• Accedi
  • Aiuto
Sito nemesismagazine.it
  • Home
  • Articoli
  • Rubriche
  • Editoriali
  • Interviste
  • Podcast
    • Creattiva
    • L’isola sconosciuta
    • Vamp
  • Chi siamo
  • Sostienici
  • Newsletter
Nessun risultato trovato
Vedi tutti i risultati
Sito nemesismagazine.it
  • Home
  • Articoli
  • Rubriche
  • Editoriali
  • Interviste
  • Podcast
    • Creattiva
    • L’isola sconosciuta
    • Vamp
  • Chi siamo
  • Sostienici
  • Newsletter
Nessun risultato trovato
Vedi tutti i risultati
Sito nemesismagazine.it
Nessun risultato trovato
Vedi tutti i risultati

‘Lo spazio delle donne’, Daniela Brogi a Cagliari per il festival Pazza Idea ridisegna il ruolo femminile nella storia

Di Francesca Arcadu
26/11/2022
in Libri
Tempo di lettura: 8 minuti
‘Lo spazio delle donne’, Daniela Brogi a Cagliari per il festival Pazza Idea ridisegna il ruolo femminile nella storia

Credits: Chiara Pasqualini

Per troppo tempo le donne sono state relegate negli spazi marginali della Storia, sminuite e private del loro talento fino quasi a scomparire. Sarà questo uno dei temi dell’incontro con la scrittrice Daniela Brogi, che presenterà il suo libro ‘Lo spazio delle donne‘ pubblicato pochi mesi fa da Einaudi nel corso della prima giornata del festival Pazza Idea, in programma a Cagliari dal 25 al 27 novembre.

Daniela Brogi ripercorre nel suo saggio il paesaggio culturale del Novecento riflettendo sul ruolo di una serie di donne che hanno segnato i campi della letteratura, del sapere e della cultura ricollocando il loro pensiero entro quegli spazi, per consentire a chi legge di riscoprire soggettività femminili troppo spesso silenziate.  Passare, quindi, da quello che l’autrice definisce come un “fuori campo passivo”, nel quale le donne sono state costrette per secoli, ad un “fuori campo attivo” fatto di linguaggi e rappresentazione che liberino le donne dalla condizione di esseri eventuali. 

Per fare questo però, secondo l’autrice, non basta aggiungere nomi, né cancellare il passato per riscriverlo. Occorre piuttosto ed è questa l’argomentazione della Brogi attraverso i capitoli del libro, riappropriarsi di nuove parole e di un diverso punto di vista, cambiando paradigma rispetto alla prospettiva maschile come unico parametro di visione e giudizio. 

Daniela Brogi, docente di Letteratura italiana contemporanea all’Università per Stranieri di Siena, con il suo libro si rivolge ad un pubblico ampio, grazie ad una scrittura capace di toccare temi complessi con l’utilizzo di metafore ed esempi che riportano alla vita quotidiana. Per fare questo chiama a condurci donne come Grazia Deledda e Ada Negri, Virginia Woolf e Carla Lonzi, Karen Horney e Helena Janeczek, Marina Abramovic e Alice Munro, Toni Morrison e Margaret Atwood, Elsa Morante e Franca Rame e molte altre.

Daniela Brogi

Durante l’incontro di oggi Daniela Brogi dialogherà con la storica dell’arte e docente universitaria Simona Campus. L’appuntamento è previsto per le 19 al Ghetto in via Santa Croce ed è realizzato in partnership con MUACC Museo universitario delle arti e delle culture contemporanee e Università degli Studi di Cagliari.

L’abbiamo raggiunta telefonicamente per farle alcune domande.

Il tuo ragionamento parte nel primo capitolo da un’immagine molto efficace che è quella dell’”elefante nella stanza”, ovvero “l’assenza delle donne e delle autrici dalla considerazione e dalle pratiche di riconoscimento pubblico e duraturo” come di un tema che si finge di non vedere.  Di chi è la responsabilità di questa ostinata indifferenza?

