La notizia è di quelle fulminee, forti, che si diffondono in un lampo. Nello stesso giorno nel quale sono venuti a mancare l’attore Ray Liotta e Alan White, storico batterista degli Yes, la morte si è presa anche Andy Flatcher. Il triste annuncio del decesso del musicista è stato dato attraverso un comunicato apparso la sera del 26 maggio sulla pagina ufficiale della band su instagram, diffondendosi in pochi minuti a livello planetario.
“Un ragazzo dal cuore d’oro – scrivono ancora i compagni – e c’era sempre se avevi bisogno di supporto, chiacchiere, una bella risata o una birra fresca. I nostri cuori sono con la sua famiglia, vi chiediamo di rispettare la loro privacy in questo momento difficile”
Addio Fletch, “ragazzo dal cuore d’oro”, a sessant’anni è morto il tastierista dei Depeche Mode
Tutto era cominciato a Basildon, nella contea di Essex, nel 1979, quando Andrew Fletcher e Vince Clark avevano formato un duo chiamato “No Romance in China”, che dopo altre svariate denominazioni e l’ingresso del polistrumentista Martin Gore sarebbe diventato “Composition of Sound” e infine con l’arrivo del cantante Dave Gahan, Depeche Mode. Ancora non potevano saperlo, ma avevano appena formato una delle più importanti e influenti band che la storia della musica moderna avrebbe mai conosciuto.
Clark avrebbe abbandonato il progetto dopo il disco d’esordio ‘Speak & Spell’, trainato dalla hit ‘Just Can’t Get Enough‘, brano popolarissimo ancora oggi, per fondare prima gli Yazoo e successivamente gli Erasure. I tre restanti – assieme al nuovo innesto Alan Wilder – avrebbero inciso dischi senza sosta, caratterizzando tutta la decade degli anni Ottanta e raggiungendo la maturità artistica con ‘Black Celebration’ nel 1986, ai quali seguirono altrettanti capolavori come ‘Music for the Masses’ del 1987, il disco più rappresentativo, ‘Violator’ nel 1990, quello più famoso, ‘Song of Faith and Devotion’ del 1993, il loro capolavoro e ‘Ultra’ del 1997, l’album della rinascita.
Questa mastodontica produzione fu principalmente frutto della vena creativa di Gore, autore delle canzoni, esaltata dall’interpretazione dell’istrionico Gahan e raffinata dal gusto e dalla padronanza dell’elettronica di Wilder. Tuttavia questi dischi e i relativi tour, probabilmente non sarebbero stati gli stessi senza il fondamentale apporto di “Fletch”, che non solo suonò basso, tastiere e sintetizzatori in studio e nei live, ma acquisì un ruolo molto particolare all’interno dei Depeche Mode che andava ben oltre la produzione. Sin dai primi anni fu lui infatti a occuparsi del management, della promozione, dei rapporti con la stampa e i media, curando ogni aspetto organizzativo e tutelando l’immagine della band, soprattutto nei periodi di forte stress, quando nei Depeche non tirava sempre una buona aria. In qualità di portavoce era lui a metterci la faccia, esponendosi – quasi in contrapposizione ai riflettori puntati perennemente sui suoi colleghi – quando c’era da precisare, conciliare, disciplinare. Anche nelle fasi più burrascose della band, caratterizzate da forti tensioni, eccessi, contrasti e momenti di reale disperazione, fu Fletch ad assumere il ruolo di “trade union” fra le anime inquiete, un generoso sindacalismo che rischiò di pagare ad altissimo prezzo con la depressione e l’esaurimento nervoso che stavano per travolgerlo nei primi anni Novanta.

Andy Fletcher è stato un musicista, produttore e dj appassionato, fondando anche una sua casa discografica, la “Toast Hawaii”, ma soprattutto è stato un uomo che con professionalità, empatia e tolleranza ha preservato nel tempo quel complicato scrigno artistico chiamato Depeche Mode. Ecco perché i colleghi, i fan e gli appassionati di musica dell’intero pianeta lo piangono con sincerità. Riusciranno Martin Gore e Dave Gahan a proseguire da soli su questo cammino cominciato più di quattro decenni fa? Forse si, ma in caso, non sarà più la stessa cosa, perché Fletcher sarà impegnato altrove, magari a mediare con quel Creatore che questo 26 maggio probabilmente aveva un senso dell’umorismo turbato, ma che con tutta probabilità lo ha accolto col sorriso che si riserva a coloro che, con la loro arte, hanno reso meno amara la presenza su questa terra a milioni di persone.










