del suo EP d’esordio ‘Lùghe’ lo scorso dicembre.

Elena, raccontaci un po’ di te.
Mi sono trasferita a Milano otto anni fa per approfondire gli studi musicali. Ho svolto vari lavori per poter finanziare gli studi, così come le produzioni delle mie canzoni. La mia vita è molto frenetica; al momento insegno all’accademia Sonomusica di Milano, lavoro all’interno di centri di accoglienza per giovani del comune di Milano e scrivo canzoni. In città non uso i mezzi di trasporto, ma preferisco spostarmi in bici. Adoro preparare dolci di ogni tipo, fare sport e viaggiare. Sono estroversa ed empatica e, oltre a questo, mi piace creare connessione tra le persone. Sono sempre stata molto curiosa e alla costante ricerca di qualcosa di nuovo da imparare: ora, ad esempio, sto studiando Social Media Marketing e russo.
Come è nata la tua passione per la musica?
Quando ero neonata papà mi cullava passeggiando per il corridoio di casa, avanti e indietro, cantando qualsiasi canzone conoscesse e gli venisse in mente, specialmente quelle dei Pooh. Fin da bambina mettevo in loop le audiocassette dello Zecchino d’oro e cantavo mentre mi guardavo allo specchio; c’è stato anche un periodo in cui mi divertivo a suonare la batteria improvvisata con i mestoli e le pentole. Poi, quando avevo otto anni, sono entrata a far parte del coro di voci bianche del mio paese, e da lì non ho mai smesso di dedicarmi alla musica: a tredici anni ho iniziato a prendere lezioni di canto e dopo il liceo sono andata a Milano.
Cosa ti ha ispirato nella scelta del nome d’arte?
Viò è nato ancora prima che pubblicassi il mio primo inedito, durante le prove con la mia band quando, per gioco, ho iniziato a chiudere le canzoni firmandomi “Elena Viò ya ya”. Da quel momento, divertiti, anche i miei amici hanno iniziato a usarlo. Nonostante mi sia sempre presentata come Elena Viola, anche durante le esibizioni, ho deciso di tenere Viò come nome d’arte perché è breve, semplice e diretto.
Come definiresti il tuo stile e quali sono le sue influenze?
Credo che il mio stile sia piuttosto alternativo, dato dall’unione, nata in maniera piuttosto spontanea e naturale, tra il tradizionale e il moderno: la musica folkloristica sarda è caratterizzata da ritmo, danza e melodie ricche di melismi e ha un approccio viscerale tanto quanto la musica R&B. Le principali influenze musicali del mio stile si legano ai vari generi musicali che ascolto e che preferisco alternare spesso in base al periodo e allo stato d’animo: tra questi l’ R&B, l’ afrobeat e il rap. Oltre ai generi, alcuni artisti in particolare hanno inciso sul mio stile: in particolare Burna Boy, Tems, Wizkid, Rosalia, Beyonce, Drake, Ariana Grande, Doja Cat, Mahalia, Jorjia Smith, Kehlani, Sza, Stefflon Don, Aya Nakamura…

Come è nata l’idea di ‘Lùghe’ e perché hai scelto questo titolo per il tuo EP?
‘Lùghe’ è un viaggio lungo cinque tracce e nasce dalla necessità di lasciare alle spalle tutte le insicurezze che minacciano il proprio percorso per ritrovare sé stessi, soprattutto soffermandosi sulle proprie urgenze e sulle cose che non funzionano di noi nel tentativo di metterle a posto. La mia musica unisce alle sonorità più moderne la lingua e la tradizione della musica folkloristica sarda, per questo ho deciso di mettere il titolo in sardo.
Osservando l’immagine di copertina del tuo EP sono visibili dei richiami al titolo e, anche qui, alla Sardegna.
La foto è stata scattata da Fabio Ficara durante uno shooting in esterna. In quel momento pioveva, per cui siamo corsi nel garage di casa mia per ripararci dalla pioggia. Lì, dal soffitto, entrava un grande fascio di luce ed io mi sono messa al centro, immobile, mentre la pioggia si posava sul mio viso. Non avevo ancora identificato la parola chiave per creare un filo conduttore tra le cinque tracce, fino a quando non ho guardato quello scatto e ho pensato “luce”. Anche qui, grazie all’aiuto del mio stylist Dario Floris, ho cercato di dare anche visivamente, attraverso la scelta di indossare un abito tradizionale sardo, un’immagine ben definita.
(Foto di Lorenzo Sterrone)