La responsabilità o meglio l’insieme delle responsabilità sono principalmente di tipo sistemico strutturale e non hanno a che fare con limiti personali. Questa è la prima ingiustizia che riproduce anche chi è vittima di rapporti di forza o di dominio. Si può trattare di dominio maschile o patriarcato ma più in generale si tratta di sistemi che fanno fuori i soggetti considerati alieni, outsider e più deboli. La prima violenza, che poi che ci è vittima di questi meccanismi riproduce anche su se stessa, è quello di pensare che questa disparità che soffre sia una disparità che ha a che fare con limiti individuali, può trattarsi del merito, di incapacità o limiti di partenza, mentre invece la questione va ripensata e riguardata in termini strutturali. Questo è quello che ha fatto e fa il femminismo, e questo è quello che noi dobbiamo fare ogni volta che vogliamo porci in maniera seria la questione della giustizia spaziale. E’ per questo che l’elefante nella stanza è la prima metafora che uso nel libro ed è una metafora di tipo spaziale, una famosa espressione e modo di dire inglese che riguarda la presenza di un animale molto ingombrante che si trova dentro una stanza, una cosa anomala e malgrado la sua presenza nessuno lo riconosce, come accade alle donne o a tutti gli altri soggetti che hanno diritto di voce, parola e partecipazione attiva a titolo di soggetti del processo democratico.

Per riappropriarsi di questo spazio, prosegui, non sarà sufficiente aggiungere nomi femminili o sgomitare per uno spazio di attenzione, ma occorre cambiare linguaggio e smontare la retorica sessista, trovare altre parole. Di quali parole hanno bisogno le donne per trovare il loro spazio e riappropriarsi della loro narrazione?

Hanno bisogno per esempio e per riferirsi ad eventi della cronaca circostante, di parole per dire condizioni di violenza che spesso vengono doppiamente subite nel senso che la donna nei femminicidi e nel caso di molestie e di stupro è vittima della violenza di primo grado, quella agita, a cui si aggiunge quella di secondo grado che ha a che fare con la mancanza di parole per dire e nominare questa violenza. Noi tutt’oggi, come purtroppo riportano i casi di femminicidio, stupro delle cronache abbiamo dei linguaggi grossolani o sessisti, patriarcali, per nominare quelle che sono violenze oggettive. Ad esempio, si continua molto spesso ad usare l’aggettivo “provocante” accanto a bellezza, pensiamoci. È importante smontare non solo le grandi strutture ma anche quelle piccole del linguaggio che noi ogni giorno respiriamo e riproduciamo, ma in questo processo di ispirazione ed espirazione il nostro corpo mentale rielabora e assume, anche senza saperlo, certe strutture. L’idea che una persona bella sia provocante, ad esempio, che cosa vuol dire? Che in qualche modo implicitamente autorizza la possibilità di essere toccata senza che abbia dato il consenso. Questo è solo un piccolo esempio. Altre parole di cui abbiamo bisogno, ne sono fermamente convinta, sono le desinenze femminili. Abbiamo bisogno, visto che la grammatica ce lo consente e non è solo la grammatica ma anche la storia, visto che le iscrizioni medievali della città in cui vivo, Siena, spesso sono iscrizioni in cui continuamente noi leggiamo “avvocata nostra” per rivolgersi alla Madonna. Le desinenze femminili sono importanti perchè aiutano soprattutto chi è più giovane ad abituarsi all’idea di un mondo dove hanno spazio le pluralità e dove il maschile non è una categoria universale e totalizzante, come finora spesso si è creduto. In più, oltre che di parole che mancano effettivamente o desinenze che ideologicamente ci si ostina a non usare, abbiamo bisogno di sintassi e la sintassi è l’arte di collegare le frasi e i pensieri. Questa sintassi ci aiuta a decostruire le frasi fatte, tutto quel repertorio che di solito è stato usato nei confronti delle persone non incluse dentro schemi e spazi di merito. La sintassi ci aiuta anche a costruire prospettive più articolate che per esempio nei confronti della tradizione del passato ci consentano di recuperare il senso di quello che è rimasto fuori dai discorsi, fuori dal quadro. 

Si parla molto di merito, ultimamente, nel dibattito pubblico. Tu dici  che quello del merito per le donne sia un concetto pericoloso, con cui sono state perlopiù spaventate e tenute lontane dalle loro ambizioni. Come viene declinato il merito, a seconda del fatto che sia utilizzato come discriminante maschile o femminile? 

