Sono parole che ti leggono dentro, che mischiano il dolore con la vita, che hanno il sapore dolce di una zigulì, di una infanzia passata, vista un po’ con nostalgia. Sono la testimonianza di giorni di mezza vita, a vederla un po’ piena e un po’ vuota. “Segnali di fumo” è la seconda opera di poesia di Mauro Liggi, medico chirurgo e fotografo cagliaritano. Per lui un modo forte e carezzevole di ricordare il passato di profondo dolore già raccontato nel precedente “Anima scalza” e di guardare al futuro con una luce diversa, col sole che rinizia a splendere, che risorge in mezzo alle vicissitudini quotidiane.

In un momento storico difficile, l’opera nasce dalla volontà di diradare il fumo che avvolge l’individuo, per riprendere e vedere oltre, per dare messaggi e trovare qualcuno che li ascolti. Per rischiare di cadere, ma anche per provare a volare. Non è un caso che rispetto alla precedente opera, “Segnali di fumo” abbia un ritmo diverso, quasi da formato canzone. Si sentono echi moderni: Brunori Sas, Dente, Samuele Bersani sembrano essere una timida influenza incosciente, in una serie di fotografie che hanno una tecnica libera, meno schematica di quella seguita generalmente dai poeti nostrani. C’è tanto di Franco Arminio, per il quale Liggi ha una profonda stima, ricambiata in tempi recenti.
La grande capacità delle poesie però è quella di dare delle immagini nitide. Aiuta sicuramente lo sguardo fotografico dell’autore, la sua visione d’insieme che gli permette di disegnare e di fermare dei precisi momenti. Farlo con le parole non è semplice, eppure in questo caso si stampano con una risolutezza che ingentilisce lo scorrere delle pagine. Anche perché i temi sono svariati: dolore certo, ma anche nostalgia, amore, amicizia, sentimenti liberi, politica, società. Spiccano “Naufragio” e “Il pigiama inzuppato“, racconto dei viaggi dei migranti che non trovano uno sbarco ma le fauci del mare.
La raccolta non è passata inosservata e nel giro di un mese ha ottenuto consensi piuttosto importanti. Non a caso è stata scelta per l’anteprima del Festival Emilio Lussu, in cui ha potuto ottenere una platea decisamente interessante. Un buon modo per spazzare via l’impressione che la poesia sia una pratica noiosa: i segnali che l’autore ha inviato è che possa raccontare la vita dominandone il ritmo e il piacere della lettura.









