Era il 1951 quando Eduardo De Filippo portò in scena per la prima volta “Filumena Marturano”, commedia che ebbe da subito un grande successo per la sua capacità di rovesciare i valori della borghesia patriarcale italiana e riconoscere dignità anche ai protagonisti secondari della Storia, quelli cresciuti nella miseria e nell’infelicità.
Allora il grande drammaturgo napoletano non immaginava che Filumena, con tutto il suo carico di amore, inganni ed emozioni avrebbe cambiato la vita di una ragazzina in un piccolo paese della Sardegna: Ida Pillittu, allora poco più di una bambina che viveva nel comune di San Sperate, a pochi chilometri da Cagliari, vide nel teatro e nelle sue storie il futuro. In “Filu me'”, spettacolo andato in scena nei giorni scorsi al Teatro Antas di San Sperate (sold out nei tre giorni di repliche, verrà riproposto a febbraio), l’attrice oggi ottantenne segue il filo dei ricordi e racconta il suo amore per il teatro scoperto proprio grazie alla commedia di De Filippo, e con un monologo a due voci, la sua e quella di Filumena, ripercorre l’intreccio tra le storie, quella della ragazzina affascinata dal teatro e la donna che oggi guarda indietro e vede nel palcoscenico il suo posto nel mondo.
Lo spettacolo, interamente recitato in sardo, prodotto da Antas con la regia di Raimonda Mercurio, Ennio Madau e Stefano Farris e con le musiche di Massimo Sciola, usa una scenografia semplice, una poltrona, una lampada e un tavolino da scrittura, per creare l’ambiente perfetto per un racconto fatto di memorie ed ricordi che si inseguono. Ida, la ragazzina che si sentiva sempre fuori posto, diversa dalle coetanee che sfoggiavano bei vestiti e scarpette eleganti, riesce a sentirsi bella solo a teatro. Ma capirà ben presto a sue spese che una donna giovane che si esibisce nelle piazze sarà criticata e additata come un modello sbagliato, ben lontano da un ideale di figura femminile custode della famiglia e del focolare.
Da quelle prime, semplici esperienze tra oratori e spazi comunali nascerà l’impegno vero, fatto di studio e ricerca, che porterà un gruppo di operai, studenti e casalinghe con la passione della recitazione a raggiungere le piazze di tutta la Sardegna; nel 1964 Ida Pillittu fondò la compagnia La Maschera insieme Mario Fulghesu, Pinuccio Sciola, Ginetta Porcu, Maurizio Schirru, Salvatore Mossa e Gennaro Ortu, a cui poi si aggiungeranno Giovanni Schirru, Salvatore Schirru, Liliana Pilia, Luigi Schirru, Giulio Landis, Giorgio Collu e Luciano Mameli. Un’esperienza che ha segnato la vita di una comunità intera e che ancora oggi si fa sentire nel quotidiano di San Sperate, ben noto per il suoi murales ma anche per la sua intensa attività teatrale e culturale.
(le foto sono di Lieven Loots)