Il merito di solito è un argomento usato quando si affacciano sulla scena pubblica delle donne. Non ho mai sentito dire o letto a proposito di un uomo che magari fosse diventato un capo politico o avesse ottenuto una carica importante. La questione del merito diventa una questione scandalosa e urtante, in particolare quando riferita alle donne, di solito quando ragioniamo di prestigio, potere e rapporti di forza alti. Nessuno si chiede mai se una donna possa meritarsi di fare il proprio lavoro se si tratta, che so, di una lavandaia o un’operaia o una contadina, tutti lavori di fatica che le donne hanno fatto con le mani e nessuno si è mai scandalizzato che una donna potesse fare la sarta o la merlettaia, lavori straordinari che le mani delle donne sanno fare. Spesso però ci si è scandalizzati se con quelle stesse mani le donne hanno fatto le chirurghe, con quelle stesse mani che tradizionalmente e oggettivamente sono mani perfette per entrare in lavori delicatissimi. Le donne che per millenni sono state dentro le cucine, ad esempio, hanno creato piatti e gestito e poi voilà sono gli uomini che ci spiegano come si cucina ed è sempre uno chef quello famoso in televisione. Io cerco sempre di spiegarmi con esempi pratici perchè mi interessa con il libro portare queste riflessioni dentro la vita e dentro la pratica delle nostre parole e dei nostri corpi. Ecco, il merito diventa una questione che fa problema nel momento in cui si affaccia alla ribalta di una professione prestigiosa una donna ma con un uomo non è mai stato sollevato il problema. Questo è già di per sé significativo e produttivo. La logica del viceversa, di solito, ci aiuta a smascherare e smantellare meccanismi coercitivi e autoritari. Quando quello che si dice nei confronti di una donna non può essere detto o non è stato mai detto nei confronti di un uomo, allora lì vale la pena di fermarsi e decostruire il gioco di potere e la violenza che ha agito in quel meccanismo.

Quando poi accade che una donna magari arrivi a conquistare posizioni storicamente maschili e sia al centro di uno spazio di potere, non basta questo perchè rappresenti tutte le donne, se i valori che porta avanti sono quelli patriarcali di esclusione e prevaricazione. Lo spazio delle donne, come dici nelle pagine finali del libro, è invece uno spazio aperto e multiculturale? 

Si certo, prima di tutto non è uno spazio contrapposto a quello degli uomini, come se fossimo ad una partita. È uno spazio aperto dove abitano la pluralità, la metamorfosi, la possibilità che corpi diversi anche con risorse e intelligenze collettive diverse possano agire, confrontarsi ed ascoltarsi. Questa è la scommessa di questo piccolo libro. È una posizione che non chiude ma apre. Una posizione diversa, certamente, da quella di chiunque rivendicasse la propria appartenenza ad un destino e una condizione femminile soltanto a titolo di se stessa. Lo spazio delle donne, i femminismi, tutte le culture che lavorano per modi plurali di intendere la società sono culture in cui la rivendicazione non è mai soltanto a titolo di se stessa, quella sennò è auto promozione, ma contemporaneamente anche patriarcato. Il mito della donna che ce la fa contro tutte, facendo fuori tutte le altre, come spesso ci raccontano anche certe fiabe, è un mito tremendo ma soprattutto patriarcale, perchè al contrario le donne nella storia hanno fatto e partecipato a processi collettivi di battaglia, si sono aiutate continuamente, spesso anche con conflittualità. Il problema, prima si parlava delle parole per dirlo, è che un repertorio di parole che probabilmente mancano alle donne riguarda i termini che noi potremmo cominciare ad usare – anche più pacificamente – per nominare situazioni di conflitto. Le donne, nella misura in cui non hanno avuto il potere, non possiedono quella grammatica che le faccia essere più a proprio agio anche linguisticamente dentro il potere. Quindi appena c’è una conflittualità c’è subito il rischio di buttarla sul personale o di percepire questa conflittualità in termini personali. Questo è un punto su cui le donne sono ancora molto fragili e vulnerabili e lo dico anche per esperienza diretta. E’ molto difficile, ancora tutt’oggi per una donna, gestire conflitti con altre donne, perché siamo ancora così schiacciate da una tradizione culturale millenaria che ci ha abituato a pensare che le ragazze che esprimono dissenso sono ragazze strane, arrabbiate, isteriche. Non sono brave ragazze, quindi. E’ chiaro che questo è un carico millenario che noi abbiamo sulle spalle che dovremo smantellare piano piano. 

CondividiTweetInviaCondividiCondividi

Post correlati

Arrivederci Nemesis Magazine, una palestra di sogni, parole e responsabilità
Cultura

Arrivederci Nemesis Magazine, una palestra di sogni, parole e responsabilità

18/10/2025
Quei posti, dove abbandonarsi ancora ai sogni di sempre
Comunicazione e società

Quei posti, dove abbandonarsi ancora ai sogni di sempre

18/10/2025
Post successivo
EDITORIALE. Croci e hijab, il cambiamento passa (anche) attraverso il dialogo tra abito e cultura

EDITORIALE. Croci e hijab, il cambiamento passa (anche) attraverso il dialogo tra abito e cultura

Una strega per amica, al festival Pazza Idea di Cagliari Silvia Ballestra ripercorre l’appassionante vita di Joyce Lussu

Una strega per amica, al festival Pazza Idea di Cagliari Silvia Ballestra ripercorre l'appassionante vita di Joyce Lussu

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sono d'accordo con la Privacy Policy.




