Può un umile muratore navarrese, semianalfabeta, disertore dalla Spagna franchista, esule a Parigi e organizzatore di una tipografia di falsari, tenere sotto scacco una della più potenti banche mondiali? Se si parla di Lucio Urtubia Jiménez la risposta è affermativa. La sua è una di quelle vicende che oggi non godono di molta popolarità ma che fra gli anni Settanta e Ottanta impegnò parecchio la gendarmerie francese, la guardia civil spagnola e l’Interpol. Il 30 novembre, a due anni dalla sua scomparsa, è uscito su Netflix ‘Storia di un uomo d’azione’, il film diretto da Javier Ruiz Caldera e interpretato da Juanjo Ballesta ispirato alle gesta leggendarie di un anarchico che visse attivamente la sua utopia, finanziando i movimenti ribelli di mezzo pianeta e sognando di distruggere il sistema finanziario globale.

L’attore catalano Albert Boadella ha definito Lucio Urtubia come “un Don Chisciotte che non lottava contro i mulini a vento, ma contro veri giganti”. In questo assunto c’è tutta l’essenza della vicenda di questo libertario nato povero e morto in odore di dignità, l’unica santificazione concessa a chi ha speso la sua esistenza in favore dei reietti e dei ribelli, adottando la disobbedienza come stile di vita.
Una vita cominciata a Cascante, piccolo pueblo della Navarra, nel 1931, una giovinezza scompigliata dalla miseria più nera, dalla prematura morte del padre e dal giogo della dittatura franchista.
La reazione a questo stato di cose ha la cadenza dei passi dei contrabbandieri dei Pirenei, il coraggio della diserzione alla leva militare in uno stato totalitario e un biglietto di sola andata per Parigi che significa libertà. Sarà proprio la capitale francese lo spartiacque della vita di Lucio Urtubia, dove apprenderà il mestiere di muratore e conoscerà gli esuli spagnoli riuniti sotto le insegne della C.N.T, la Confederación Nacional del Trabajo, il sindacato dei lavoratori anarchici.
All’ombra della torre Eiffel, avverrà anche l’incontro che cambierà per sempre la sua visione del mondo, quello con “El Quico“, al secolo Francesc Sabaté, un libertario spagnolo impegnato attivamente nella resistenza al franchismo e massimo esponente della guerriglia in Catalogna, dove cadrà sotto il piombo dei fascisti nel gennaio del 1960.
Quelli parigini saranno anni vissuti intensamente e pericolosamente, divisi fra la professione e l’attivismo politico, le espropriazioni politiche – così chiamava le rapine a los bancos ladrones – ben presto abbandonate per creare con i compagni una tipografia dove assieme ai volantini e ai manifesti verranno prodotti centinaia di documenti falsi, carte d’identità, passaporti, patenti di guida e soprattutto soldi e altri titoli bancari. Sia i documenti che i soldi incassati in forma liquida nelle banche di mezza Europa saranno utilizzati per aiutare e finanziare i gruppi sovversivi di mezzo mondo, dalle Brigate Rosse al Movimento Rivoluzionario Tupac Amaru peruviano, dall‘Irish Republican Army all’Euskadi Ta Askatasuna, dai Black Panther ai Montoneros argentini. Né Lucio Urtubia né nessun’altro dei compagni di lotta si arricchì con i proventi delle attività illecite e molte persone bisognose poterono contare sul loro aiuto.
“Non ho mai smesso di commettere reati perché le persone hanno bisogno di aiuto”
Fra arresti, pedinamenti, processi, il maggio parigino del 68 e la conoscenza di Anne Garnier, la sua futura compagna e incontri altisonanti, fra i quali spicca quello con Ernesto Che Guevara del quale tuttavia rimarrà parecchio deluso, Lucio Urtubia raggiunge l’apice della sua carriera rivoluzionaria mettendo sotto scacco la First National City Bank, allora una delle tre banche più grandi al mondo, alla quale riuscirà a sottrarre qualcosa come 20 milioni di dollari attraverso la contraffazione di traveller’s cheque.

Il film di Javier Ruiz Caldera ripercorre in maniera romanzata ma avvincente le gesta di questo Robin Hood ispanico, o meglio del Bandido Bueno o dello Zorro Basco, come lo appellava la stampa dell’epoca, interpretato da Juanjo Ballesta. Non un capolavoro del cinema, sicuramente, ma comunque piacevole e con un buon ritmo, che inoltre, lanciato su una piattaforma come Netflix, potrebbe contribuire notevolmente a far conoscere la sensazionale storia del suo protagonista.
Per chi poi volesse approfondire la reale figura di Lucio Urtubia consigliamo i docufilm ‘Lucio’ di Aitor Arregi Galdòs e José Maria Goenaga e ‘Lucio quièn eres?’ di Emile Navarro e Christophe Marsat; il libro ‘Lucio Urtubia. L’anarchico irriducibile’ di Bernard Thomas, la graphic novelle ‘Il tesoro di Lucio‘ edita da Txalaparta e l’autobiografia ‘Mi utopia vivida‘.
Nel 1996 Lucio Urtubia aveva acquistato un immobile in Rue des Cascades, nel quartiere parigino di Belleville, che è diventato luogo di incontro e attività culturali legate all’anarchismo e ad altri movimenti antisistema, chiamato Espace Louise Michel, in memoria della storica leader della Comune parigina del 1871. Al piano di sopra invece il suo appartamento, con la porta sempre aperta per quanti andavano a trovarlo per intervistarlo, si concedeva volentieri ai cronisti e alle telecamere, o più semplicemente a scambiare due chiacchiere. E così è stato fino al 18 luglio 2020, quando si è spento a quasi novant’anni, dopo aver vissuto la sua utopia, il vero carburante nobile di ogni azione, fino all’ultimo respiro. Per uno strano scherzo del destino la data coincideva con quella dell’anniversario dell”Alzamiento’, il golpe franchista del 1936, ultima postuma beffa al tanto odiato regime.











