Il “Liet International European song festival for regional and minority languages” è un progetto ideato nel 2002 con il proposito di poter offrire un palcoscenico ad artisti e band che suonano musica moderna ma che hanno scelto di cantare in una lingua europea minoritaria. Un’alternativa multilingue dell’Eurovision Song Festival, dove la differenza principale sta nel tassativo divieto di cantare in lingua inglese. Il 13 maggio si è svolta a Tønder la finale, dove fra i tredici partecipanti, il cantautore Emanuele Pintus si è aggiudicato il Premio del Pubblico. Un altro passo importante per un percorso artistico e culturale cominciato quasi vent’anni fa.
Meana Sardo, comune della Barbagia di Belvì, incastonato in un lembo di terra fra Sarcidano e Mandrolisai, ha un feeling particolare con la musica. Non solo con quella tradizionale, che storicamente ha regalato abili cantori come Peppe Pretta, Nicheddu Fulghesu e Giuseppe Demuru, organettisti come Francesco Fulghesu o il giovane Matteo Casula, ma anche con la classica, la lirica – qui è cresciuta la talentuosa soprano Claudia Urru, da diversi anni avviata verso una luminosa carriera – e la musica moderna nelle sue mille sfaccettature.
La svolta con il rock e i suoi affini è arrivata a metà anni Novanta con gli Shivers, band che ha fatto da apripista per gli adolescenti di qualche lustro più giovani, creando di fatto una “scena locale”, figlia di tante ore di sala prove, concerti e festival, e condivisa con i coetanei dei paesi vicini come Tonara, Ortueri, Atzara, Ovodda e Sorgono. Questo è l’ambiente dove muove i primi passi Emanuele Pintus, chitarrista e cantante che nel 2003 fonda i Diva, una band che dopo qualche cambio riesce a trovare una formazione stabile con Claudio Contini al basso, Maurizio Marras alla batteria e Mauro Antonio Zedda alla chitarra. Sono anni di gavetta, di sperimentazione e ascolto, dove si assorbono idee e influenze variegate, che passano dal punk rock internazionale, da quello italiano di Prozac e Punkreas, dalla musica tradizionale, fino ad arrivare a Rino Gaetano e Vinicio Capossela, che finiscono in canzoni originali destinate a diventare veri e propri inni generazionali per i giovani di tutta la zona. I frutti di tanto lavoro e di tanti chilometri macinati, cominciano a maturare nell’anno domini 2008, quando, sbaragliando una concorrenza di tutto rispetto, i Diva si aggiudicano il Nastro Azzurro Contest di Cagliari – concorso musicale per band emergenti organizzato dall’associazione Needream Entertainment – e il Barbagia Rock Fest di Ollolai. Le ciliegine sulla torta sono la partecipazione con il brano ‘Barbara’ al Sanremo Rock di Modena, dove ottengono un ottimo quarto posto e l’incisione del loro primo album ‘Sorriso di Luna’.

Il percorso si interrompe qualche anno dopo quando le strade dei Diva si dividono e nascono altri progetti fra i quali quello degli Whiu Whiu che vede in una prima fase Emanuele Pintus alla voce, due ex Diva, Alessandro e Massimiliano Macis alla chitarra e al basso, Gianni Dearca (ex Venturas) da Tonara alla batteria e Daniele Mereu di Sorgono alla chitarra. Con questa formazione nel 2011 incidono per la Long Life Records un demo di sette tracce, ‘Victoria’ l’inno ufficiale dalla manifestazione sportiva universitaria Olimpika del 2013 – che poco dopo diverrà Ateneika – e partecipano a una lunga serie di concerti nei club e nelle piazze con significative aperture per gli show di band del calibro di Killing Joke, Il Teatro degli Orrori, Banda Bassotti, Punkreas e altri ancora.
La line up viene modificata in un primo momento con l’innesto di Bin Maurus alla batteria e successivamente con Matteo Urru alle tastiere e ai sintetizzatori, Luca Fadda al basso e Giuseppe Aledda, basso, chitarre e tastiere. Arrivano cosi il disco ‘In fondo è solo un vile racconto‘ ( 2016 ) inciso per la Bad Karate Dischi e promosso attraverso il video de ‘Il re dei camosci’, lavoro ispirato dal libro ‘Il peso della farfalla’ di Erri De Luca e diretto da Giovanni Tamponi, e ‘Glamour’ (2018) con il video di ‘Savoia’ diretto da Joe Bastardi. Anche per loro preziosi riconoscimenti come il podio al Barbagia Rock Festival Ovodda del 2011, quello al Radiolina Show Case Contest del 2017, la messa in onda di un loro concerto nel programma Ticket to Ride di Radio Rai e decine di recensioni positive sulla stampa, fra le quali spiccano quella di ‘Rockerilla’ e de ‘Il Manifesto‘.