Enter Captcha Here :

Sostieni Nemesis Magazine

I contenuti di Nemesis Magazine sono gratuiti e accessibili a tutti e tutte. Potete sostenere il nostro lavoro con un una donazione. Grazie!
Fai una donazione

This Station Is Non-Operational
as heard on radio nemesis

This Station Is Non-Operational

Di GianLuca
18/10/2025
0

The Last One

Leggi l'articolo
Perché quando la cultura perde spazi sparisce anche la sua voce

Perché quando la cultura perde spazi sparisce anche la sua voce

18/10/2025
Quei posti, dove abbandonarsi ancora ai sogni di sempre

Quei posti, dove abbandonarsi ancora ai sogni di sempre

18/10/2025
Arrivederci Nemesis Magazine, una palestra di sogni, parole e responsabilità

Arrivederci Nemesis Magazine, una palestra di sogni, parole e responsabilità

18/10/2025
Casa Famiglia Killia, apre a Selargius la struttura per bambini disabili orfani o di famiglie in povertà socio economica

Casa Famiglia Killia, apre a Selargius la struttura per bambini disabili orfani o di famiglie in povertà socio economica

18/10/2025
LA VITA VA COSÌ V. Raffaele, G.I.Loi @Claudio Iannone

“La vita va così”, nel nuovo film di Riccardo Milani la storia del pastore del Sulcis che non volle vendere la sua terra agli speculatori edilizi

18/10/2025

Articoli recenti

  • This Station Is Non-Operational
  • Perché quando la cultura perde spazi sparisce anche la sua voce
  • Quei posti, dove abbandonarsi ancora ai sogni di sempre
  • Arrivederci Nemesis Magazine, una palestra di sogni, parole e responsabilità
  • Casa Famiglia Killia, apre a Selargius la struttura per bambini disabili orfani o di famiglie in povertà socio economica

Commenti recenti

  • Anonimo su Sindaco si muore. Il sangue degli amministratori locali nella Sardegna dell’Ottocento
  • Anna Licia Melis su Cagliari perde uno degli ultimi intellettuali. Si è spento Gianluca Floris
  • Marianna Peddio su Giornata della Memoria. Dalla Barbagia a Mauthausen e Auschwitz, la marcia della morte di Antonio Moi
  • .. su Le luci sul porto (Dietrich Steimetz)
  • Anonimo su Porto Canale in bianco e nero (Dietrich Steinmetz)

Sostieni Nemesis Magazine

I contenuti di Nemesis Magazine sono gratuiti e accessibili a tutti e tutte. Potete sostenere il nostro lavoro con un una donazione. Grazie!
Fai una donazione

Info

Direttrice: Francesca Mulas
Nemesis Magazine è registrato al pubblico registro della stampa con decreto del Tribunale di Cagliari n. 14/2020
Editrice: Associazione culturale Terra Atra
Sede legale: Via del Sestante 5, 09126 Cagliari

Email: info@nemesismagazine.it

Hosting

Hosting: Tophost srl
Piazza della Libertà 10, Roma
P.Iva 08163681003
Rea 1077898
Iscrizione alla camera di Roma del 01/10/2004

La testata usufruisce del contributo della Regione Sardegna, Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport. Legge regionale 13 aprile 2017 n. 5, art. 8 comma 13

Newsletter

    • Arte
    • Cinema
    • Comunicazione e società
    • Cultura
    • Fotografia
    • Interviste
    • Libri
    • Moda
    • Musica e spettacolo
    • Privacy Policy

    Benvenuto!

    Accedi al tuo account!

    Ho dimenticato la password

    Recupera la tua password

    Inserisci il tuo nome utente o la tua email per recuperare la password!

    Accedi
    • Accedi
    Nessun risultato trovato
    Vedi tutti i risultati
    • Home
    • Articoli
    • Rubriche
    • Editoriali
    • Interviste
    • Podcast
      • Creattiva
      • L’isola sconosciuta
      • Vamp
    • Chi siamo
    • Sostienici
    • Newsletter
    • Aiuto


    Direttrice: Francesca Mulas
    Nemesis Magazine è registrato al pubblico registro della stampa con decreto del Tribunale di Cagliari n. 14/2020
    Editrice: Associazione culturale Terra Atra
    Sede legale: Via del Sestante 5, 09126 Cagliari

    Email: info@nemesismagazine.it

    Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, al fine di migliorare i servizi offerti e l'esperienza di navigazione dei lettori. Se prosegui nella navigazione o se chiudi questo banner acconsenti all’uso dei cookie. Privacy e Cookie.