Al via oggi a Cagliari la VII edizione del festival Spettacolo Aperto organizzato da Studium Canticum. Un cartellone fitto di impegni che spaziano dai laboratori didattici ai concerti e all’ospitalità di artisti di taglio nazionale e internazionale.

Dopo l’apertura del festival alle 17 in piazza Yenne con la SeuInStreet Band, alle 18 al Bastione di San Remy si terrà il concerto dal titolo “Corpi che Suonano” che vede come protagonisti i Cori e la classe di body percussion di Studium Canticum, la classe seconda E del Liceo Siotto di Cagliari che ha seguito un laboratorio specifico e Anna Rita Porcu come facilitatrice: tre cerchi concentrici con quasi cento suonatori eseguiranno il valzer n. 2 di Dmitri Shostakovich su una coreografia creata da Santi Serratosa, insegnante di batteria e musicoterapeuta con formazione specifica in body percussion. Ma anche gli spettatori potranno partecipare, anche senza una preparazione specifica.
Si tratta di un concerto in cui il corpo è lo strumento sonoro in quella arte che è chiamata body percussion, o meglio body music: “Suonare con il corpo ci dà una consapevolezza del sapere musicale che arriva prima della voce – sottolinea Stefania Pineider, direttrice artistica del festival Spettacolo Aperto – crea grande impatto e divertimento. Con Studium Canticum da anni abbiamo attivato il corso di body music, questa è la terza performance ‘Corpi che suonano’ ma oggi presentiamo un lavoro ancora più ampio e coinvolgente e inviteremo anche curiosi e spettatori che non hanno preparato la coreografia ma potranno suonare con noi con mani, piedi, gambe”.

La body percussion, una pratica antica
Si narra che questa pratica risalga al XV-XVI secolo in Indonesia e Africa dove agli schiavi deportati in America era vietato usare i propri strumenti tradizionali e che, per accompagnare comunque le lunghe giornate di lavoro, le danze e i canti, avessero trovato l’espediente di percuotere ritmicamente i loro corpi. Nacque così la danza Hambone o Juba dance. Agli inizi degli anni Ottanta il percussionista Keith Terry ne fa a uno studio specifico, codificando i movimenti e chiamandola body percussion. La body percussion ha un grande effetto visivo e sonoro ed è utilizzata con notevoli risultati per concerti e spettacoli ma è anche una pratica che si applica nella musicoterapia perché consente al gesto percussivo di divenire elemento di scambio e integrazione nella socializzazione, quindi nella vita di gruppo e aiuta a vivere il proprio corpo in maniera generativa e creativa.










