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Paure, ossessioni e senso morale sono racchiusi in ‘Guillermo del Toro’s Cabinet of Curiosities’ 

Di Manuel Usai
05/11/2022
in manuhell
Tempo di lettura: 4 minuti
Paure, ossessioni e senso morale sono racchiusi in ‘Guillermo del Toro’s Cabinet of Curiosities’ 
(Guillermo Del Toro)

Disponibile sulla piattaforma Netflix dal 25 ottobre, ‘Guillermo del Toro’s Cabinet of Curiosities’ è una raccolta di otto storie dell’orrore, girate da otto registi diversi, e basate su otto racconti contemporanei e non, due dei quali scaturiti dalla penna dello stesso Del Toro che ha firmato poi l’intera produzione.

Ogni episodio della serie è preceduto da una premessa raccontata da un pacato Guillermo Del Toro che si muove all’interno di una stanza, apparentemente senza pareti o arredi, riportandoci alla mente altre opere simili come ‘il venerdì con zio Tibia’ del 1990 o ‘Creepshow’ del 1982 o ancora, tornando ancora più indietro negli anni, ‘Ai confini della realtà’ del 1959. Al centro della stanza, illuminato a giorno, un antico armadietto ornato da molteplici cassetti e scomparti, sfoggia ogni volta un oggetto chiave che getta le basi per la storia che sta per iniziare. 

La stanza delle curiosità

Cabinet of curiosities, tradotto, camera o gabinetto delle curiosità, è strettamente collegato alla parola tedesca  wunderkammer o kunstkammer, utilizzata fin dal 1500 per indicare particolari ambienti in cui venivano custoditi oggetti straordinari sia per la loro unicità che per la loro provenienza. Il termine venne poi utilizzato per indicare direttamente l’insieme degli oggetti che compongono la collezione stessa. 

I registi dietro gli episodi 

(Partendo dal primo a sinistra: Guillermo Navarro, Vincenzo Natali, David Prior, Ana Luly Amirpour, Keith Thomas, Catherine Hardwicke, Panos Cosmatos, Jennifer Kent)

‘Guillermo del Toro’s Cabinet of Curiosities’ offre una varietà di temi che spaziano dall’horror gotico a quello fantascientifico. Ogni storia custodisce all’interno dei messaggi destinati allo spettatore e, spesso, uno di questi si traduce in una morale.  

Libri demoniaci, ratti ladri di cadavere, possessioni aliene e creme di bellezza miracolose sono solo alcuni degli elementi che fanno parte della raccolta.  

La lista dei registi è ancora più interessante; a partire da Guillermo Navarro, che ha diretto il primo racconto ‘Lot 36’ e ha collaborato in numerosi film di Del Toro e di Robert Rodriguez (‘Machete’, ‘Alita’) passiamo a Vincenzo Natali, famoso per ‘The Cube’ ha diretto l’episodio ‘Graveyard Rats. David Prior (‘The empty man’) dirige ‘The Autopsy’ mentre Ana Lily Amirpour firma ‘The outside’, basato su un fumetto online disegnato nel 2016 dalla fumettista Emily Carroll. Il regista e scrittore di ‘The vigil’, Keith Thomas, (qui la recensione) ha diretto ‘Pickman’s Model’; La regista del primo capitolo della saga ‘Twilight’, Catherine Hardwicke dirige uno dei migliori episodi della raccolta intitolato ‘Dreams in the Witch House’.  ‘The Viewing’, il settimo episodio, è stato scritto e diretto da Panos Cosmatos (‘Mandy’ del 2016) mentre l’ultimo della serie (non certo per ordine d’importanza), dal titolo ‘The Murmuring’,  porta la firma della regista che debuttò nel 2014 con il sorprendente ‘Babadook’, Jennifer Kent.

Consensi e critica

Ogni singolo capitolo è curato ai minimi dettagli. Gli effetti speciali non sono mai eccessivi e le scene chiave non troppo dettagliate, così che lo spettatore possa facilmente idealizzare ciò che non si vede.  

L’ottimo lavoro dei registi e degli interpreti viene ripagato da un indice di gradimento del pubblico che va oltre il 75 per cento di pareri positivi su oltre 343 recensioni.  

Secondo la critica, ‘Guillermo del Toro’s Cabinet of Curiosities’ si aggiudica un voto pari al 92 per cento (Rottentomatoes) tradotto in un punteggio che sfiora l’otto su un valore massimo di dieci.  

(scene tratte dalla serie)

La stanza delle curiosità ha tanto da raccontare

Per poter procedere alla valutazione di un’opera del genere horror è molto importante non perdere mai di vista l’obiettivo che il regista si prefigge di raggiungere. Gran parte dell’analisi si basa sul ripercorrere il cammino che il regista compie al fine di conquistare questo obiettivo e, solo alla fine, al suo grado di raggiungimento. ‘Guillermo del Toro’s Cabinet of Curiosities’ per spaventare lo spettatore, non punta sul banale jumpscare, bensì rovista nel fango del subconscio umano facendo emergere le paure più primitive e strumentalizzandole come una sorta di punizione divina contro i peccati capitali che ammorbano da sempre la nostra società.

È così che la paura non si materializza in un attimo per poi scomparire, ma scava come un tarlo nella mente dello spettatore.

La stanza delle curiosità ha ancora tanto da raccontare ed è per questo che si parla già di una seconda stagione.

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