Nel frattempo però Emanuele è tornato alle sue radici barbaricine e ha dato vita nel 2014 al progetto parallelo di Bumbe Orchestra, una “band aperta” che vedrà la collaborazione con i vecchi compagni di viaggio come Zedda, Marras e Maurus, ma anche con la chitarrista Laura Sau (MyMisses) la cantante Marisa Sotgiu, Gibe, il rapper “Cinotz”, Frantziska, White Fang, Tunno, Antoni Matzeu, Roberto Fiorentino, Andrea Fulghesu, Claudio Orefice e Vassili Casula. Le novità più evidente è rappresentata dai testi composti in sardo meanese, con alcuni innesti di varianti linguistiche portate dagli ospiti provenienti da altre zone dell’isola e da un tappetto sonoro di più ampio respiro, che oltre alle chitarre punk-rock, può contare sull’apporto delle musiche primitive, del rap, del reggae e del pop. L’esordio live avviene al Teatro Massimo di Cagliari in occasione dell’edizione isolana del Suns Festival del 2015.
Frutto di questo progetto sono i dischi ‘A Chitzi Intendo Su Sabore Tua’, ‘Isus‘ ( MSound Records) e ‘Tempus Connotu’ inciso nel 2020 per l’Atlantide Dischi di Cagliari e anticipato dai singoli ‘Cala Sinzias’, ‘Ludu’ e ‘Guetos de Santu Trabadore’, canzone con la quale vincono la sedicesima edizione del Premio letterario Anselmo Spiga al Festival Cuncambias di San Sperate.
Ha compiuto tanta strada Emanuele Pintus, attraverso sacrifici, impegno, assiduo lavoro e tanta, tantissima umiltà, si è fatto le ossa per intraprendere nel 2020 anche la carriera da solista. La scrittura di nuovi brani ha partorito l’album ‘Linna’ uscito nel febbraio del 2021 e registrato assieme a Marco Masili alla chitarra, Andrea Loi al basso e il fido Maurizio Marras ancora una volta dietro ai tamburi. Con questa formazione il 13 maggio scorso si è esibito a Tønder, in Danimarca, come finalista del ‘Liet International European song festival’ dove hanno trovato spazio tredici pezzi di altrettanti artisti, cantati con idiomi “minori” europei come catalano, galiziano, corso, sami, frisian, tirolese, francoprovenzale ecc. Emanuele e la sua band con un’adrenalinica esibizione sono riusciti a coinvolgere e catturare la platea che ha voluto tributarli con il Premio del Pubblico per il brano ‘Genìa’, mentre la vincitrice assoluta è stata la cantante corsa Doria Ousset.

Un altro importante riconoscimento per l’ormai ventennale carriera del cantautore meanese, un vero e proprio zingaro della canzone, pronto sempre a nuove sperimentazioni e nuovi progetti, come se ogni traguardo fosse il punto dove resettare quanto fatto in precedenza e ripartire ancora, ma sempre con un ricco bagaglio di esperienza costruito su solide basi artistiche e umane, che fanno ben sperare per il futuro del rock sardo. Raramente, purtroppo, la musica moderna isolana è capace di fuggire dai soliti cliché, tenendosi contemporaneamente ben legata alle proprie radici e riuscire a volare per il mondo. Ecco, Emanuele Pintus sta dimostrando che tutto ciò non solo è auspicabile, ma anche concretamente possibile e questo riconoscimento internazionale ne è la prova più eloquente. Ad maiora.











