Eccolo qua, finalmente alla prova del nove del lavoro solista, quello che mi piace definire ironicamente l'”Eroe dei Due Mondi” della musica italiana, ovvero indie e mainstream.
Icona indie dall’impeto manageriale razionale e non solo istintivo animalesco, l’unico della triade Godano, Castoldi, Agnelli ad essere riuscito a rigenerarsi sempre in maniera valida, da Frontman super testosteronico, mai aggressivo, un po’ Dominator, degli Afterhours, a talent scout, giurista televisivo intelligente, generoso anche nel ‘giving back’ verso la comunità, ovvero l’apertura e la gestione di una delle piccole gemme musicali del milanese, “Germi”, Manuel Agnelli, centra ora il vero esordio dopo aver negli anni elargito al suo pubblico piccole perle ‘Stratos’ feriche o tubettocentriche.
Insomma, per me, uno dei migliori personaggi che la musica italiana possa vantare post 80’s (da cui, invero, non è facile uscirne vivi, Ferretti docet).
Ma torniamo all’album, 10 brani per una durata di 37 minuti, ovvero un prodotto commerciale perfetto come avrebbero potuto definire con la stessa consapevolezza il Ferretti delle origini o il Grignani della ‘Fabbrica di Plastica’, che inizia con una intro voce pianoforte perfetta per iniziare a porsi il dilemma ‘Skip o Resisto?’, proseguire con una Afterhourissima ‘Signorina Mani Avanti’ che non aggiunge poi molto ma forse aiuta solo a sintetizzare e forse far capire Agnelli a tutti noi e ribadire la sua totale importanza della band di origine, l’opera prosegue poi con la divertente ‘Proci’ e poi la ballad riuscita solo in parte ‘Milano Con La Peste’, forse il pezzo che avrebbe dovuto brillare di più e rimanere negli annali ma dalla resa totale appena sufficiente.
Continuando l’ascolto, rimaniamo a livelli elegantemente sufficienti che aiutano a sintetizzare un po’ sommariamente, quasi come un bignamino, la carriera dell’Artista riproponendo poi le due canzoni della colonna sonora di ‘Diabolik’, ovvero ‘Pam Pum Pam’ e ‘La Profondità Degli Abissi’ e chiudendo con quella che veramente considero una Gemma da tenere affettuosamente per sé: ‘Ama Il Prossimo Tuo Come Te Stesso’.
Allora, siamo chiari, Manuel Agnelli in terra straniera e cantando in inglese potrebbe essere tranquillamente una icona che in Italia saremmo a venerare, quindi l’obbligo morale è tenerlo sull’Altare, però, o questo è il massimo che Agnelli, slegato da logiche di gruppo, può offrire, oppure penso che possiamo avere il diritto di chiedere di più.
Oppure è solo un funny joke, che comunque onore a chi, come lui e pochissimi altri, può permettersi.
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