“Chi tocca questo libro tocca un popolo”. Così Michelangelo Pira, uno dei più grandi intellettuali sardi dal dopoguerra a oggi apostrofò ‘Miele Amaro’, opera monumentale di Salvatore Cambosu, compendio di tutto ciò che di rilevante la cultura sarda ha prodotto nella sua storia.

Lo stesso si potrebbe dire dell’ultima opera di Guido Coraddu: “Chi ascolta questo disco ascolta un popolo”. Perché Coraddu ha realizzato un compendio nel quale, col suo pianoforte, ha reintepretato il meglio del jazz nato in Sardegna. Una forma musicale che affonda le sue radici e trae ispirazioni dalle atmosfere e dai suoni della tradizione isolana. Ecco spiegato il perché della scelta del titolo, ‘Miele Amaro’, distribuito da WMusic su tutte le piattaforme online e in edizione limitata in cd, con una copertina diversa rispetto alla versione digitale.

“Ciò che mi ha fatto pensare al lavoro Salvatore Cambosu è il fatto di fare un’antologia di musica sarda contemporanea, di espressione della cultura sarda di ora”, spiega il musicista durante la presentazione del disco, domenica 22 maggio al Museo Nivola. Oltre il titolo, anche il luogo scelto per la sua prima uscita pubblica dal vivo, non è casuale: Orani. “Nivola ha un linguaggio d’avanguardia in cui riesce però a integrare invece elementi arcaici della sua sardità. E anche gli autori sardi di musica jazz che ho scelto stanno su questo crinale. Nel loro scrivere musica recuperano un rapporto con l’insularità. Esiste un jazz latino, un jazz caraibico, un jazz flamenco, uno balcanico, uno svedese. Ed esisterà pure un jazz sardo?”, si chiede retoricamente Coraddu.
La risposta, ovvia, è sì, certo che esiste. Non solo, spiega il jazzista cagliaritano, “se i sardi nelle loro espressioni artistiche hanno tutto sommato un ruolo minoritario nella cultura ‘nazionale’, nel jazz no: i jazzisti sardi sono tra gli artisti i più importanti nel panorama nazionale e internazionale”.
Ed ecco che si capisce immediatamente il senso di questo disco, monumentale come il Miele Amaru di Cambosu, fisico, profondo come le sculture di Nivola, specie quelle in sand-casting, che infatti sono state scelte come copertina dell’album.
Ma chi c’è all’interno di questa raccolta? Coraddu fa una scelta fra tre generazioni di jazzisti sardi: da Marcello Melis a Zoe Pia, passando per Paolo Fresu, Gavino Murgia, Enzo Favata, Silvia Corda, Marino De Rosas, Marcello Peghin, Antonello Salis, Bebo Ferra, Massimo Ferra, Riccardo Lay, Paolo Angeli. I più attenti si saranno già accorti di un’altra scelta che ha compiuto Guido Coraddu inserendo questi nomi. Infatti ha voluto inserire ogni strumento che caratterizza un jazzista in due brani diversi.
Gavino Murgia (Pane Caiente) ed Enzo Favata (Contamì unu Contu) per il sax. Bebo Ferra (Toral) e Massimo Ferra (La Strana Storia di Teddy Luck), Marino Derosas (Cannonau) e Paolo Angeli (Linee di Fuga) per la chitarra (anche se quella di Angeli non è proprio una chitarra, ma una chitarra modificata e quindi uno strumento nuovo, di sua invenzione, che solo lui sa suonare: una musica che si può fare solo col suo strumento di cui Coraddu è il secondo al mondo a reinterpretare il suono). Poi ci sono le donne. E nel jazz il ruolo della donna è stereotipato nel canto. Invece Coraddu ha scelto due strumentiste: Zoe Pia con il suo clarinetto (Domus de Janas su Forru de Luxia Arrabiosa) e la pianista Silvia Corda (Dune); il contrabbasso di Riccardo Lay (Launeddas) e di Marcello Melis (Sa Bruscia Narat) e infine l’incantevole fisarmonica di Antonello Salis (Hola).

Tutti strumenti e brani reinterpretati e riarrangiati con il pianoforte. Un esperimento non semplice da compiere, che ha raccolto consensi e qualche mugugno da parte dei diretti interessati, come racconta Guido Coraddu in questa intervista realizzata a margine del suo concerto, nella magnifica cornice del giardino del Museo Nivola a Orani (continua dopo il video)
Coraddu, in un primo momento schermito, poi, esortato dal pubblico, ha vinto la sua timidezza e ha suonato anche un suo pezzo, presente in ‘Miele Amaro’, ‘Pensamentos’. Oltre a dimostrare una cultura fuori dal comune, capace di creare connessioni con varie forme artistiche, Guido Coraddu con questo pezzo e con questo album ha dimostrato, se mai ci fosse bisogno di altre conferme dopo le opere già pubblicate, di essere uno dei grandi nomi del jazz sardo, esattamente come i grandi che ha inserito nel suo ‘compendio’.
Il suo disco, come ha ricordato lui stesso è anche una buona occasione per scoprire o riscoprire alcuni dei brani, oramai classici, della produzione jazzistica sarda. Abbiamo colto il suo invito e abbiamo creato questa playlist. Buon ascolto










