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Al festival Pazza Idea il coraggio e l’avventura con Pietro del Soldà e il racconto di una rinascita con Gaia Rayneri

Di Valeria Martini
28/11/2022
in Comunicazione e società, Cultura, Libri
Tempo di lettura: 5 minuti
Al festival Pazza Idea il coraggio e l’avventura con Pietro del Soldà e il racconto di una rinascita con Gaia Rayneri

Ultima giornata per il festival Pazza Idea organizzato da Luna Scarlatta (qui tutto il programma) domenica 27 novembre negli spazi del centro d’arte e cultura Il Ghetto a Cagliari, in un calendario fitto di performance, laboratori, presentazioni di libri e reading.

Il tema scelto è quello del futuro come un tempo e uno spazio da costruire dentro una officina in cui gli strumenti sono l’arte, la letteratura, la musica, che nel solco della loro tradizione si offrono come mezzi per la creazione di un domani migliore.

Pietro Del Soldà a Cagliari

Quale idea di futuro abbiamo trovato nel libro di Pietro del Soldà?

Il filosofo e autore del libro ‘La vita fuori di sé. Una filosofia dell’avventura’ (Marsilio 2022) apre la sua performance dichiarando un bisogno che ci accomuna tutti ed è quello dell’avventura. Sembrerebbe quasi assurdo dato il momento storico che stiamo vivendo, con una guerra alle porte di casa, gli strascichi di una pandemia e l’incertezza economica. Forse abbiamo bisogno di sicurezza, perché siamo sotto pressione e la tendenza è diventata quella di chiuderci in una specie di guscio, con un Io sempre più feticcio e tirannico, ma pur sempre un luogo in cui rifugiarsi.

Il problema, sottolinea Del Soldà, è che stiamo diventando vittime della nostra identità che, a peggiorare le cose, soffoca nell’identità sociale, sempre più richiedente o che si pone come una giuria invisibile che sembra seguirci ovunque. Se Platone riteneva che l’essere umano avesse l’alterità al suo interno, quindi è necessaria le relazione con l’altro, è oggi tristemente vero che quell’io sia diventato un burattino trainato qua e là. Il nostro obiettivo è armonizzare questa alterità, dando voce al nostro coro per trovare l’eudaimonia, la felicità. Quale può essere la via per scardinare questo muro personale e sociale? Per Pietro del Soldà la parola d’ordine è avventura e, nel citare il sociologo Georg Simmel, a cui rende omaggio con il sottotitolo del libro (una filosofia dell’avventura), dichiara che l’avventura è qualcosa a disposizione di tutti e che consente di spezzare le abitudini. L’avventura, ciò che ci porta altrove, rompe l’ordinarietà, interrompe le consuetudini e fa filtrare luce nuova sul nostro essere. L’avventura toglie la polvere dalle nostre inclinazioni più profonde. Ci restituisce libertà e questa ci apre prospettive per un futuro espressivo e vivo.

Coraggio è l’altra parola d’ordine

Cosa succede nel famoso fatto della battaglia di Maratona? Del Soldà ci fa riflettere con Erodoto. Milziade, nei racconti di Erodoto, dà voce a una verità: tutto sarebbe andato bene e molto diversamente se gli abitanti di Eretria fossero stati capaci di uscire dalla stasis, che nel mondo greco significa più che un blocco, è infatti la guerra interna. Questo aspetto ci riporta alla guerra interiore che avviene in noi quando non riusciamo più a trovare il coraggio per uscire da certe situazioni. Milziade dice che se gli abitanti di Eretria avessero avuto il coraggio di uscire dalla città e andare via, avrebbero trovato la libertà. Il senso comunitario di quella polis non dipendeva dal luogo ma dalle relazioni tra le persone della polis stessa.

Quando il coraggio fa brillare le aspirazioni più profonde

Nella performance di Pietro del Soldà emerge il nome di Alexander Von Humboldt, uno dei grandi esploratori europei di inizio Ottocento che ebbe la forza a 27 anni, già laureato e impiegato in un lavoro ben retribuito, di riprendere il suo grande sogno, a lungo negato da una madre oppressiva e rigida, di esplorare il mondo. Alla morte della madre, con la grande eredità ricevuta, comincia a organizzare delle spedizioni che lo portano a girare il mondo per anni. Von Humboldt, dando corpo al suo desiderio dell’altrove mette in crisi una frontiera a quel tempo ancora molto marcata e importante, quella uomo-natura, chiarendo che il primo non è sulla Terra per sfruttare la natura ma per prendersene cura imparando a conoscerla.

Il coraggio di ascoltarsi e guarire

Gaia Rayneri

C’è un filo conduttore tra l’intervento di Del Soldà che si è tenuto nella Sala della Cannoniera e quello di Gaia Rayneri nella Sala delle Mura al Ghetto, ed è sempre il coraggio, in questo caso quello di ascoltarsi, di scoprire la saggezza del corpo. Gaia Rayneri dialoga con Paola Saluzzi su ‘Un libro di guarigione’ (Harper Collins, 2022), in cui fa un racconto autobiografico del percorso della malattia che le è stata diagnosticata, il Disturbo Borderline di Personalità.

Dalla diagnosi alla guarigione, Rayneri racconta con ironia e un lieto fine il viaggio oltre se stessa che questo grave disturbo della personalità le ha proposto. Il disturbo borderline viene spesso descritto come avere ustioni di terzo grado sul 90% del corpo; è una dolorosissima condizione di ipersensibilità che porta ad amare con tanta intensità e con altrettanta intensità fuggire dal proprio oggetto d’amore che in un attimo può ferire e anche dilaniare. Il Borderline è un disturbo ma come questo genere di problemi si è creato per proteggersi dall’enorme quantità di dolore sentita. Il percorso della Rayneri è lungo e costellato di tante esperienze di lotta per guarire, ed è quando si arrende alla saggezza del corpo che accade come una specie di magia. Gaia Rayneri racconta che in un certo periodo si sentiva sempre incredibilmente stanca e questo le richiedeva di riposare, di “mettersi orizzontale”, per usare le sue parole. Mettersi orizzontale sul divano però, a tempo indeterminato, la faceva sentire in colpa, una colpa molto culturale, quella di non essere produttivi. Ma tanta era la fiacchezza e la mancanza di motivazione che per uscire dalla stasis, per dirla con Del Soldà, la Rayneri decide di avere il coraggio di fare qualcosa di diverso, che non obbedisce alla tirannia sociale e nemmeno a quella dell’io, e trascorre circa una settimana stando sul divano, a guardare cartoni animati. Ed è qui che succede la magia perché sarà proprio la visione di quei cartoni per bambini che la riporteranno a un suo grande sogno: scrivere libri per bambini. Questa esperienza le ha anche regalato ispirazione e stimoli per i suoi prossimi lavori.

Questi due libri ci connettono con un presente in cui è adesso che dobbiamo avere la forza di spezzare le nostre abitudini perché è nell’avventura di noi stessi, nell’altrove che esploreremo e nella saggezza del sé che è possibile preparare un futuro di senso.

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