Una sfida nella sfida, quella di Alfonsina Strada, prima e unica donna nella storia ad aver corso al Giro d’Italia: la sua bella storia, contro ogni tipo di maschilismo sportivo, è raccontata da Simona Baldelli nel suo libro ‘Alfonsina e la strada‘, edito da Sellerio pochi mesi fa.
Il volume è stato presentato da Veronica Monti il 14 aprile a Sassari, alla Biblioteca Comunale di Piazza Tola, nel corso del secondo incontro del Festival Éntula organizzato in collaborazione con Sellerio, la Biblioteca Popolare dello Sport, la libreria Koinè di Sassari e la Fondazione Siotto di Cagliari, che ha ospitato la Baldelli ieri in occasione della IX Edizione di Musica e Storia. Durante la rassegna cagliaritana è stato inoltre portato in scena lo spettacolo ‘Perdifiato’, della compagnia Teatro Tabasco, di e con Michele Vargiu, con la regia di Laura Garau, dedicato alle gesta di Alfonsina Strada (raccontato qui da Giacomo Pisano).
Il romanzo traccia il ritratto di una donna caparbia e ribelle, che fin dalla più giovane età è stata disposta a fare scelte difficili e rischiose pur di raggiungere il suo sogno, quello di correre al Giro di Italia in un’epoca, quella del Ventennio, in cui le donne erano destinate, o meglio relegate, a ben altre attività domestiche e materne. La sua storia così moderna, a distanza di decenni, restituisce uno spaccato di vita nel quale le scelte di una donna furono capaci di sovvertire un ordine maschile strutturato e potente, portandola dalla povertà estrema della sua famiglia alla notorietà e i riconoscimenti, alcuni dei quali rifiutati perché provenienti da chi, come Mussolini, lei non volle mai onorare.

Simona Baldelli racconta con una scrittura appassionata e allo stesso tempo rigorosa una storia di fatica, riscatto, nella quale la vicenda personale di Alfonsina si intreccia con la Storia e gli avvenimenti di un’epoca difficile, nella quale il desiderio potente di una donna sportiva si scontra con gli ostacoli dei pregiudizi, superandoli come in una ripida salita di tappa. “Il libro – ha detto l’autrice nel corso dell’incontro – è nato dal bisogno di raccontare il tema del limite, della possibilità. Lo sport, in questo caso, è il luogo nel quale sfidare se stessi, nel quale l’essere umano riesce ad acquisire un millesimo di immortalità”.
Fu grazie alla sua determinazione che Alfonsina potè riscattarsi dai tempi duri di Fossamarcia nel bolognese, “un buco fradicio, zeppo di larve e zanzare“, in cui nacque nel 1891 da una famiglia poverissima, che non voleva lasciarla gareggiare e correre. Si sposò a 14 anni per allontanarsene e poter seguire il suo sogno, insieme al primo marito Luigi Strada, professore di matematica, a cui restò sempre legata mantendone il cognome anche dopo il secondo matrimonio.
Alfonsina Strada partecipò nel 1924 al Giro d’Italia grazie alla defezione di massa di numerosi atleti, attuata in segno di protesta verso gli organizzatori incapaci di garantire la copertura economica dell’evento per le squadre. In mancanza di atleti del calibro di Girardengo, Bottecchia e Brunero, per dare visibilità all’evento e coprire le spese garantendo un ritorno dagli sponsor, gli organizzatori decisero quindi di puntare sulla notizia di una donna ammessa alla competizione. Alfonsina fu tra i trenta atleti che completarono la gara, su novanta partecipanti, lungo un tracciato di oltre 3.000 chilometri che attraversava l’Italia. “Alfonsina è stata una pioniera – ha sottolineato la Baldelli – che ha combattuto la sua battaglia da sola. E come tutti i pionieri che si sono sentiti dare dei matti, ha avuto la costanza di non mollare per superare i limiti”.
Da lì la fama e i riconoscimenti, tra cui la stella d’oro ricevuta da D’Annunzio e la medaglia che la zarina Alessandra le appuntò al petto personalmente. Ma soprattutto, malgrado l’oblio nel quale Storia e giornalismo sportivo hanno cercato di relegarla, riemerge – attraverso le pagine della Baldelli – come esempio di determinazione e forza. Con la sua bicicletta, malgrado venisse osteggiata e definita “un diavolo in gonnella“, sfidò qualsiasi ostacolo “pensando l’impensabile“. Fu così che si ritrovò, trentatreenne, a partecipare in sella alla sua bici al Giro d’Italia. Prima e unica donna della storia ad aver compiuto l’impresa.

Simona Baldelli, nata a Pesaro ma romana di adozione, è autrice di numerosi romanzi. Il suo primo libro ‘Evelina e le fate‘ (2013), è stato finalista al Premio Italo Calvino e vincitore del Premio Letterario John Fante 2013.
Il Festival Éntula è organizzato dall’associazione culturale Lìberos con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna – Assessorato della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport e della Fondazione di Sardegna. Nei prossimi otto mesi sono in programma numerosi incontri che coinvolgeranno autori e autrici sardi e italiani, ospitati in città e paesi della Sardegna.










