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Alfabeto interno. I come Io

Di Valeria Martini
01/11/2020
in alfabeto interno, Comunicazione e società
Tempo di lettura: 4 minuti

“L’io è il più potente principio di limitazione”.

Questa è una citazione di uno dei più grandi maestri spirituali che l’umanità abbia mai avuto, il Maestro Morya.

I suoi libri sono di una difficoltà estrema, se non perfino piacevolmente astrusi, così come lo è la frase di apertura di questo articolo.

Ma ho voluto introdurla perché è un concetto che ci appartiene tanto quanto l’io stesso, la funzione personalizzante che ci caratterizza.

Il fatto è che l’io è solo un’istanza delle diverse possibili ed in esso noi incanaliamo tutta la nostra vita e, per chi ha già in atto una qualche forma di vigilanza, anche la coscienza.

È un contenitore in cui stipiamo la nostra esistenza, per questo è un principio di limitazione.

È del tutto necessario perché ci consente di individualizzarci, ma non è tutto ciò che abbiamo e averlo fatto diventare il monolite al quale tributiamo offerte come se fosse un altare, talvolta perfino un altare sacrificale, ci ha reso esseri egocentrici e separati.

Troppo io, poco Dio.

Qualcuno potrebbe dire: chi?

Bene, se il termine Dio vi va stretto lo rispetto ma continuerò ad usarlo perché è bello, breve e si presta, paradossalmente, a riferimenti ben più ampi e limpidi di quelli del Dio religioso che è stato forse un po’ troppo manipolato dalle invenzioni umane.

Non credo, infatti, si possa descrivere Dio, penso che siamo dentro Dio e così come una cellula del fegato non può descrivere l’intero fegato perché pur percependosi parte di esso non ha la stessa visione d’insieme, altrettanto dicasi di noi che cerchiamo di descrivere l’insieme, immenso per altro, che ci contiene. Dio come contenitore, termine che ricorre, e che contiene altri contenitori, come pure il nostro io, indispensabile ma rovinoso quando preponderante.

E voglio usare Dio come parola che mi conduce a quella mente organizzante la materia, secondo atti di volontà e in risposta a stati di necessità.

Potremmo ragionare in termini di frattali, e così Dio sarebbe un io enorme, ma non è corretto, perché Dio è un Sé enorme, è una fonte di conoscenza limpida che si serve della materia per realizzare dei propositi. La materia potrebbe essere l’io di Dio.

E l’io è ciò che gli umani, dei piccoli sé che si sono staccati dal grande Sé, dovrebbero usare per agire nella materia, per realizzare il proprio proposito di vita.

Quest’ultimo lo potremmo immaginare come un frammento di un proposito più grande che si innesta nella nostra esistenza al momento della nascita, o forse anche prima, mentre siamo nella pancia delle nostre mamme. Ma quando nasciamo alla materia non ci ricordiamo nulla, è come aver bevuto l’acqua del fiume Lete e aver obliato ogni informazione.

Comunque non tutto è indispensabile ricordare e perché avvenga quel tanto di emersione alla nostra coscienza è necessario abbeverarsi alla fonte di Mnemosine che simboleggia il ricordo.

Mnemosine era la dea della memoria e diede alla luce le Muse.

Le Muse rappresentano ciò che ispira l’essere umano e lo conduce al bello perché erano l’incarnazione dell’ideale supremo dell’arte, la magnificenza divina, la verità.
Similmente la memoria di sé, di ciò che siamo venuti a fare nella presente vita, la verità su se stessi, porta a stati sempre più ampi di ispirazione che ci servono per realizzare il nostro progetto di vita, via via che ce lo ricordiamo. Il ricordo di noi stessi apre finestre sulla creatività, sulla ricombinazione dei fattori, sul significato delle nostre esperienze.

E l’io attende istruzioni, è quel bellissimo meccanismo, quando integro e ripulito dai condizionamenti, che ci permette di mettere in pratica il progetto della nostra esistenza.

È uno strumento di azione, bellissimo e complesso.

È un principio necessario di limitazione perché ci ricorda che può consentirci di adempiere il nostro compito e solo quello. Quando sbagliamo strada perché l’abbiamo dimenticata, l’io si frammenta e quanto più lo portiamo distante dal suo compito, tanto più si disgrega fino a cadere preda della follia, dell’assenza di senso.

Quando siamo sul sentiero di casa, abbiamo quindi il ricordo di noi, l’io procede compatto e diviene uno strumento potente di azione e realizzazione.

Mnemosine era figlia di Urano e Gea, di cielo e terra, ed è proprio in quello spazio, tra cielo e terra, che nasciamo, operativi nella materia e protratti verso lo spirito. Ispirazione dall’alto per agire in basso.

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Commenti 2

  1. RAFFAELLA SPANEDDA says:
    6 anni ago

    Che meraviglia!

    Rispondi
  2. Laura says:
    6 anni ago

    Molto interessante e profondo.

    Rispondi

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